Boom di pensionati al lavoro, l’anomalia dell’Italia

di MAFALDA SASSOLUNGO disoccupati_europa

In Italia non aumentano solo i senza lavoro, ma anche i pensionati che continuano a lavorare. Secondo l’Istat, infatti, tra il 2007 e il 2012 i pensionati oltre i 60 anni che ancora lavorano sono aumentati di 556mila unità raggiungendo quota 1.976.810 (sui 16,1 milioni contabilizzati dall’Inps nel 2012).Nella maggior parte dei casi si tratterebbe di lavoratori che hanno più di 60 anni (315mila unità, +3% sul 2007) mentre 241mila (+12,6%) hanno un’età compresa tra i 60 e i 64 anni. In sostanza nel 2012 un pensionato su tre (27,7%), tra quelli nella fascia 60-64 anni, ha scelto di rimanere nel mondo del lavoro.

Se i giovani portano i nonni al lavoro

L’Istat però non dice se – dato l’innalzamento forzoso dell’età pensionabile (lo vuole l’Europa!) – si tratta invece di lavoratori che avendo raggiunto l’età contributiva prima di vedersi pagata la pensione dovrebbero attendere di raggiungere quella anagrafica. E chi andrebbe in pensione senza pensione? E non sono pochi i lavoratori in questa situazione. Che certo stanno sempre meglio dei disoccupati (visto che loro un lavoro ce l’hanno e possono permettersi di continuare a farlo), ma allo stesso tempo non possono permettersi di lasciarlo perché altrimenti non saprebbero di che vivere magari per anni. Assurdo. Tanto che si potrebbe inventare una nuova professione: quella dei giovani senza lavoro che portano a lavorare i nonni!

Piena recessione e disoccupazione, più pensionati al lavoro

Ma questa è solo una delle tante anomalie italiane. Come è anomalo il fatto che comunque chi potrebbe andare in pensione possa non andarci per accumulare reddito a scapito di giovani e meno giovani che disperatamente cercano un’occupazione. Secondo l’Istat il numero dei pensionati che continuano a lavorare aumentano con l’aumento dello stipendio: il 10,2% dei pensionati over 60 appartengono alla classe di reddito tra i 500 e i 2mila euro al mese; il 13,5% sono quelli con redditi tra 2 e 3mila euro al mese; il 23,9% (più di 1 ogni 4) coloro che stanno sopra i 3mila euro al mese. Il tutto, ovviamente, senza considerare i pensionati che lavorano in nero. Come a dire chi più ne ha più ne vuole, con l’avallo dello Stato, che probabilmente pensa solo a rimpinguare le disastrate casse dell’Istituto previdenziale. E allora è lecito chiedersi come sia possibile che in un Paese in recessione, con il più alto tasso di disoccupazione di sempre, possa permettersi di avere pensionati che continuano a lavorare. No comment.

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