ELEZIONI: LEGA IN GRANDE AFFANNO. PER TOSI E’ UN ORPELLO

di GIANCARLO PERINA

È scattato il countdown per le amministrative e le ramazze non sono bastate a spazzare via i timori della Lega Nord. Si rincorrono i sondaggi che fanno impallidire i “lumbard”, tramortiti dalle vicende giudiziarie, dall’assalto serrato dei grillini sui loro stessi territori e dalle nuove formazioni indipendentiste che avranno loro liste in corsa. Il terremoto che ha travolto il Carroccio e portato al passo indietro di Umberto Bossi (fischiato anche a Thiene) rischia di costare caro ai leghisti e rallentare il passo al nuovo corso. Lo stesso Roberto Maroni ha ammesso che il movimento potrebbe scontare alle urne gli scandali sul tesoriere Belsito & Family e gli imbarazzi sui lingotti d’oro e i diamanti. Nonchè il coinvolgimento nell’inchiesta napoletana su Finmeccanica: “Quello che è successo, questa campagna mediatica, ci penalizzerà – ha detto Maroni- ma confido che la presenza e la forza di molti candidati sappia e possa farci recuperare consenso. Certo – ha aggiunto l’ex ministro – ci sarà una penalizzazione, ma siamo ansiosi di recuperare il consenso”. E per recuperare il consenso i leghisti rispolverano le armi di sempre, ormai trite e da sempre rimaste col colpo in canna: presenza sul territorio, campagna elettorale palmo a palmo per non lasciare nulla di intentato prima di domenica 6 maggio. Con l’incognita di presentarsi per la prima volta alle urne senza Bossi leader ufficiale del partito (anche se leader ufficioso lo è ancora, come lui stesso ha fatto capire), peraltro ridimensionato dalle vicende che hanno colpito la famiglia e i suoi fedelissimi. Si teme dunque la “debacle” della corsa solitaria che vede la Lega divisa dal Pdl in buona parte dei comuni in cui si vota. Una mossa strategica nata all’indomani della formazione del governo Monti per tentare di rosicchiare consenso ai berluscones, che oggi però, dopo la bufera, potrebbe rivelarsi un boomerang.

Intanto si pensa al primo turno, nel timore che l’appuntamento elettorale possa determinare un punto di non ritorno in casa leghista. Sono lontani i tempi in cui si puntava a fare il pieno di voti nel nord camminando proprio sulle macerie del Popolo della Libertà fedele al governo Monti. Ora la situazione si è rovesciata e regna il timore che possa essere qualcun’altro a rastrellare i voti di pidiellini e leghisti delusi. Il nome che rimbalza di bocca in bocca, a Montecitorio come in via Bellerio, è ovviamente quello di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 stelle. Del resto lo stesso Grillo mostra di esserne consapevole, cavalca l’onda del terremoto leghista e strizza l’occhio agli elettori padani, evitando di affondare il coltello con il malconcio leader lombardo. Inoltre, i sondaggi confermano i timori di via Bellerio e vedono il Carroccio in caduta libera a vantaggio dei grillini. In tutto il Nord potrebbe ripetersi quanto già accaduto in Val di Susa, dove i consensi della Lega sono stati progressivamente rosicchiati dal graffiante Movimento 5 stelle. Altri consensi possono essere rosicchiati da formazioni indipendentiste come “Veneto Stato”, “Unione Padana” ed altre sigle che da tempo cercano di presentarsi come alternativa alla Lega Nord. Il Carroccio guarda con trepidazione alla Lombardia, dove batte il cuore pulsante del movimento e dove la Lega rischia di perdere Como, Monza, Crema e molte altre amministrazioni. Sono ben 126 i comuni lombardi che vanno al voto, nell’hinterland milanese, ma anche in Brianza e nel varesotto. Amministrazioni in apparenza minori, ma roccaforte del credo leghista, dove una debacle suonerebbe come un tramonto funereo.

In Veneto, invece, i leghisti guardano con certezza alla vittoria di Flavio Tosi, che dopo mesi di battaglie e di testa a testa con il Senatur è riuscito a portare a casa le liste civiche con il suo nome e qualche bel tricolore stampato sopra. Ma anche qui, l’eventuale successo del borgomastro più amato d’Italia sarebbe visto dai più col fumo negli occhi: «la vittoria è sua, la Lega è solo un orpello», ripetono in tanti nel fortino di via Bellerio. Eppure, sarebbe un’affermazione simbolo per i “rinnovatori” guidati da Maroni, che flirta alla grande con Tosi. Sempre in Veneto è poi aperta la partita di Cittadella, Belluno, Vigonza, Conegliano, Jesolo, Thiene, senza dimenticare i comuni minori. Mentre in Piemonte il Carroccio tenterà di spuntarla a Cuneo, Alessandria ed Asti. In Liguria la strada appare tutta in salita per Edoardo Rixi, chiamato a vestire la divisa del Carroccio proprio in quella Genova da cui arrivava l’ex tesoriere Francesco Belsito. In Emilia Romagna continua a far gola un comune strategico come quello di Piacenza (casa di Pier Luigi Bersani), dove per i “lumbard” corre Massimo Polledri, mentre a Parma ritenta l’impresa Andrea Zorandi, che provò a spuntarla già alle amministrative del 2007. Bossi e Maroni, tra un comizio e l’altro- non senza contestazioni e con poche centinaia di persone presenti – battono il territorio tentando di riconquistare la fiducia di un elettorato provato dalla crisi e deluso da un partito che si professava diverso ma che è ampiamento finito nel calderone del “magna magna” roman-italico.

Un territorio dove si avvertono i morsi della crisi e dove monta la rabbia per un partito che sembra aver smarrito la propria identità.

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4 Comments

  1. gigi ragagnin says:

    è un caso di doppia nemesi. speriamo che faccia piazza pulita.

  2. sciadurel says:

    spero in una sonora bastonata per la ex LN

  3. Lucafly says:

    Mi auguro che con queste amministrative si celebri il funerale della lega nord e del suo capo,un imbroglione,
    mentitore e sopprattutto un TRADITORE DELLA PEGGIOR SPECIE.
    ma si sa la mamma degli imbecilli e sempre incinta…..
    Amen
    ,

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