Boiardi di Stato e pensioni: in Grecia pronti a tagliare

di REDAZIONE

La controversa questione se tagliare o meno anche i cosiddetti ”stipendi speciali” di cui godono circa 195mila dipendenti statali greci e’ da stamani all’esame dei leader dei tre partiti che formano la coalizione di governo: il premier Antonis Samaras (Nea Dimokratia, conservatore), il socialista Evangelos Venizelos (Pasok) e Fotis Kouvelis (Sinistra Democratica). La riunione e’ cominciata verso le 10:00 locali e dovrebbe durare un paio d’ore.

Giudici, diplomatici, politici, medici statali, professori universitari, prelati ortodossi di vario grado, agenti di polizia e militari godono degli ”stipendi speciali” che avrebbero dovuto essere tagliati del 12% gia’ dal primo luglio scorso in base ai termini del secondo Memorandum firmato dal governo di Atene con i creditori internazionali. Dopo un incontro inconcludente, lunedi’ scorso, tra il ministro delle Finanze Yannis Stournaras, quello della Difesa Panos Panagiotopoulos e quello dell’Ordine pubblico Nikos Dendias sulla questione, spetta ora ai leader della coalizione decidere se e in che misura anche gli stipendi speciali saranno tagliati. Un taglio di questi stipendi del 12% consentirebbe al governo di risparmiare 100 milioni di euro solo quest’anno. Gli stipendi speciali rappresentano un terzo del costo di tutti i salari del settore pubblico e sono stati esenti da tagli nell’ambito dell’accordo relativo al primo Memorandum. Secondo fonti giornalistiche, il governo starebbe prendendo in considerazione tagli salariali per i dipendenti ”speciali” nelle seguenti misure: il 6% per poliziotti e militari, il 10% per professori universitari e medici, e il 20% per giudici, diplomatici e membri della gerarchia ecclesiastica ortodossa.

Oltre agli ”stipendi speciali” i tre leader dovranno accordarsi pure sui tagli alle pensioni degli agricoltori, sull’eventuale abolizione della tredicesinma e quattordicesima mensilita’ e sul piano per ridurre il personale statale in eccedenza attraverso prepensionamenti o messa in mobilita’. Tutte misure che, una volta concordate, dovranno essere discusse ed approvate dal Parlamento prima del 14 settembre.

FONTE: ANSAmed

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