Bossi: “Mi ricandido. Se no tiriamo fuori i fucili”

di REDAZIONE

Sparire mai. Sparare forse. In questa campagna elettorale in cui il passato si è ripreso la scena, ecco che rispunta anche lui, il Senatùr. Se da una parte del campo Bersani è già pronto e dall’altra Berlusconi è impegnato in un interminabile riscaldamento, anche Umberto Bossi avvisa tutti: se il gioco si fa duro, volete che un celodurista come me si faccia indietro? E per far capire che fa sul serio, rispolvera quei fucili che già più volte aveva agitato dal palco dei suoi comizi. Più che un ritorno al futuro, la politica sembra in partenza verso il passato.

Roma? A un tiro di schioppo  

Anche Bossi si candiderà alle prossime elezioni. Certo, non come leader dei leghisti – che nell’estate scorsa hanno spazzato via a colpi di ramazza il suo nome dalla targhetta di segretario federale – ma come parlamentare. Lo ha confermato lo stesso Senatùr ai giornalisti nei corridoi di Montecitorio, «a meno che la Lega decida di non venire più a Roma e passare a mezzi più espliciti, più rumorosi». Ovvero? «Tirare fuori i fucili e raggiungere la forza nelle regioni del Nord». Boom. E certo, perché il porto d’armi padano non è mai scaduto. Sono anni che «Roma ladrona» viene tenuta dal Senatùr e dalla Lega a debita distanza. Pur essendo sempre «a un tiro di schioppo».

Corsi e ricorsi  

Già nel 1993 il giovane Bossi ricordava a tutti che «le pallottole costano solo 300 lire», ma quella dei fucili è una storia recente. Era il 2007, Passo San Marco, provincia di Bergamo. L’allora leader indiscusso della Lega avvertì il governo: «I lombardi non hanno mai tirato fuori i fucili, ma per farlo c’è sempre una prima volta». Seguirono aspre polemiche, ma nell’aprile dell’anno successivo, stessa minaccia, stessa arma. «I fucili sono sempre caldi» avvertì il Senatùr, aggiungendo che oltre alle armi, il Nord disponeva addirittura di un esercito: «Abbiamo trecentomila uomini, trecentomila martiri pronti a battersi». Trecentomila? «Non scherziamo… Mica siamo quattro gatti. Credete che avremmo difficoltà a trovare gli uomini? Verrebbero giù dalle montagne». Poi ci fu la fase con la Lega di governo, in versione pacifista («Per i fucili c’è tempo», disse il ministro Bossi a un militante nel 2010), ma non troppo («Se vai a tagliare la Provincia di Bergamo, quei bergamaschi prendono i fucili» agosto 2011), fino all’esplicito ritorno alla lotta nell’estate scorsa: «Monti deve stare attento, i fucili li facciamo al Nord…». Oggi la nuova minaccia. O forse l’ennesima sparata.

di marco.bresolin@lastampa.it  – FONTE ORIGINALE: www.lastampa.it

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3 Comments

  1. Libertario says:

    Poverino mi fa PENA.

  2. Libertario says:

    Sinceramente mi fa PENA.

  3. giorgio lidonato says:

    Che misera fine ha fatto. Si ricandida, dimostrando che le cariche politiche servono solo a soddisfare il parassitismo.
    Taci e paga chi ti ha fatto ridere dietro, somaro padano.

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