Bossi di seppia. Gramellini sul Corriere della Sera

bossiRassegna stampa

di MASSIMO GRAMELLINI – Un solo leghista è rimasto dentro l’aula di Montecitorio durante il discorso del presidente Mattarella sui sessant’anni, portati malissimo, dell’Europa. “Sempre meglio ascoltare quello che viene detto” ha sentenziato il Bossi, che col passare degli anni sta assumendo i toni e persino un po’ l’aspetto dello Yoda di Guerre Stellari. Ma sarebbe troppo facile attribuire il suo galateo istituzionale all’incedere dell’età che, secondo un frusto luogo comune, renderebbe pompieri anche i più spregiudicati incendiari. Il vecchio Bossi in cravatta che commemora Bruxelles padrona è identico al giovane Bossi in canotta che sbraitava contro Roma ladrona. Quel Bossi teorizzò l’Europa delle Patrie: una confederazione di province autonome, dalla Padania alla Catalogna, che dovevano sorgere sulle ceneri degli Stati nazionali. Certo, la sua priorità era sganciare il Nord dal resto d’Italia. Ma per ormeggiarlo all’Europa, tanto che qualcuno lo accusò di essere al soldo dei tedeschi. Venticinque anni dopo, non ha cambiato idea. A differenza della Lega da lui fondata, protagonista di una delle capriole più spericolate della storia. Nel silenzio distratto di tanti, Salvini ha stravolto completamente il Dna del Carroccio, trasformando un movimento federalista ed europeista in un partito nazionalista di estrema destra. Da Miglio alla Le Pen è come passare dalla zona al catenaccio, ma non è detto che aiuti a vincere. Il leghista rimasto ad ascoltare Mattarella non era il solo. Era l’unico. E forse anche l’ultimo, oltre che il primo.

http://www.corriere.it/caffe-gramellini/17_marzo_22/bossi-seppia-437043c0-0f41-11e7-b19a-5283fae0a63e.shtml

Print Friendly

Related Posts

4 Comments

  1. Marco Green says:

    Evidentemente Gramellini se ne esce con un articolo così intellettualmente onesto solo perchè ora Bossi conta politicamente poco e gli fa comodo per attaccare la Lega lepenista.

    La malafede dei pennivendoli di regime si dimostra, per riflesso, anche in questo modo.
    Ora finalmente salta fuori che quella per cui si batteva la Lega era una sincera e nobile battaglia per il federalismo e la libertà dei nostri popoli, per la Padania, altro che razzismo, localismo da pancia piena e analfabetismo istituzionale…

    Capito?
    Sapevamo “giocare a zona” in modo vincente, come solo le grandi squadre di calcio sanno fare (certo, le metafore calcistiche hanno stufato ma i ruffiani di Renzi si adeguano al capo, che ogni due frasi ne mette dentro una).

    Comunque tutto vero: la nobiltà del federalismo e la sincera difesa dei NOSTRI popoli contro il neocentralismo e neofascismo dei lepenisti all’italiona.
    Non c’è confronto.

  2. Paolo says:

    Bossi parla bene ma quando erano al governo e per parecchi anni, hanno fatto ben poco. Anche la burocrazia è rimasta tale e quale, evidentemente a Roma c’erano le sirene ammaliatrici (quelle di Ulisse) e che facevano dimenticare loro cosa dovevano fare là!

  3. Riccardo Pozzi says:

    Da uno dei giornalisti più spocchiosamente presuntuosi del panorama mediatico italiano arriva l’articolo più leghista della stagione.
    Segno di tempi.
    Duri.

Leave a Comment