Borghi, ritratto dell’economista della Lega. Uno che su twitter rimuove i commenti di Stagnaro

di Cristina Giudici borghi euro

Borghi Aquilini Claudio, ex fattorino, ex agente di cambio, ex broker, ex manager della Deutsche Bank, ex docente a contratto di Economia e mercato dell’arte all’Università Cattolica, dove è stato studente serale, è diventato il responsabile del dipartimento economico della Lega 3.0 di Matteo Salvini. Senza mai essere passato da un gazebo e per giunta privo del pedigree leghista. E’ stato lui ad accreditare il leader del Carroccio presso le fluttuanti masse del popolo no euro. In cambio Salvini lo ha sottratto a un’incerta carriera universitaria a contratto. Gli autonomisti ortodossi bofonchiano, lo accusano di essere comunista e/o fascista (ma va di moda, dài) e di essere macchiato dal peccato inemendabile, per un padano: il nazionalismo. Lui incassa, con fair play. “Non si può piacere a tutti. Con la crisi, nord e sud sono sulla stessa barca. Bisogna recuperare la sovranità monetaria per l’Italia intera”, spiega al Foglio. Tradotto: “O si fa la rivoluzione monetaria o si muore, altro che federalismo”.

 

Liaison con Matteo Salvini. L’attrazione fatale nasce nel luglio del 2013, quando Claudio Borghi, in trincea nel movimento euroscettico, riceve una telefonata nel cuore della notte. Il Capitano, così è stato ribattezzato dai suoi Matteo Salvini, per non usurpare l’appellativo del Capo, l’Umberto, gli chiede di incontrarlo per spiegargli “queste strane idee sull’euro”. Il giorno dopo Borghi gli fa una lectio magistralis. Salvini, entusiasta, ripone sul comodino il suo precedente libro-manifesto, “Il sacco del nord” di Luca Ricolfi, e adotta la nuova bibbia degli euroscettici: “Il tramonto dell’euro” (di Alberto Bagnai). E così l’esperto di intermediazione bancaria, mercante d’arte per hobby, diventa una specie di Paolo Becchi, il demagogico intellettuale di riferimento di Beppe Grillo, della Lega nord. Dopo l’incontro con il leader del post padano, su Twitter scrive un’ironica citazione del film Matrix: “Ho dato la pillola rossa (quella del risveglio dal mondo illusorio) a un uomo importante”.

 

Autobiografia. Classe 1970, barba rada come Salvini, ma brizzolata, immortalato dai suoi fan con bracciale di cuoio con l’immagine della vecchia lira (no foto nude look finora, però), Claudio Borghi Aquilini, è un lombardo doc. Nato a Milano da genitori milanesi e rami ascendenti sui rami del Lago di Como (gli Aquilini), di Pogliano Milanese e di San Colombano al Lambro. Padre impiegato alla Pirelli, madre casalinga (nella sua autobiografia con la C maiuscola) cresce a Carnate (Monza & Brianza). Liceo scientifico Banfi a Vimercate (sicurezza briantea), preferisce le ragazze allo studio. Gaudente. Sport adolescenziali di nicchia: tiro con l’arco, baseball, scacchi, tornei di Risiko. Entra nella City meneghina come fattorino, nel 1990. La sua aspirazione nasce davanti alla scrivania del padre. Da piccolo gli dicono: “Con cento azioni puoi comprarti tutta la scrivania del papà”.  In quel momento decide che da grande vuole lavorare in Borsa. “Volevo la scrivania del papà”. Iscritto a Scienze economiche bancarie alla Cattolica, frequenta di sera e di giorno, è l’uomo tuttofare in uno studio di un agente di cambi, mentre nel weekend si diverte alla sezione giovanile del Rotary club. Primo acquisto in Borsa: diecimila warrant Magneti Marelli. Mancano molti anni per diventare un profeta di sventura dell’euro, ma nel frattempo studia i nefasti derivati e i future. A 28 anni gestisce un hedge fund a Lugano, a 29 sposa Giorgia Fantin, oggi wedding planner, bionda con fisico da pin up. Padovana, aspira a diventare la Benedetta Parodi degli eventi matrimoniali. Due libri: “Matrimonio da sogno” (Valentina edizioni) e “Donne con un diavolo per capello” (stessa editrice). Sottotitolo: “Come sopravvivere alle crisi di nervi di ogni giorno, mantenendo messa in piega e bon ton”.

A 30 anni, Claudio Borghi, si laurea e trova lavoro alla Deutsche Bank. Come manager, vende azioni italiane per i tedeschi che poi diventeranno il suo bersaglio mobile nel tiro con l’arco nei talk-show, dove oggi è diventato un ospite fisso. Due figli, Livia (11 anni) e Flavio (10), che oggi quando torna da scuola gli dice: “Papà, sono triste. In classe sono l’unico a essere contro l’euro”. Dopo vent’anni nella finanza, ha messo da parte un gruzzoletto (in euri, mica in bitcoin) che gli permette di programmare il ritiro dalla City milanese, a soli 38 anni. Nel 2008, giusto in tempo per non essere travolto dalla bolla finanziaria, comincia a flirtare con la politica. Alla vigilia del terremoto globale insegna come docente a contratto in Cattolica. Scrive anche editoriali di economia sul Giornale, che all’inizio non sono contro l’euro o a favore della lira o dell’aumento dell’inflazione, anzi. “Mi sono risvegliato nell’estate del 2011”, spiega a chi gli rinfaccia di aver cambiato approccio economico. “Dopo la crisi in Grecia”. Nel 2013 diventa un capofila del movimento no euro sui social network e si batte coraggiosamente contro tutti i liberisti, che gli segnalano le incongruenze del suo pensiero sull’uscita dall’euro. (Incalzato su Twitter da Carlo Stagnaro, lo defolloua).

 

In camper con Matteo, divulga la summa del suo pensiero economico. Nel tour europeo del maggio scorso per le europee, gira la Padania a bordo con il Capitano della Lega. E scrive il suo pamphlet, “Basta euro”, commissionato da Salvini. Il manuale diventa quasi un bestseller: viene scaricato da centomila persone, ma lui viene trombato: prende 2.851 voti. Il 15 maggio scorso, a Legnano, arringa i piccoli imprenditori. Sintesi del suo pensiero: l’Italia aveva un’economia bipolare, arretratezza al sud, eccellenza al nord. Camminava con una zampa sola, ma aveva uno zaino leggero, la lira. E poteva essere sia competitiva sia pagare le tasse per tutti. Poi è arrivata la moneta unica e lo zaino è diventato pesante per tutti. I numeri economici sono la somma dei nostri comportamenti quotidiani. Se oggi compriamo frigoriferi e telefoni coreani a prezzi competitivi, è perché la Corea ha svalutato la sua moneta “e si fa i cazzi suoi” (parole sue), e le aziende italiane chiudono e i disoccupati crescono. Perciò abbiamo solo due opzioni: uscire dall’euro e svalutare la lira o finire in miseria. “Un giorno ripenseremo a questa fase economica e capiremo di essere stati dei kamikaze. Oggi siamo come i soldati che andarono in Russia. Erano eroi, ma destinati a morire. Dobbiamo tornare a essere padroni a casa nostra della nostra moneta”. E’ la sua filosofia economica che permette a Salvini di andare in televisione a dire che la Germania sta facendo all’Italia ciò che il nazismo ha fatto con le bombe e i carri armati.

 

Collezionista a tempo perso di arte astratta, il Claudio Becchi della Lega ha molte passioni, fra cui anche quella per il Palio di Siena (Nobile Contrada dell’Aquila). La più ossessiva: l’arte astratta. Grazie al suo lavoro negli anni buoni ha preso casa vicino a piazza Duomo ed è diventato collezionista d’arte. Nel 2013 ha scritto un libro “Investire nell’arte. Il nuovo oro: come salvare i propri risparmi dalla crisi” (Sperling & Kupfer). Ultimo acquisto: Nicola Carrino. Ultima vendita: Gerard Schneider. Lui dice che è un appassionato, che vende solo agli amici perché considera un delitto tenere un quadro in cantina e di non essere un collezionista bulimico. Come un croutier, insomma, rivisitazione moderna dei rigattieri parigini. Su Twitter ha anche raccontato come si truffano gli acquirenti per far crescere il prezzo di un quadro. Nel 2013, quando ancora non aveva trovato un ingaggio politico, cinguettava con sarcasmo corsaro: “Io potrei mettere in vendita un quadro di Teomondo Scrofalo (l’immaginario pittore kitsch creato da Ezio Greggio a Drive in). Poi me lo ricompro contendendomelo con un complice a un prezzo da paura”. Un gioco per dimostrare ai suoi follower come funziona il mercato. E infatti sul suo sito si è inventato persino lo storytelling: “Un quadro al giorno”. Nel salotto di casa, vicino all’albero di Natale ha appeso il quadro di uno dei suoi pittori preferiti: “La Spirale” di Roberto Crippa, pittore brianzolo, che fu spazialista con Lucio Fontana.

Social network. Veloce, lo usa con abilità, passa il tempo a incassare applausi e difendersi dai suoi avversari, infilandoci ogni tanto qualche dissertazione sull’arte. “Prof, ho sentito che la Lega va forte nei sondaggi in Tanzania”, scrive qualcuno per evocare lo scandalo finanziario sui soldi sottratti dall’ex tesoriere Francesco Belsito. Risposta: “Salvini è segretario da dicembre scorso, io responsabile economico da un mese, veda lei”. “Visto che vi alleate a Casa Pound, almeno leggetelo Ezra Pound”. E ancora: “Prof, ma se usciamo dall’euro, che facciamo entriamo nel rublo?”. Quando Matteo Salvini si spoglia e si fa fotografare a petto nudo e villoso per la copertina del popolare rotocalco Oggi, lui gareggia con una fotografia postata su Facebook che lo ritrae al Palio di Siena con Uma Thurman.

 

Politica. Sintesi della sua analisi. Berlusconi è stato licenziato perché non era affidabile per l’Europa, Monti è stato il cameriere della Merkel e ha regalato all’Europa 50 miliardi per il Fondo salva stati. Matteo Renzi è una controfigura di Monti. Convinzione: nel 2015 si andrà alle urne e la Lega farà una sorpresa a tutti. Alleanze? Con chiunque segua la Lega: “Non si può dire sono un po’ contrario all’euro. O si sta fuori o si sta dentro”. Prossimo appuntamento per capire l’indice di gradimento del Becchi della Lega: il 13 dicembre, a Milano, meeting sulla flat tax, l’imposta unica, con Alvin Rabushka, teorico americano dell’aliquota unica. Borghi ipotizza l’uscita dall’euro con una legge. In un’intervista ha descritto il suo scenario: “Si potrebbe farla a fine anno, chiudere le banche per evitare che i correntisti vadano a ritirare i loro risparmi, riaprire le banche con l’anno nuovo e la lira. Anno nuovo, lira nuova. Spericolato. Giancarlo Giorgetti, considerato da sempre, a torto o a ragione, l’eminenza grigia e la testa economica della Lega, non gradisce. Ma lui va avanti, nei talk-show va alla lavagna per disegnare la sua lotta contro il “partito unico dell’euro”, il Pude. E racconta sempre la stessa storia. C’era una volta un re che disse alla sua serva: “Raccontami una storia”, e la serva cominciò: “C’era una volta un re che disse alla sua serva…”. (Ilfoglio.it)

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7 Comments

  1. Costantino De Blasi says:

    Complimenti sinceri all’autrice. Ironico, piaceole ed esaustivo

  2. gl lombardi-cerri says:

    A qualcuno non passa per la mente che in Europa (esclusa la Svizzera) e in Italia in misura abnorme , la democrazia è praticamente inesistente, cancellata da una schiera di burocrati e di politici che misarono a garantirsi potere crescente e guadagni crescenti ?
    Qualunque tipo di proposta di modifica della struttura statale è pertanto destinata ad essere cancellata strada facendo perchè nessuno degli appartenenti al potere accettarà di essere cancellato.

  3. luigi bandiera says:

    Claudio l’e’ forte da come le sa raccontare. Resta il fatto che bisognera’ verificare si ha o avra’ ragione, ma dopo e dopo potrebbe essere POSITIVO ma anche NEGATIVO..!

    Siamo messi tanto male che adesso andare con uno o con l’altro potrebbe voler dire anche MORIRE tout court. Nel senso politico.

    E va ben ripetiamoci ancora: ad oggi non vedo un leader tale da portarci di la’ del Mar Rosso..!!!
    Non vedo un Nessuno (‘sta volta c’entra Ulisse) che libera l’ITACA NOSTRA.
    Appunto: chi l’e’ stato ad accecarti..??

    NESSUNO..!!

    E NESSUNO SI VEDE ALL’ORIZZONTE, con o senza e Lira e Euro.

    Una cosa e’ certa: bisogna fermare questi komunisti al potere perche’ ci stanno SVENDENDO e ai LADRI e agli INVASORI..!!

    Pensate la gioia dei ladri che ti entrano in casa e non li puoi nemmeno salutare perche’ se si offendono per il tono usato FINISCI IN GALERA..!!!!

    Altro che Claudio Borghi Aquilini…

    IL NEMIKO E’ DA UN’ALTRA PARTE..!!!

    Si si, non ci siamo proprio..!

    An salam

  4. Dan says:

    Un altro per cui la soluzione è solo farsi la propria moneta e stampare come non ci fosse un domani.
    Ma questo “esperto di economia” la conosce la storia dello zimbabwe, della sua iper inflazione e del contestuale ritiro dal mercato della valuta con immediata sostituzione di una nuova versione ripulita di volta in volta di nove/quindici zeri ?
    Piuttosto di darsi alle metafore sugli zoppi con lo zaino, quali soluzioni concrete prevede al fine di ridurre la spesa pubblica ? O conta semplicemente di sostituire le teste di legno sulle rispettive poltrone come fa adesso Renzi ?

  5. Paolo says:

    Se fosse tutto così semplice! L’ indipendenza e il federalismo l’ hanno messo da parte, ora si concentrano su cose che mai potranno realizzare e così passano il tempo.

  6. gl lombardi-cerri says:

    Credo che sia utile evidenziare alcuni punti.
    Consiglio di leggere una sintetica storia
    http://www.roger99.com/download/Kit_demo_1.pdf1.-
    da cui si evidenzia che l’Italia , dopo svalutazioni a catena nel tentativo disperato di evitare il taglio delle spese statali inutili , entra nell’area euro nella speranza ( sciocca) che qualcuno in Europa ci pagasse almeno in parte , il debito pubblico.
    Visto che il tentativo è fallito si è ripresa la soluzione della svalutazione , uscendo dall’euro.
    Tutto questo pur di non toccare la struttura dello Stato.
    Chi propugna l’uscita dall’euro “costi quello che costi” o non capisce niente di finanza o è uno che attende l’uscita per speculare al ribasso con conseguenti lauti guadagni personali.

    • Dan says:

      “entra nell’area euro nella speranza ( sciocca) che qualcuno in Europa ci pagasse almeno in parte , il debito pubblico”

      A me sembra che questa cosa l’hanno pensata un po’ tutti quanti gli stati, chi più chi meno.
      A distanza di dodici anni dall’introduzione dell’euro avremmo dovuto avere un’armonizzazione di regole e sistemi di gestione invece le cazzate come le dimensioni delle zucchine e le oliere senza rabbocco sono arrivate ma la roba che conta non s’è vista. Basti pensare che tutt’ora ogni stato europeo ha un suo personalissimo sistema di calcolo del proprio debito pubblico (se la germania facesse i conti al nostro stesso modo il suo debito sarebbe quota +270% rispetto il pil).
      L’euro alla fine si sta rivelando una gigantesca truffa finanziaria atta a creare una garanzia finanziaria contro i debiti dei singoli stati che semplicemente non esiste.
      Un truffatore s’inventa una fideiussione falsa per farsi aprire una linea di mutuo, gli stati si sono inventati l’euro

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