BONI: IL SOSPETTO DI TANGENTI ALLA LEGA PER UN MILIONE DI EURO

di GIANMARCO LUCCHI

È un sistema che ricorda quello della Tangentopoli di vent’anni fa, con un partito, la Lega Nord, che avrebbe creato un sistema di rastrellamento di soldi a partire dal 2008. È questo, secondo gli addetti ai lavori, la fotografia che emerge dall’inchiesta che ha coinvolto il presidente del consiglio regionale lombardo Davide Boni. Dall’indagine emergerebbe, da quanto si è appreso, un giro di tangenti di oltre un milione di euro (quattrini in parte elargiti e in parte promessi). Soldi che sarebbero stati versati in contanti tra il 2008 e il 2010, nell’ambito di una decina di accordi corruttivi, a Boni e al capo della sua segreteria Dario Ghezzi e a loro consegnati anche negli uffici della Regione. L’ipotesi degli inquirenti è che parte di quelle mazzette sia andata anche nell’interesse della Lega Nord.

Dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni messe a verbale da cinque/sei indagati, tra cui lo stesso Marco Paoletti, ex esponente locale della Lega, Boni e Ghezzi tra soldi promessi e versati, questa l’ipotesi degli inquirenti, avrebbero ricevuto un milione di euro dal 2008 al 2010. Denaro in contanti che, come risulta dalle conversazioni telefoniche e dagli interrogatori, il presidente del consiglio regionale e il capo della sua segreteria, non avrebbero intascato ma in qualche modo sarebbe arrivato ad esponenti locali del Carroccio, si suppone per finanziare iniziative del partito a livello territoriale. Tant’è che la procura di Milano sta vagliando l’ipotesi di contestare il reato di finanziamento illecito al partito. Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Alfredo Robledo e del pm Paolo Filippini, il denaro veniva versato dagli imprenditori per ottenere facilitazioni per la realizzazione, in particolare, di centri commerciali nell’hinterland milanese. Un sistema nel quale a fare da tramite ci sarebbe stato l’ architetto Michele Ugliola, già coinvolto nell’inchiesta sul giro di mazzette a Cassano d’Adda e che avrebbe avuto rapporti con altri amministratori dei comuni della cintura di Milano ed anche con quelli di Sesto San Giovanni. Infatti alcuni atti dell’inchiesta sono stati trasmessi ai pm Walter Mapelli e Franca Macchia, che stanno indagando sul cosiddetto sistema Sesto.

Davide Boni ha postato su Facebook un messaggio di ringraziamento a tutti coloro che gli hanno mandato parole di solidarietà, spiegando che non intende arrendersi. «Vi ringrazio tutti – ha scritto – appena posso vi rispondo ad uno ad uno in posta, buona serata, io non mi arrendo have a nice evening..».

La notizia dell’indagine per corruzione a carico del presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni (Lega), ha raggiunto il Pirellone durante la seduta dell’Aula, poco prima della pausa pranzo. Il Consiglio sta discutendo della nuova legge sull’edilizia, ma ovviamente in pochi minuti le accuse a Boni sono diventate l’argomento di conversazione alla buvette. Per ora non c’è stata alcuna reazione ufficiale da parte dei gruppi, ma il caso politico è aperto, anche perchè Boni è accusato di corruzione dopo che lo stesso è capitato ai due vicepresidenti che erano stati eletti con lui all’inizio della legislatura, Filippo Penati (Pd) e Franco Nicoli Cristiani (Pdl) già sostituiti dopo le dimissioni dall’incarico nell’Ufficio di presidenza, così come è accaduto con il consigliere segretario Massimo Ponzoni (Pdl).

Alle agenzie è giunta la pronta replica dell’interessato: “Confermo che in data odierna – ha dichiarato Boni – mi è stata notificata un’informazione di garanzia contestualmente a una perquisizione negli uffici della mia segreteria». «In relazione ai fatti oggetto di contestazione – ha proseguito il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, indagato per corruzione – anticipo fin d’ora la mia totale estraneità. Nel contempo confermo la mia piena disponibilità a chiarire la mia posizione e la mia estraneità con gli organi inquirenti, in modo da poter fare piena luce sulla vicenda nei tempi più rapidi possibili”.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dal pm Paolo Filippini vede quattro persone indagate e che oggi sono state perquisite. Oltre a Boni, è indagato per concorso in corruzione il suo portavoce, Dario Ghezzi. L’indagine è nata dal fascicolo per tangenti che l’anno scorso aveva colpito il Comune di Cassano D’Adda e in particolare dalle dichiarazioni rese dall’architetto Michele Ugliola e, da quanto trapela, da una fonte leghista.

A Cassano l’architetto Ugliola è personaggio molto conosciuto e noto alle cronache. Già in passato il suo coinvolgimento in una inchiesta giudiziaria aveva portato all’arresto dell’ex assessore di Milano del Pdl, Giovanni Terzi, e di un esponente del Pd, funzionario regionale, Almaggioni, che erano finiti in carcere proprio a seguito delle accuse del professionista, per essere poi scagionati in fase processuale. Con l’avvento della Giunta di Cassano guidata dal pidiellino Edoardo Sala, anche lui poi finito in galera, la figura di Ugliola, un ex socialista di sinistra, è tornata a crescere di importanza essendosi trasformato in una sorta di trait d’union fra la Lega e gli imprenditori che intendevano realizzare operazioni edilizie nel territorio cassanese. Pare esistano delle intercettazioni dove un esponente leghista, allora assessore, definirebbe Ugliola come “persona di mediazione fra la politica e l’imprenditoria”. Una cosa che ha dell’incredibile se riferita a un movimento che un tempo aveva fatto della trasparenza e della moralità i capisaldi delle proprie battaglie. Un tempo molto passato, tuttavia. Che Ugliola fosse il tramite per arrivare alla Lega lo confermò anche l’ex sindaco Sala durante l’inchiesta che gli procurò l’arresto. Durante un interrogatorio in cui gli veniva chiesto se Ugliola gli avesse dato dei soldi, l’esponente pdiellino replicò di non aver mai preso nessuna tangente, ma di aver subito l’architetto Ugliola in quanto impostogli dalla Lega.

Dall’inchiesta emergerebbe, da quanto si è saputo, il sospetto di soldi arrivati alla Lega Nord, attraverso un sistema di tangenti. Il tramite sarebbe l’esponente locale della Lega Nord Marco Paoletti, anche lui indagato. Un giro di tangenti tra ricevute e promesse di centinaia di migliaia di euro. È questo il sospetto della Procura di Milano che sta indagando su un giro di presunte mazzette avvenuto tra il 2008 e il 2010 nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto Davide Boni, e altre sei persone tra cui  l’ex esponente locale del Carroccio Marco Paoletti. Da quanto si è saputo i pm ipotizzano accordi corruttivi anche recenti. Davide Boni e Dario Ghezzi «utilizzavano gli uffici pubblici della Regione come luogo di incontro per concludere accordi nonchè per la consegna dei soldi». È quanto si legge nel decreto di perquisizione eseguito stamattina per il politico. Nel decreto di perquisizione firmato dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dal pm Paolo Filippini, oltre a Davide Boni e a Ghezzi, risultano indagati l’architetto Michele Ugliola, suo cognato Gilberto Leuci, l’ex esponente della Lega Marco Paoletti e l’ex sindaco di Cassano D’Adda Edoardo Sala. Nell’inchiesta sono anche indagati l’imprenditore veneto Francesco Monastero e l’immobiliarista Luigi Zunino. Nel documento si legge che «è dimostrato il pieno coinvolgimento di Boni e Ghezzi».

«Appena ho appreso la notizia, ho commentato subito dicendo che spero che le accuse si rivelino infondate, poi si tratta di indagini e non arresti, quindi dobbiamo essere cauti». Così Matteo Salvini (Lega) ha commentato a Tgcom24 la notizia dell’indagine per tangenti condotta nei confronti del leghista Davide Boni. «Quando sento parlare di finanziamenti alla Lega mi sento male perchè non abbiamo bisogno di chiedere soldi a nessuno. C’è un’indagine in corso, ma penso e spero che si risolva per il meglio. Certo è che, come Regione Lombardia, non è una bella immagine. Soprattutto perchè si tratta di una delle regioni più virtuose d’Italia. Non sono un complottista – conclude – ma posso dire che è sicuramente una coincidenza strana che si stia montando tutto un sistema intorno alla Lega, che è rimasta l’unica forza politica d’opposizione, anche mediaticamente parlando».

«Sarà lui a decidere cosa fare ma se fossi in lui mi dimetterei da Presidente oggi stesso, anche per essere più libero nella difesa»: così Gian Paolo Gobbo, sindaco leghista di Treviso alla Zanzara su Radio 24, sul caso di Davide Boni, presidente del consiglio regionale della Lombardia indagato per corruzione. «Quando Bossi dice Monti rischia la vita, il Nord lo farà fuori fa bene, ha reso l’idea. Ovviamente intende una morte politica del Premier, non certo fisica», ha poi affermato Gobbo. «Ma se l’avesse detto un siciliano sarebbe stato più forte e più preoccupante, perchè giù al Sud si spara veramente». «Monti – ha proseguito – verrà certamente fischiato in Veneto anche perchè stiamo organizzando molte manifestazioni contro il suo governo. Se viene non riceverà certo applausi da parte dei leghisti. In Veneto non è persona gradita».

 

 

Il leghista Davide Boni è il quarto indagato nell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale in questa legislatura. Dei cinque membri originari, eletti il 15 maggio 2010, solo uno, il segretario Carlo Spreafico (Pd), non ha ricevuto avvisi di garanzia. Forse per questo, c’è chi al Pirellone scherza su una sorta di ‘maledizionè dell’ufficio di presidenzà. Il primo a lasciare l’incarico per motivi giudiziari è stato Filippo Penati (Pd), ex sindaco di Sesto San Giovanni, ex presidente della Provincia ed ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani. Si è dimesso da vicepresidente dopo essere stato indagato per tangenti in una inchiesta sulla riqualificazione delle aree ex Falck e Marelli a Sesto San Giovanni e ora fa parte del gruppo misto. Al suo posto è stata eletta lo scorso settembre come vicepresidente Sara Valmaggi, del Partito Democratico. Dopo Penati, è toccato all’altro vicepresidente: Franco Nicoli Cristiani (Pdl). L’ex assessore all’Ambiente e al Commercio è stato arrestato lo scorso novembre per tangenti. Scarcerato lo scorso 24 febbraio, nel frattempo si è dimesso non solo da vicepresidente ma anche da consigliere regionale, ruolo che aveva ricoperto ininterrottamente dal 1995. Nell’ufficio di presidenza ha preso il suo posto un altro consigliere del Pdl, Carlo Saffioti. L’ultimo in ordine di tempo ad essere arrestato è stato Massimo Ponzoni (Pdl), che si è costituito lo scorso 17 gennaio, rientrato dall’estero, dopo aver saputo che la Procura di Monza aveva emesso un provvedimento di arresto con l’accusa di bancarotta nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della società Pellicano. Quello stesso giorno si è dimesso da segretario del Consiglio, dove lo ha sostituito Doriano Riparbelli. «Ringrazio per le dimissioni – aveva commentato allora Boni -, perchè in questo modo l’Ufficio di presidenza può ricostituirsi completamente e ricominciare a lavorare a pieno regime». Adesso c’è chi chiede a lui di fare un passo indietro. Si dovrebbe dimettere? «Io non faccio il magistrato – ha risposto il capogruppo della Lega Nord Stefano Galli – ma visto come sono andate le cose con i suoi predecessori credo di sì».

«Sono aperte tutte le possibilità, ma al momento non c’è alcuna richiesta formale»: lo ha detto il vicepresidente leghista della Regione Lombardia, Andrea Gibelli, a chi gli chiedeva se la Lega chiederà un passo indietro a Davide Boni, presidente del Consiglio regionale, dopo l’apertura di un’indagine a suo carico. «Spero – ha spiegato Gibelli – che Boni darà informazioni coerenti con quello che ci attendiamo: dopo, come partito, faremo tutte le valutazioni del caso».

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6 Comments

  1. ferdinando says:

    Ormai la Regione Lombardia è diventata un ritrovo di persone inquisite. Dico inquisite perchè in mancanza di una sentenza non si può dire che siano colpevoli. Però non bisogna nascondersi dietro un dietro…. un politico dovrebbe essere trasparente oltre ogni misura e non dovrebbe frequentare personaggi che erano già incappati nelle precedenti indagini all’epoca di mani pulite. Anche Boni, così come ha fatto Pennati, DEVE dimettersi da ogni incarico sgomberando il campo da possibili utilizzi strumentali della vicenda. Un pensiero , però, mi viene spontaneo: CHE SCHIFO.!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Giacomo says:

    Cari Padani,

    Boni, Paoletti, Ghezzi, Sala, Ugliola, Zunino, Nicoli Cristiani, Penati, Ponzoni. L’occasione fa l’uomo italiano.

    La soluzione è distribuire i forconi alla cittadinanza e vietare per legge ai governanti di indossare mutande di ghisa.

    NON SEDICENTI ONEST’UOMINI per ius sanguinis, MA CITTADINI SOVRANI, grazie a democrazia diretta e revoca del mandato. La nostra comunità è molto migliore dei nostri governanti. È ora di cambiare musica.

    Giacomo Consalez

  3. luigi bandiera says:

    COME ITALIANI SIAMO SOLO COSI’.

    BASTA AVERE UN PO’ DI POTERE E GIU’ A PIENE MANI..!

    BISOGNA TORNARE A COME ERAVAMO: POVERI MA BELLI..!!

    LB

  4. Vittore Vantini says:

    Bravissimo Michele! Una sintesi perfetta. Altro che farsi convocare da Maroni!

  5. Luca68 says:

    Povero Formigoni…gli si sta sgonfiando il Pirellone sotto al naso…tra poco perderà anche i CERCHI MAGICI IN LEGA… 🙂

  6. Tutto da provare. E si sa che la magistratura non è certo al di sopra delle parti e martella molto unidirezionalmente. Ma quello che emerge in filigrana è uno scenario di malcostume leghista ormai cronicizzato. Basi morali, culturali, politiche rimaste fragili a fronte di un largo potere acquisito. E una o più cerchie preoccupate più di difendersi dalla possibilità di essere scalzate da leve di persone più preparate e meritevoli che di sviluppare una stragegia politica. I voti sono arrivati ma … sotto la facciata niente o poco e niente. Tatticismi, sparate sgangherate, sguaiataggini, volgarità. L’abilità tattica unita a un profondo malcontento contro il sistema romano, la burocrazia, la partitocrazia hanno fatto gonfiare la Lega ma ora che è – rilievo penale o meno – parte integrante della partitocrazia che futuro ha? Nessuno come simboleggia l’incapacità di pensionare il capo. Serve più di una rifondazione, una rigenerazione che salvi solo alcune idee forza che la Lega si è poi dimenticata di perseguire ma che le hanno fatto da motore: la voglia di autonomia, territoriale ma anche sociale, di autoaffermazione delle comunità in un mondo che proprio perché globalizzato impone una rinascita glocale, la voglia di autonomia delle forze economiche e sociali, dei corpi intermedi da apparati di rappresentanza corporativi autoreferenziali che fingono di rappresentare ma tutelano e mediano gli interessi dei poteri forti, la voglia di ridimensionare il potere della burocrazia non solo nella pubblica amministrazione, la voglia di non cedere allo stato padrone più della metà del reddito. Il malcostume continuerà anche se andasse al potere Grillo senza che sia ridimensionato lo strapotere degli apparati, l’angheria di una pressione fiscale insopportabile, la subordinbazione feudale della società civile agli apparati amministrativi, sindacali, di categoria ecc. , la mancanza di trasparenza
    2 secondi fa. Chiudere non il leghismo che è stata la tomba dell’autonomismo e ha portato acqua al mulino romano con l’immagine di una lombardia corrotta. Niente Lega 2 la vendetta per favore, niente copie di un originale da rottamare. Cambiamo registo.

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