Boldrin sculaccia Landini, ma il suo “efficientismo statale” non convince

di CLAUDIO ROMITI

Dopo aver assistito al duro confronto dialettico, nel corso del salottino mediatico condotto dalla rossa Gruber, tra il  leader della Fiom Maurizio Landini e il presidente di Fare Michele Boldrin, mi sto sempre più convincendo che quest’ultimo rappresenti  una sorta di dottor Jekyll e mister Hyde della politica italiana. Infatti il professore veneto risulta tanto efficace nel demolire, utilizzando una serie di evidenti presupposti di natura liberale, le strampalate tesi stataliste dei suoi interlocutori (da questo punto di vista non ho difficoltà ad ammettere che nei riguardi di Landini, Boldrin è stato di una efficacia quasi entusiasmante), quanto sconcertante in merito ad alcuni indirizzi politici e programmatici con i quali da tempo cerca di caratterizzare il suo piccolo partito.

A prescindere dal già dibattutto codice etico, dai risvolti a mio avviso piuttosto discutibili, basta riprendere il mano il resoconto della  conferenza stampa che la Rai ha dedicato a Boldrin prima delle elezioni di febbraio per notare un analogo scollamento tra l’economista castiga-collettivisti e il politico alla normale ricerca di consensi. Ad esempio, sul nodo fondamentale dell’abbattimento della nostra enorme spesa pubblica così si espresse il capo di Fare: “Si possono tagliare sei punti di spesa pubblica, ma senza intaccare lo Stato sociale. Ad esempio, puntiamo ad un sussidio di disoccupazione uguale per tutti, e a spendere di più per la scuola, ma introducendo maggiori criteri meritocratici”.

Ora, occorre anche aggiungere che sul piano delle competenze pubbliche, da cui dipende in sostanza il perimetro dello Stato, Boldrin mi ha chiarito di persona il suo legittimo ma, a mio modesto vedere, poco liberale punto di vista. A suo parere, infatti, non è necessario alcun arretramento del mostruoso leviatano, contrariamente a quanto propose un Cavaliere cantastorie una ventina di anni orsono. Occorrerebbe invece – testualmente – rivoltare lo stato medesimo come un calzino, rendendolo finalmente snello ed efficiente, così da venire incontro ai bisogni dei cittadini (parole che abbiamo sentito ripetere anche da molti esponenti del Pd ben prima di lui). Da qui meglio si comprende l’intento di portare avanti nel suo partito il citato codice etico, ritenuto evidentemente funzionale alla selezione di una classe di integerrimi servitori del popolo.

Ebbene, dato che l’elettore medio si basa essenzialmente sul posizionamento e sulla credibilità dei vari soggetti politici in lizza, disinteressandosi quasi completamente degli aspetti programmatici più complessi ed articolati, la sintesi del messaggio dell’illustre Boldrin continua ad apparire a molti di noi incalliti liberali troppo contigua, e dunque politicamente a rischio di irrilevanza, all’impostazione di fondo di un sistema democratico che si regge, per l’appunto, sulla promessa di uno Stato mamma per tutti. Inoltre, ed è su questo aspetto che dissento decisamente con il proposito boldriniano di aggiustare il coccio rotto di una pubblica amministrazione sulla base di un discutibile paradigma efficientista, già nel corso della cosiddetta “Prima Repubblica” c’era qualche piccolo partito, sedicente liberale, che sosteneva l’illusione di introdurre tutta una serie di criteri privatistici di mercato all’interno dei vari carrozzoni pubblici. Ma dopo decenni di gravi fallimenti, soprattutto tra l’ancora vasto popolo dei produttori privati, si sta diffondendo un sempre più forte scetticismo circa la possibilità di commisurare la qualità dei servizi e delle prestazioni offerte dallo Stato all’entità dell’enorme prelievo tributario allargato.

Checché ne dica il simpatico presidente di Fare, mi sembra di poter affermare che, principalmente nel Nord produttivo, molti individui opterebbero volentieri per assai meno garanzie sociali in cambio di una drastica riduzione dell’attuale, feroce tassazione. E se per avventura, tornando alla linea seguita fin qui da Boldrin, alla base di quella che a mio vedere appare come una evidente ambiguità vi fossero ragioni di natura tattica, presupponendo che in ogni luogo d’Italia il consenso non possa prescindere da una certa quota di promesse, per così dire, redistributive, l’errore mi risulterebbe ancor più grave. Rinunciando, in sostanza, a tradurre  sul piano dell’azione politica le sue acquisizioni di studioso economico coi piedi per terra, al fine di rincorrere l’utopia di rendere meno ladro lo Stato che tutti, ahinoi, ben conosciamo, il leader di Fare per Fermare il Declino fallirebbe sicuramente il non secondario obiettivo di poter rappresentare a pieno titolo la sempre più scoglionata componente di individui  che da tempo hanno compreso che nessun apparato pubblico risolverà mai loro un problema, in quanto è lo stesso elefantiaco apparato pubblico il problema. Questa gente non crederà mai che possa esistere qualcuno, si chiami Boldrin o meno, in grado di entrare nella stanza dei bottoni, azionando magicamente leve e pulsanti, onde far girare al meglio una macchina pubblica che attualmente si pappa il 55% del reddito nazionale. Dalla nostre parti si è smesso da tempo a credere nelle favole.

QUI LA PUNTATA DI “OTTO E MEZZO” CITATA NELL’ARTICOLO

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13 Comments

  1. Fabio Bertazzoli says:

    Carissimo Claudio,
    Negli ultimi mesi ho avuto modo di frequentare e conoscere Boldrin abbastanza bene da potermi permettere di affermare che l’idea secondo cui Michele sarebbe un mezzo statalista è falsa, come del resto emerge chiaramente anche dalla discussione con Landini.
    In realtà Boldrin parte da ricette liberiste ma dichiara di voler essere pragmatico in modo da ottenere un consenso diffuso su proposte concrete invece che su principi astratti. Del resto la storia di PLI e PRI con il loro 2 o 3% ha ampiamente dimostrato che gli italiani non amano la parola liberale e quindi non votano chi si professa tale. Inoltre dopo tre lustri di governo socialista Berlusconiamo spacciato però per liberista, la gente si fida ancora meno. Non è facile, infatti, spiegare che il Cavaliere ha promesso a parole una ricetta liberista ma poi ne ha concretamente attuata una di segno opposto. Molto meglio seguire l’idea di Boldrin di proporre concretamente delle ricette liberali senza però qualificar le come tali e senza eccessive esasperazioni. Il tentativo, in altre parole, è quello di far drasticamente dimagrire lo Stato, senza però fare dichiarazioni bellicose e controproducenti. Solo il tempo e gli elettori diranno se questa è la strada giusta oppure se è meglio ululare contro lo Stato sociale chiedendo di smantellarlo completamente ma con il rischio che poi non si riesca a scalfirlo neanche di striscio.

  2. Azzurra says:

    “la sintesi del messaggio dell’illustre Boldrin continua ad apparire a molti di noi incalliti liberali troppo contigua, e dunque politicamente a rischio di irrilevanza”.

    Ben detto, soprattutto alla luce del fatto che con il radicalismo de L’Indipendenza si riempiono le piazze.

    • Leonardo says:

      L’Indipendenza non è un partito, ma un giornale, che dà spazio a chi non la pensa come lei. Capisco che la infastidisca, come nella migliore tradizione illiberale, ma è il compito della stampa libera proporre idee diverse, seppur avendo una linea editoriale chiara: L’INDIPENDENTISMO E IL LIBERALISMO COERENTE

  3. Ivan says:

    Come già detto, Boldrin non è libertario.

    Fare era anche ben chiaro sulla sua posizione a favore della flexicurity, del taglio di spesa e debito, e dell’annullamento di alcune forme di welfare senza però toccarne altre. Se poi si fosse letto bene il programma, si saprebbe anche che le privatizzazioni sia in ambito sanitario che nell’istruzione non erano poi così “leggere”, ma da fare in soli 5 anni per arrivare ad una paritarizzazione.

    Bisogna essere realisti prima che idealisti.

  4. Christian Lazzarini says:

    Caro Sig. Mazzanti,
    cosa vi fa credere di saper spendere i miei denari, per soddisfare i miei bisogni, meglio di quanto saprei fare io? E perché dovrei fidarmi di voi dopo che in molti prima di voi hanno millantato queste virtù, ma alla prova dei fatti, gli unici interessi che hanno saputo soddisfare sono stati i loro?

  5. Roberto Mazzanti says:

    Sig.Romiti, nessuna furbizia elettorale per Boldrin. Mi creda, non siamo così loffi. Lei ha una visione del liberismo che presuppone un egoismo individuale esasperato e alla fine, ci pensi bene, controproducente, perchè finirebbe per concentrare la ricchezza in mano a pochi, col risultato di creare monopoli, rendite, oligopoli e privilegi e alla lunga di soffocare la competitività e la crescita di un paese. Invece quello che proponiamo noi è un investimento sociale su scuola, giustizia e welfare. Investimento che allarga la platea de competitori, crea competizione e crescita e sconfigge i monopoli e le rendite, facendo crescere tutto il Paese. Ci pensi e se ritiene cambi idea ma non ci prenda per “furbetti”, noi siamo persone serie.

    • Claudio Romiti says:

      Illustre Sig.Mazzanti, la Sua erudita risposta fuga molti dubbi circa la qualità della selezione politica che si sta realizzando all’interno di Fare. Dopo aver creduto per molti anni che l’unico modo per rilanciare l’economia e la corruzione pubblica fosse legato ad un sostanziale arretramento della mano pubblica, oggi scopro che così facendo aumenterebbe l’egoismo sociale e lo sfruttamento degli oligopoli: viva Carletto Marx, dunque! Inoltre, che bella novità, apprendo che il Suo partitino propone un investimento sociale su scuola, giustizia e welfare. Ottimo! Tuttavia, non è ciò che la politica di questo disgraziato Paese promette da decenni per prendere voti? Mi sono sbagliato, oppure attraverso questa idea di promuovere la società coi soldi degli altri gran parte dei professionisti delle chiacchiere si sono accaparrati privilegi e posti al sole? Signor Mazzanti mi creda, non è una questione di fiducia personale. Il problema è che proprio l’idea che qualcuno possa fare i miei interessi usando oltre metà dei miei quattrini mi sembra una colossale sciocchezza. Sarò un bieco egoista sociale, ma su questo punto sarà difficile farmi cambiare idea. Cordialità.

      • Roberto Mazzanti says:

        Nessuno vuol far cambiare idea a nessuno. Il Welfare non è una piaga: se lo si fa funzionare bene diventa un investimento. Questo è quello che volevo dirle.
        Lei non è un bieco egoista sociale.
        E’ solo una persona che pensa di poter fare a meno di un’istruzione garantita a tutti e di una sanità altrettanto accessibile. Io non dico “pubblica”. Dico “garantita”. La differenza è sostanziale. In ogni caso mi ha fatto piacere dibattere con lei. Grazie per avermi risposto. Buona giornata! 🙂

  6. Albert Nextein says:

    Boldrin è interessante.
    Ma non è un libertario.

  7. Federico says:

    Difficile non essere d’accordo cion quanto scritto dal bravo Claudio Romiti.
    Boldrin è molto meglio di Landini, ovviamente, ma la Lombardia e il Veneto hanno bisogno di secedere dall’Italia anche e soprattutto per per ridurre l’area di azione dello Stato.
    Vogliamo essere indipendenti per avere meno tasse, meno servizi, meno burocrati, meno leggi.

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