Referendum a Bolzano, i cittadini han detto no alla legge della SVP

di ENZO TRENTIN

Domenica 9 febbraio non c’è stato solo il referendum svizzero attraverso il quale i cittadini hanno dato una chiara indicazione ai politici in merito all’immigrazione. A Bolzano s’è votato per la democrazia in Alto Adige, e diciamo subito che la sovranità dei cittadini ha prevalso sull’egemonia dei partiti politici; sul Südtiroler Volkspartei (SVP) in particolare.

Il referendum era stato indetto per bloccare la legge della SVP che, di fatto, limitava drasticamente la possibilità di partecipazione dei cittadini alle scelte politiche, ovvero alla “partecipazione diretta”. Infatti Il Consiglio provinciale, lo scorso 6 giugno 2013, con i soli 18 voti della SVP (contrari tutti gli altri partiti e astenuto il PD), era stato votato ed approvato il disegno di legge provinciale sulla partecipazione dei cittadini. Una legge fondamentale che stabilisce in modo determinante le regole del funzionamento della democrazia, modificando in molti punti quella precedente del 2005, dal referendum alla cosiddetta iniziativa popolare.

Lo Statuto di autonomia, limitatamente alle leggi fondamentali (è il caso della legge “partecipazione civica in Alto Adige” varata dal Consiglio provinciale il 6 giugno 2013) prevedeva la possibilità di chiedere un referendum attraverso la raccolta, a sostegno, di 8.000 firme. Questo consentiva ai cittadini, in ultima istanza, di decidere se una tale legge provinciale dovesse entrare in vigore o meno. Questo tipo di referendum non prevede un quorum di partecipazione. Decidono coloro che partecipano al voto!

«Initiative für mehr Demokratie – Iniziative per più democrazia», l’associazione che da circa 20 anni si batte per ottenere strumenti di democrazia diretta con cui contrastare l’egemonia dei partiti politici, aveva messo in piedi un’organizzazione capillare, ordinata e disciplinata (teutonica, potremmo dire), che è riuscita a non far passare quanto voluto dalla SVP.

La legge della SVP, di fatto, eliminava il diritto referendario nella provincia di Bolzano. Non perché siano vietati ma perché dava ai governanti la possibilità di impedire che si giungesse a un voto referendario, ha ottenuto questi risultati alle urne:

SEZIONI SCRUTINATE: 100% SÌ: 34.8% NO: 65.2%

NO Schede valide Schede non valide Affluenza
Ore 22
Totale di cui
bianche

Risultato complessivo
Sezioni scrutinate: 100%

Voti

36.502

68.333

104.835

1.470

926

106.305

%

34,8%

65,2%

98,6%

1,4%

0,9%

26,4%

Voto in provincia di Bolzano
Sezioni scrutinate: 100%

Voti

32.078

67.122

99.200

1.160

843

100.360

%

32,3%

67,7%

98,8%

1,2%

0,8%

26,8%

Voto per corrispondenza
Sezioni scrutinate: 100%

Voti

4.424

1.211

5.635

310

83

5.945

%

78,5%

21,5%

94,8%

5,2%

1,4%

21,5%

Dati forniti dalla Centrale Elettorale: vedi qui

In termini assoluti la partecipazione al voto è stata bassa. Ma considerando le condizioni in cui il referendum è avvenuto non è poi male. Certo non è un buon segno se questo risultato è valutato negativamente, per la bassa partecipazione, proprio da coloro che ne sono i principali responsabili: responsabili di aver reso necessario il referendum, responsabili per il momento sfavorevole, per la mancanza di un dibattito pubblico sul tema, e infine anche per la carente informazione istituzionale. Se quel che si voleva era una bassa affluenza, per averla si è fatto tutto il possibile.

In ogni caso la media internazionale per la partecipazione ai referendum oscilla fra il 30 e il 40%. Dunque col 26,4% siamo solo poco al di sotto. Ed è stata sufficientemente diffusa l’informazione che questa volta avrebbe deciso chi avrebbe votato, senza quorum. Perciò ha votato solo il 26,4%, ma ha deciso il 100% degli aventi diritto. Il restante 73,6% ha deciso di astenersi: cioè essi hanno deciso che i propri concittadini e concittadine dovessero decidere anche per loro.

Nessuno vuole sventolare la bandiera della vittoria per aver raggiunto la maggioranza del NO al referendum. Il referendum è stata una mossa di legittima difesa cui la dirigenza della SVP ha costretto i cittadini più responsabili. Il treno di quelli che lottano per più democrazia, e che la legge della SVP avrebbe condotto in un vicolo cieco, ha fatto una fermata. Ora bisogna condurlo sul binario giusto, verso diritti di partecipazione civica effettivi e ben applicabili. Negli ultimi anni la SVP ha sempre parlato di dialogo con tutte le forze politiche, ma senza praticarlo. Ora si punta su colloqui corretti e fruttuosi.

A «Initiative für mehr Demokratie – Iniziative per più democrazia», sostengono
che il popolo ha bocciato la legge della SVP sulla partecipazione civica.Certamente non per le disposizioni positive che contiene, come la rinuncia al quorum e la possibilità di tenere referendum su delibere della Giunta provinciale. Il motivo è la fatica di Sisifo, gli ostacoli immensi che avrebbe imposto ai cittadini per arrivare al voto; e il fatto che se anche i “cittadini sovrani” avessero provato a superare quegli ostacoli, la legge avrebbe permesso alla maggioranza politica d’impedire i referendum. Tutto quel che la legge aveva di buono, e che la dirigenza della SVP nella propria propaganda ha sempre richiamato, i cittadini lo hanno ottenuto in molti anni di duro impegno e col referendum del 2009.Su questo non si torna indietro. D’altra parte, tutto quello con cui si è finora cercato d’ostacolare e d’impedire la partecipazione civica non è più proponibile.

Sui banchi del Consiglio provinciale, l’iniziativa popolare per una legge migliore per la democrazia diretta, elaborata e promossa da «Initiative für mehr Demokratie – Iniziative per più democrazia», aspetta la trattazione. L’associazione l’ha ripresentata in Consiglio provinciale con quasi 18.000 firme, e ora crede di essersi  guadagnata una legittimità sufficiente a fare del suo disegno di legge la base della nuova regolamentazione.

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6 Comments

  1. caterina says:

    L’errore fatale è stato indire un referendum da parte di un “partito” che aveva appena partecipato alle elezioni amministrative e che perciò ha riscosso l’adesione dei suoi aderenti o poco più..
    Errore fatale, da non ripetere!… nè lì (a parte che quella Regione a statuto speciale gode di molte situazioni di privilegio che verrebbero a cadere!), nè altrove: infatti nel Veneto è nato Plebiscito2013 per promuovere il referendum per l’indipendenza tenendosi ben distinto da tutti i partiti e dall’amministrazione regionale che dai partiti discende e non è stata capace di esercitare l’autonomia da essi come pure avrebbe potuto, proprio con ciò dimostrando quanto ad essi fosse legata.
    La domanda rivolta ai Veneti è secca: vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana?
    Nella situazione in cui siamo e nello stato di sudditanza totale in cui siamo piombati, sembrerebbe ovvia la risposta, ma appunto ci vuole autonomia di giudizio e purtroppo tanti, forse troppi l’hanno perduta… chissà…staremo a vedere!
    Purtroppo chi nasce schiavo pensa magari di doverlo essere… ahimè!

  2. Io noto che il voto per corrispondenza ribalta completamente il risultato e statisticamente ciò è molto improbabile senza fare trucchi…

  3. Giorgio da Casteo says:

    A quando in Veneto o nelle Venethie un simil referendum ?

  4. CARLO BUTTI says:

    Che i non partecipanti al referendum abbiano con la loro astensione indicato in modo concludente la volontà di delegare la decisione a una minoranza è tutto da dimostrare. Il mito della “volontà del popolo” per stare in piedi ha bisogno di siffatti dogmatici puntelli; ma mito è e mito rimane.

    • chilocapisce says:

      Non saprei cosa tutto sarebbe da dimostrare.
      Infatti, il 100% degli aventi diritto a votare era invitato. I non partecipanti avevano, dunque ogni possibilità di esprimersi. E si sono espressi – non hanno votato. E non votando non hanno nè detto NO nè hanno detto SI.
      Chi non vuole esprimere o non ha una posizione/opinione, dopo non può lamentarsi di quella gente che ha colto l’occassione e ha preso in mano la decisione.
      Realtà è e realtà rimane.

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