Bossi: “Riabilitato ma defenestrato”. Caro Umberto, quando scrivesti sul mio armadio “Je me souviens”…

Schermata 2019-08-07 alle 14.37.17di STEFANIA PIAZZO – E’ un altro partito, della Lega conserva un simbolo e un nome, tutto il resto è storia. Umberto Bossi ha accolto così infatti la sentenza della Cassazione sulla vicenda dei fondi del partito. “Non ho avuto conseguenze sul piano penale ma quei soldi li ho presi e lasciati nella cassa del partito. L’unico rammarico e’ che per questa vicenda, cavalcata da altri, sono stato defenestrato. Il partito, che era il mio partito, oggi e’ di altri. Mi sento dignitosamente riabilitato come politico e come uomo”. Così Bossi, secondo quanto riferisce il suo legale Domenico Sammarco, ha commentato la sentenza della Cassazione, che ha annullato senza rinvio – per prescrizione – la condanna in secondo grado nel procedimento per truffa sui rimborsi alla Lega.

Ma sono considerazioni che vanno oltre la vicenda giudiziaria. La sua epoca è finita quando nell’aprile 2012 diede le dimissioni. Non è senza responsabilità, responsabilità politiche, perché gli uomini di cui si circondò furono anche quelli che si occuparono della sua caduta.

Oggi chi vota Lega della Lega sa poco o nulla, non ha vissuto gli anni della prima vera forza antisistema in Parlamento. Oggi vive l’ideologia della ruspa su tutto, sui partiti, sulle persone, sui ruoli istituzionali.

La Lega di Bossi fu rivoluzionaria, eretica, moderna. Quella di oggi è un partito personale, che veleggia sfruttando tutto ciò che la mediaticità digitale offre per comprare il consenso con la propaganda. Ieri era una forza popolare, di popolo, oggi è populista. Ieri era indipendentista, tatticamente secessionista, fortemente federalista, devoluzionaria, oggi è reazionaria, tradizionalista, antieuropeista, avanguardista.

Nessuno è perfetto e Bossi non lo è mai stato, ma c’è un calibro di uomo che non si può ripetere. E Bossi non si ripete, si ricorda. La politica di oggi non fa più per lui, è diversa, parte da presupposti lontani e diversi. Diversi nel modo e negli obiettivi, e nei tempi.ieri era slow, oggi è all you can it. Verticista era lui come lo è oggi il segretario della Lega, certo però con un altro stile…

Quando il 17  maggio 2012 siglò l’accordo di cessata ostilità con la dirigenza del muovo corso, un sotterrate le armi con un patto che gli avrebbe consentito di avere un ruolo nobile e un sostegno per la sua malattia, scese nel mio ufficio, mi chiese un pennarello. E si mise a scrivere a grandi caratteri una frase su un armadio.

“Je me souviens”. E’ il motto del Quebec, provincia del Canada. E’ il richiamo degli indipendentisti. Vuol dire ricordo, significa non dimenticare. Bossi mi lasciò quel testamento, nel quotidiano che allora dirigevo, per dire a me e a chi fosse passato di lì, che qualunque cosa fosse accaduta, non si poteva dimenticare ciò che si era stati, cioè che si è. Ho le immagini di Bossi mentre scrive quel testamento politico, le scattai perché mi resi conto che stavo assistendo a qualcosa di epico e le conservo ovviamente nel mio privato, sono una memoria indelebile, gelosamente custodita. La Lega ora è di altri.

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5 Comments

  1. Roberto Colombo says:

    quando, in Lega, hanno fatto fuori noi: avete alzato le spalle; quando che la stessa cosa è capitata a voi: è finita la Lega.

    errore: la Lega va avanti, con o senza la signora Stefania Piazzo.

  2. Mario says:

    Ci sono molte cose da chiarire perché forse non e’ un caso che tutti nel 2011 sono scoppiati tre scandali insieme quello delle cene eleganti per Berlusconi,quello della casa di Montecarlo per Fini e lo scandalo dei rimborsi nella Lega, e’ un caso oppure erano tutti osservati da vicino e si voleva far uscire notizie per screditare avversari quando faceva comodo?Guarda caso dei tre scandali solo un leader e’ ancora in carica,spero che un magistrato indaghi davvero anche sui retroscena dei fatti non solo sulle cose piu’ evidenti,se ne parla anche su twitter @renzobossi

  3. caterina says:

    Bello! GRAZIE, Stefania Piazzo… di avercene resi partecipi…un ricordo e un’emozione anche per noi che leggiamo…

  4. Riccardo Pozzi says:

    Giù il cappello alla giornalista, un abbraccio alla persona.

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