Il relitto del Duce che piace all’Italia

 

di ANDREA CATALANOfascio2

È cosí. Inutile girarci intorno. È stato commesso un torto, una ingiustizia molto grave, per la quale non ci si è ancora mai scusati. Non si può continuare a negare questa responsabilitá in una maniera cosí disonesta. L’Italia aggredí l’Austria-Ungheria in uno dei conflitti bellici piú tragici verificatisi nel XX secolo. L’Italia compì questa aggressione bellica dopo aver repentinamente cambiato alleanza ed esprimendo delle pretese territoriali totalmente ingiustificate e infondate da un punto di storico (non solo la pretesa sul Sudtirolo ma anche sul Trentino). Il comportamento dell’Italia nel contesto della prima guerra mondiale costituisce una decisiva aggravante di ció che si é verificato successivamente.

Il Tirolo meridionale passa all’Italia nel 1919. Nel 1921, ancora sotto il governo Giolitti V, viene assassinato a Bolzano il maestro elementare Franz Innerhofer da una squadraccia fascista. I colpevoli non verranno mai processati. Con l’avvento del fascismo inizia una oppressione tremenda nei confronti dei sudtirolesi. Viene vietato il tedesco a livello scolastico, nella pubblica amministrazione, a livello della toponomastica, insomma viene messa in atto una selvaggia “opera” di italianizzazione forzata della popolazione locale.
Tra il 1926 e il 1928 viene costruito il monumento fascista della Vittoria a Bolzano (il maggiore relitto fascista della provincia) e all’inaugurazione, molti sudtirolesi sono perfino costretti a parteciparvi subendo in questo modo una umiliazione davvero odiosa. Negli anni successivi, e in particolare a partire dal 1933 con l’arrivo a Bolzano del prefetto Giovanni Mastromattei, l’oppressione e la opera di italianizzazione forzata vengono inasprite e accelerate. Quelli sono gli anni che culmineranno con l'”opzione” del 1939 in cui i sudtirolesi dovranno scegliere se restare a casa propria e sotto il tallone del regime fascista, oppure partire per la Germania e passare ad un regime totalitario ugualmente sanguinario. In Sudtirolo durante tutto il ventennio fascista, si verificano anche numerosi maltrattamenti fisici tra cui pestaggi e anche uccisioni. Nel 1942 sulle montagne del Pfossental un pastore di pecore, di nome Johann Spechtenhauser, viene assassinato da una guardia di frontiera fascista con un colpo di fucile.
Ora questi eventi, nella loro tragicità, sono sempre stati repressi e mai elaborati non solo da parte degli italiani della provincia ma anche a livello nazionale. Questo fatto è parallelo alla generale mancanza di consapevolezza e di elaborazione storica in merito ai crimini di guerra italiani commessi negli anni ’30 e ’40 in Etiopia, Slovenia, Croazia e Grecia. Non solo. Non ci si è solo premurati di infischiarsene, ma gli italiani della provnicia di Bolzano hanno perfino chi attivamente (ai tempi dell’MSI sappiamo tutti cosa succedeva e non solo in piazza Vittoria) e chi passivamente mantenuto una sostanziale connivenza con il fascismo e con la simbologia monumentale fascista.

Basti pensare ai detestabili caroselli calcistici di fronte al monumento fascista della Vittoria in occasione dei quali non veniva detta una parola di condanna di fronte agli evidenti comportamenti di apologia del fascismo che spesso si verificavano. Oppure basti pensare all’opposizione esercitata da parte dei bolzanini a fare un minimo passo avanti nel processo di de-fascistizzazione della cità (ridenominazione di Piazza della Pace in Piazza della Vittoria). Insomma non si è mai fatto un minimo sforzo non dico ad ammettere il grave torto inflitto ai sudtirolesi nei decenni passati ma perfino a distanziarsi in modo netto e deciso dalla simbologia fascista e da ciò che questa simbologia rappresenta. E le istituzioni (nazionali innannzitutto ma anche comunali e provinciali) cosa fanno?

Difendono il mantenimento dei relitti fascisti con il ridicolo argomento della “storicizzazione”. Restaurano il monumento della Vittoria spendendo una montagna di soldi. Permettono la deposizione di corone di fiori ogni 4 novembre di fronte al monumento della Vittoria che non è solo simbolo del fascismo ma anche di una ingiusta guerra di aggressione dell’Italia nei confronti dell’Austria-Ungheria. Permettono una adunata degli alpini a Bolzano che costituisce una chiarissima provocazione. Difendono in modo tenacissimo la toponomastica tolemaica. E contemporaneamente si straparla in continuazione di convivenza. Non si potrebbe essere piú ipocriti.
È necessario aggiungere altro ? Direi di no.
Quando l’Italia e gli italiani si scuseranno con il Sudtirolo e con i sudtirolesi per l’ingiustizia inflitta ? Ditemelo voi.

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One Comment

  1. Rodolfo Piva says:

    Credo che una cosa che dovrebbero fare i Sudtirolesi, per chiudere una volta per tutte l’argomento monumento della vittoria, è quella di ridurlo in briciole. Esattamente come fecero, alcuni anni or sono, i patrioti sudtirolesi con la casa e la tomba del farabutto fascista Ettore Tolomei, fulgido esempio di imbecillità e di vigliaccheria.

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