Boom del Trentino-Sud Tirolo: occupazione +7,2% dal 2007 al 2012

di GIORGIO CALABRESI

La crisi occupazionale attraversa tutto il Paese con poche eccezioni: le grandi citta’ e soprattutto il Trentino e il Sud Tirolo. E’ quanto emerge dal bollettino periodico realizzato da Italia Lavoro, in base a dati Istat. Tra il 2007 e il 2012, infatti, nella Regione l’occupazione e’ salita del 7,2%. Per il presidente di Italia Lavoro, Paolo Reboani ”certamente si tratta di un tessuto produttivo solido, ma un fattore che puo’ avere avuto una certa importanza e’ il largo utilizzo che c’e’ in questa regione dell’apprendistato duale, nel quale l’apprendimento avviene sia on the job che nelle scuole professionali”. Inoltre, in questi anni di crisi l’occupazione sembra aver retto nelle grandi citta’, spiega sempre Italia Lavoro: ”A Roma (-0,8%), Torino (-0,7%) e Genova (-0,2%) la diminuzione e’ inferiore alla media nazionale (-1,9%). E solo a Napoli (-4,5%) il calo e’ superiore”.

Nel resto dell’Italia, invece, è buio fitto. Entro la fine di quest’anno i possibili nuovi esclusi dal mercato del lavoro potrebbero aumentare, rispetto al 2012, di quasi 520.000 unita’. Lo sostiene la Cgia di Mestre che ha sommato i disoccupati, i cassaintegrati a zero ore e gli scoraggiati in piu’ che alla fine di quest’anno avremo rispetto al 2012. Seppur privo di rigore statistico, questo studio permette, secondo la Cgia, di dimensionare la mole di persone che a vario titolo non possono contare su un posto di lavoro. Se alla fine del 2012 gli esclusi dal mercato del lavoro erano poco piu’ di 4.886.000, alla fine di quest’anno supereranno di poco i 5.405.800. Sono stime molto prudenziali, ricorda la Cgia, calcolate sulla base delle previsioni economiche realizzate in questi ultimi mesi da alcuni istituti economico/statistici che potrebbero essere aggiornate e riviste a breve.

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10 Comments

  1. Giorgio da Casteo says:

    I Sud Tirolesi sono quel che sono…anche per i loro PRIVILEGI, ma anche per il loro CORAGGIO !
    Nel 1959,in occasione del 150° anno della rivolta di Andreas Hofer, tutte le compagnie degli SCHUTZEN sfilarono a Innsbruk portando una grande corona di spine simbolo della divisione del Tirolo.
    I leader autonomisti dichiararono che il Popolo Tirolese era chiamato a combattere per la liberta’.La stessa alla quale avevano partecipato i loro padri nel 1809 contro “l’infame” francese.Alla sanguinosa rivolta che segui’ mise un freno, non l’italia …ma la Chiesa !
    Analisti… ripassatevi la storia. W San Marco

  2. Fluviale says:

    ma quali privilegi? Semplicemente hanno la possibilità di trattenere lì le proprie stesse tasse, spendendole bene e in settori lungimiranti (ricerca, istruzione, internazionalizzazione, tutela del paesaggio). Sono un modello per le altre regioni del nord, e si basano sugli stessi principi di Paesi alpini come Austria e Svizzera. Non chiedono un euro da Roma, anzi lasciano nella voragine romana circa il 20% delle loro tasse seppur autogestendosi molte competenze al posto dello Stato, quindi semmai è il contrario.

  3. Trasea Peto says:

    Molti italiani si stanno trasferendo in welsh e sud tirol. forse anche questa è una maniera come un altra per italianizzare quelle terre.
    Fanno benissimo i sud tirolesi ad imporre il tedesco.

    • Salice triestino says:

      Non è che lo impongono, lo difendono in quanto lingua di quell’area.

    • Tito Livio says:

      Forse perchè in quel luogo le cose funzionano in virtù dei PRIVILEGI accordati a quell’area, sai com’è quando muori di fame e non hai futuro cerchi un altro luogo dove vivere, altro che lingua.

    • Miki says:

      @ Trasea Peto: Dovrebbero aprire il fuoco. Nel Welsh come in Tirol: dal campo di concentramento “cultura taliana” non si esce.

    • Giancarlo says:

      Si scrive: Welsch- e Südtirol

      Se si vuole fare l’austro-ungarico politicamente corretto che perlomeno si scriva in modo anche graficamente corretto. Poi la notizia che molti italiani si stanno ecc. andava bene negli anni ’50-’60, un po’ meno ora. E come giustamente dice Salice triestino, il tedesco non lo impongono a nessuno, si limitano a difenderlo in quanto lingua di una minoranza. Poi andrebbe aggiunto che tale minoranza è quella meglio tutelata in Europa grazie al secondo pacchetto di autonomia approvato nel 1972 e grazie al fatto che oltre all’Austria dietro c’è la Germania, della serie: le misure contano. Non credo che gli sloveni del Friuli abbiano la stessa autonomia, anche se sulla carta più o meno godono delle stesse tutele.

  4. Dan says:

    “Seppur privo di rigore statistico”

    Chissà perchè le cose brutte, i calcoli veri che mettono in cattiva luce l’operato del sistema, finiscono sempre per avere qualcosa che li rende “invalidi” e quindi da non considerare.

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