Bossi, l’anti-Salvini? “La Lega deve conquistare la libertà del Nord, Roma più nemica di Bruxelles. Altro che via nazionale e Le Pen”

bossi tolkien

di STEFANIA PIAZZO –  Quante anime ha la Lega? Ma, soprattutto, quale Lega? Perché c’è quella di Salvini, che non rinnega l’alleanza con i nazionalisti della Le Pen. E non vuole sentirne parlare di Europa alla Merkel. Poi c’è quella della vecchia guardia, e degli antibossiani pentiti, che rimpiangono il vecchio Capo, che lo dice chiaramente: la Lega non sarà mai un partito nazionale. E spiega, Bossi, che il nemico è interno, non è l’Europa… Poi c’è Maroni che rilancia a Pontida il lombardoveneto, l’affinità elettiva di quel che resta di un progetto di macroregione. Infine c’è Calderoli che ribadisce: l’articolo 1 dello Statuto, l’indipendenza della Padania, quello nessuno lo tocca. Chiaro, no? Un magma interno mica male.

Di secessione, di Padania, parlarne con esplicita chiarezza,  a dirla tutta, c’è rimasto il Senatur.

Che dice: “Ho visto lo striscione che dice Italia di merda. Noi veniamo da un periodo difficile, la Lega non era più né carne e né pesce. Sembrava un anfibio. Spero che da questa Pontida abbia chiarito un po’ le cose, abbia chiarito quale deve essere la via”.

E aggiunge l’ex leader, in forma: “Io ho studiato in questi mesi, con molta attenzione, la Lega – aggiunge – . Era in un momento di grande confusione . Ma la Padania vive nel cuore e nella testa della gente, ed è difficile tirarla fuori. La potenza – ribadisce – è nascosta nella testa e nel cuore della gente del nord. La Lega sarà sempre pronta ad aiutare chi vuole conquistare la propria libertà nel proprio paese – conclude Bossi – . E’ fondamentale che il Nord conquisti la propria libertà”.

“La Lega non potrà mai diventare un partito nazionale. La parola d’ordine che mette in ginocchio lo Stato è: Padania libera. La Lega è stata fatta per la libertà del Nord dall’oppressione del centralismo italiano, non per altri motivi”.

Platealmente chiaro: tutto il resto, non ci interessa. Il nazionalismo non interessa, le ruspe non interessano, non bastano. Conta liberare il Nord. E poi, con un colpo di reni altra tuonata contro il mantra no euro: “Troppo spesso si sente parlare di uscire dall’euro, ma i fatti dicono che l’Italia si porta via 100 miliardi di euro e l’Europa due: chi è dunque il nemico? State attenti a tirare le conclusioni così”.  Va tutto bene? “A volte i dirigenti devono essere richiamati dai veri proprietari, i militanti”.

Insomma, le ha suonate al segretario, ai vertici: basta con il no euro, basta con la Le Pen, libera questo Nord e fai il tuo mestiere che è puntare all’indipendenza, all’autonomia. Fiscale. Quella che persino Parisi ha reclamato l’altro giorno alla sua convention. Ha parlato come avrebbe parlato un leghista, anni fa. E Salvini? Salvini risponde che non sarà mai servo dell’amico di Umberto (e Parisi) Berlusconi, e che non rinnegherà mai l’alleanza antieuropa con il Fronte Nazionale di Marine Le Pen.

Dalle trote agli anfibi, alla Lega in stato confusionale, a Roma più nemica di Bruxelles. Linguaggio da Mezzogiorno di fuoco. A Calderoli che richiama al dogma dell’indipendenismo a Maroni che rafforza l’asse con il Veneto. Altro che cazziatoni. Cosa bolle nella pentola della Lega?

 

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12 Comments

  1. Riccardo says:

    Il movimento ha iniziato a smarrire la propria anima quando, per acquisire voti, ha strizzato l’occhio alla destra in crisi di rappresentatività. Prima era il “né di destra né di sinistra”, poi il gruppo dirigente consapevole di avere il fiato corto per la clamorosa penuria di risultati, ha deciso di seguire gli argomenti orfani di movimento, quindi immigrazione ed euro. Fine. Il furto dei residui fiscali continua, la meridionalizzazione del pubblico impiego non si arresta, anzi, la questione settentrionale archiviata. Aveva ragione Oneto.

  2. Padano says:

    Il redde rationem arriverà nel ’19, dopo la fine del mandato di Draghi.

  3. Malgher says:

    Quale ruolo della “Lega” in questa situazione?
    Non voglio entrare nel merito delle possibili e probabili diatribe esistenti nel movimento, mi limito semplicemente ad affermare che il precedente gruppo “dirigente” ha perso e buttato alle ortiche grandi opportunità.
    Venire oggi a fare “vecchie” affermazioni, il sig. Bossi dovrebbe avere il buon gusto di fare silenzio visto il suo comportamento (da cagasotto) tenuto soprattutto al processo di Verona, significa pensare che i militanti non abbiano memoria.
    La razionalità, la storia e il comportamento dei dirigenti dicono che ci sono state grandi opportunità, rispetto alla “secessione”, che non sono state colte.
    Urlare “vecchi” slogan da parte di chi quegli slogan si è guardato bene dal cercare di metterli in pratica mi pare proprio un’indecenza!
    Il movimento si è limitato a scimmiottare ed esaltare alcuni comportamenti “infantili” e di apparente effetto mediatico, dimenticandosi di spingere, per farle conoscere, le idee che Miglio propugnava e attraverso le quali pensava di poter costruire una coscienza di popolo salvaguardando, in primis, la nostra identità.
    Identificarsi con un preciso e apparentemente delimitato territorio non è campanilismo spicciolo ne’ un discorso di lana caprina.
    La nascita della nazione “Italia” è stata, e voluta, da interessi massonici internazionali che ne hanno condizionato il suo sviluppo. I problemi che stiamo affrontando oggi non sono altro che il replicarsi dei problemi che da subito (fin dal 1861) si sono palesati.
    Falsi profeti e intellettualoidi prezzolati, al servizio del potere per convenienza, hanno manipolato la storia, predicato e cantato un’identità omogenea che nella realtà non è mai esistita anzi, più passa il tempo e più forti le dicotomie del territorio si acuiscono evidenziando i limiti di uno stato centralista che amministra e vessa il cittadino solo per i propri interessi di casta e dei poteri finanziari forti.
    Negare la nostra storia, quella delle identità-diversità comunali (quelle che volgarmente, dai predicatori venduti, sono chiamati campanilismi), è un’operazione bieca di “regime” che serve da un lato a salvaguardare lo status quo e dall’altro a salvaguardare i privilegi di pochi: dai boiardi di stato, i cosiddetti dirigenti (quelli strapagati ma inefficienti), ai politicanti nullafacenti e incapaci di fare gli interessi del cittadino.
    Un cittadino che ha il DIRITTO di poter decidere del proprio destino, per cui l’IDENTITA’ diventa l’elemento coagulante e fondamentale perché un “gruppo” possa decidere del proprio futuro.
    L’IDENTITA’ consiste nel modo d’essere di un popolo e le sue affinità, ovvero nel prodotto delle sue tradizioni, dei suoi costumi, della sua storia, della sua religione, della sua cultura. 
    L’IDENTITA’ è quando un gruppo di esseri umani decidono di “stare” insieme riconoscendosi attorno ad interessi omogenei.
    Scandalizzarsi del fatto di “mettere a nudo” le ipocrisie di uno “stato” che, attraverso la sua incapacità di governare e controllare il territorio, mette in risalto l’inefficienza dei politici nostrani, corrotti ed assurti a casta intoccabile producendo INEFFICENZA (negando risposte sacrosante al cittadino) è sinonimo di negazione della REALTA’.
    Affrontarla con disincanto significa prendere atto dello stato di fatto delle cose.
    Scardinare il CENTRALISMO quale elemento di disturbo per un reale cambiamento, vuol dire avere una visione concreta delle cose per poi proporre delle soluzioni valide che ci consentano di uscire dal pantano.
    Ad maiora.
    (se ti interessa: http://www.liberacompagniadellealpi.com/)

  4. Marco Green says:

    Pur non avendo nessuna nostalgia di Bossi, ammetto che comunque il suo intervento di ieri mi ha fatto piacere.

    Era giusto che qualcuno ricordasse come si doveva l’anno della dichiarazione d’indipendenza della Padania e ancora una volta, incredibilmente, c’è voluto il vecchio leader, malandato e quasi senza voce, per riportare l’anima della vecchia Lega, lontanissima dal freddo e anonimo contenitore di vuoti slogan legati al marketing elettorale del nuovo format lepenista.

    Al Bossi che ha scaldato i cuori dei vecchi militanti, facendogli urlare “Padania libera”, Salvini ha prontamente risposto, una volta salito sul palco, facendoli scatenare (si fa per dire) con il “No” al referendum di Renzi…

    • Castagno 12 says:

      IL VECCHIO LEADER HA SVENDUTO LA LEGA, L’HA NEUTRALIZZATA
      IL NUOVO LEADER,- figlio d’arte – DENUNCIA E PROMETTE,SAPENDO CHE NON PUO’ CONCLUDERE NIENTE.
      CONTINUANO LE REPLICHE DELLA “COMPAGNIA DELLA LEGA NORD”.
      I GRULLI SI ACCONTENTANO, MENTRE GLI STRANIERI ALLUNGANO LE MANI SULLE IMPRESE PADANE E CI OCCUPANO IL TERRITORIO
      I SOSTITUTI DELLA LEGA: NON PERVENUTI.
      IL GOVERNO MONDIALE SENTITAMENTE RINGRAZIA.

  5. luigi bandiera says:

    Dovremmo capire da questo bel articolo del perche’ un tempo in italìa (attuale stato) c’erano tanti statarelli. Del perche’ oggi ci sono un frakax di partitini, movimenti e asso…
    Siamo UNI e DIVISI: SU TUTTO..!!!
    Tranne che sul BALON…
    E lo chiamano popolo…
    E si fanno passare per patrioti…
    Uhuuu….

  6. giancarlo says:

    Del discorso di SALVINI a Pontida l’unica cosa che mi è piaciuta è stato quando ha parlato di una italia federata o federale. Vecchia storia, ma mai così attuale come oggi.
    Ho già commentato su questo giornale la mia idea di come far uscire l’italia dalle sabbie mobili in cui è entrata.
    L’idea è semplice e si potrebbe attuare domani mattina.
    Visto che Renzi sta sprecando a vuoto ( lui non lo ha ancora capito) la flessibilità che Bruxelles gli concede…e che il fiscal compact è cosa proibita per l’italia, pena il DEFAUT, l’italia, e così anche le varie regioni italiane, ad iniziare dal Nord e dal Veneto in primis…..è necessario che una alla volta le regioni d’italia diventino stati indipendenti, ( Roma decide così) ma federati tra essi costituendo la nuova italia federata o federale. La salvezza è sicura. Il Veneto domani mattina ha l’autorizzazione da Roma a ” scollarsi” dall’italia e diventare una regione indipendente ( in attesa di modificare la costituzione) dal punto di vista fiscale, burocratico e legislativo. In capo a pochi giorni si stabiliscono i cambiamenti epocali circa le tasse, i tempi burocratici per qualsiasi esigenza dei cittadini, si dimezza l’iva, si abbassano le tasse alle aziende in misura minima del 35%, l’irpef deve essere dimezzata etc…etc… in capo ad un anno o max due il Veneto schizza in alto con il suo PIL “cinese ” o forse più e l’italia sopperisce per 1, max 2 anni alla mancanza del residuo fiscale del Veneto. Il Pil Veneto diventerebbe 3-4 volte l’attuale, forse più ed attirerebbe investimenti da tutta Europa e dal Mondo. Molti giovani laureati andati all’estero potrebbero ritornare e dare una mano alle industrie lanciate al massimo……mi fermo perché non posso scrivere qui un programma economico di questa portata. Il Veneto, dal momento che riceverebbe il via libera alla propria indipendenza, firmerebbe a Roma e a Bruxelles l’impegno di destinare parte dei maggiori proventi fiscali in favore dell’italia per non meno di anni 10, poi basta. Successivamente a questa operazione, seguirebbe la Lombardia etc…etc….etc…etc…. Se restiamo uniti come ora e con l’apparato statale e castale…delle caste attuali siamo destinati a fallire tutti. Se dobbiamo ancora per anni aumentare il debito pubblico, almeno facciamolo intelligentemente destinandolo come investimento nelle regioni virtuose del Nord….alla fine anche il Sud si darebbe una mossa e tutto andrebbe a posto. Difficile ? Certo, ma non impossibile e comunque sono convineto che è l’unica strada da battere, perché cambiare l’italia, come dice SALVINI è impossibile. Prima si dovrebbero cambiare gli italiani, ma poiché non lo sono mai stati, ogni popolo italico rimane tale, la cosa pubblica è di nessuno ed il senso civico, morale, etico sono andati con il tempo a farsi benedire….voglio dire che gli italiani non sono migliori dei loro politici….ecco una soluzione che da ad ognuno il suo ma soprattutto la responsabilità di non dover chiedere più nulla a Roma, ma di sbattersi per il bene comune, regionale, indipendenza=responsabilità!!!!
    Alla fine le soddisfazioni arriverebbero e anche un certo cambiamento di mentalità italiota….che va combattuta prima ancora di cominciare un programma così ardito e coraggioso.
    Le macroregioni etc… che il Prof. Miglio ( che ho sempre ammirato) sosteneva essere la soluzione, oggi ritengo non lo siano più. L’omogeneità, le peculiarità, la storia, la cultura di ogni regione sono le premesse necessarie per attuare una simile politica di taglio netto con il passato dell’italia.
    Senza una cosa del genere, abbiamo voglia di uscire dal tunnel, ma ci rimarremmo quasi in eterno…….!!!
    WSM

  7. Milziade says:

    Io da ex leghista storico, adesso sono diventato un LEGHISTA RISTRETTO ovvero aspiro ad una Nazione confederata Friuli, Veneto e Trentino. Per me la Padania ormai è diventata una entità geografica fittizia e l’Italia una entità geografica solo un pò più grande.
    BASTA FARME CIAVAR DAI “CIAPACAREGHE” DELLA LEGA.
    .

  8. Max says:

    Ormai il treno della Indipendenza e della Secessione è passato. Non ci crede più nessuno. E i voti dei padani se li sono conquistati i 5 Stelle. La Lega è diventata un partito italiano come tutti gli altri. Non rappresenta più gli interessi della Padania (purtroppo). Si riparlerà di Indipendenza e Secessione solo tra 20/30 anni, quando saremo tutti in miseria dura.

  9. Venetian guy says:

    insomma, per i leghisti, tutto fa minestrone!

  10. lombardi-cerri says:

    L’idea della indipendenza è stata opera di intellettuali di tutto rispetto , Miglio in testa.
    Bossi, dall’alto della sua rozza ignoranza, per un po ha cavalcato questa idea per finire a fare scoperte che lo hanno costretto aricorrere a quel furbone di Berlusconi il quale gli ha sanato i debiti, ha comprato le Lega.
    E Salvini? Un povero ragazzo con lo stesso livello culturale di Bossi, ma con molto meno carisma.
    E la Lega ? Non essendoci più un Berlusconi a comprarla si sta rivolgendo sl Sud che ha in mano il potere e i soldi rapinati al Nord, sempre per venderla in compenso di un minicadreghino per se.

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