Spese elettorali, finiscono in giudizio due leghisti emiliani

di REDAZIONE

Citazione diretta a giudizio per due candidati della Lega Nord alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna del 2010, Marco Mambelli e Luigi Pasquini, ai quali il Pm di Bologna Morena Plazzi ha contestato il reato di falso commesso da privato in atto pubblico. I due sono accusati di aver “sgonfiato”, seguendo le indicazioni di chi stava sopra di loro, le dichiarazioni sulle proprie spese elettorali in modo da eludere i controlli.

La citazione diretta a giudizio – che quindi non prevede il passaggio dal Gup ed è una sorta di rinvio a giudizio fatto direttamente dal Pm per reati non particolarmente gravi – è prevista dal codice quando si tratta di contravvenzioni, ovvero di delitti puniti con la reclusione non superiore nel massimo a quattro anni o con la multa. Il decreto di citazione a giudizio verrà emesso appena ci sarà una data disponibile per l’udienza dal giudice monocratico del Tribunale.

Il reato contestato dal Pm Plazzi ai due è scaturito anche dalle denunce di Alberto Veronesi (foto), pure lui candidato alle Regionali ed espulso dopo le accuse. Veronesi presentò un primo esposto, che diede vita ad un’inchiesta, poi archiviata. Lo ha quindi ripresentato, ad inizio 2012, dopo la bufera che aveva investito i vertici nazionali. Il meccanismo, a cui lui non si sarebbe prestato, era indicato – aveva spiegato – a livello nazionale: veniva detto ai candidati di non superare nelle rendicontazioni la soglia dei 2.500 euro prevista dalla legge sui finanziamenti pubblici, che oltre quel limite impone la nomina di un mandatario elettorale.

Mambelli – uomo delle veline verdi, ribattezzate ‘Padanine’, ma da tempo uscito dalla Lega – e Pasquini – ottico molto conosciuto a Bologna – in dichiarazioni fatte alla Corte d’Appello di Bologna avrebbero dichiarato di essere stati dentro la cifra, mentre secondo gli investigatori avrebbero speso di più.

FONTE ORIGINALE: www.repubblica.it

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