Bobo Liberty (and Fava) al Caffè

maroni favadi RICCARDO POZZI -Forse tra le migliori serate di “Terre di Lombardia” quella di martedì 20 al Gran Caffè Liberty di Asola, riservato ai soci dell’associazione mantovana.

Ci scambiamo cordiali sorrisi, energiche strette di mano e complimenti con un calice enorme in mano, prima di tutti a Gianni Fava, al quale non sfugge nessuno e di nessuno si dimentica. Poi arriva Roberto Maroni e presentare il suo “Rito Ambrosiano”, elegante metafora della differenza politica e di quella cosa di cui nessuno parla più: la questione settentrionale. Bobo spiega, racconta, di come il governare virtuoso sia stangato e quello irresponsabile premiato, dei referendum disattesi che però godono di un patto “nero su bianco”, da lui stipulato col governo e che non si potrà ignorare. Vedremo.
Parla della Lega di Salvini, grande scatola di destra dove si parla di patria e di italiani ma dove il nord è sparito dall’orizzonte. Situazione tuttavia favorevole perché in movimento e questo aprirebbe nuovi varchi e spazi per l’autonomismo.
Ma Gianni Fava, che non sarà celebre come Maroni ma le cui antenne politiche sembrano funzionare meglio, percepisce le vibrazioni del dolore di stomaco che pervade qualche presente dai capelli bianchi. Sente il sottile campo magnetico della delusione politica e del rancore aleggiare nelle vecchie tigri della militanza, anche se non lo ammetterà nemmeno sotto tortura.
Perché sono venticinque anni che aspettiamo si aprano varchi per l’autonomia, aspettiamo responsabilità territoriali che non arrivano mai, abbiamo festeggiato diverse volte l’approvazione di un federalismo che non si è mai visto, ectoplasmatici decreti attuativi dissolti dal ponentino che soffia sui sette colli.
E allora, proprio perché vogliamo bene a Bobo, dobbiamo confessargli che molti di noi tutto questo ottimismo e questa fiducia nel futuro non ce l’hanno più. Dobbiamo confessargli che abbiamo il sospetto che siano stati proprio quei venticinque anni senza risultati a consegnare il movimento a una classe dirigente che al nord non pensa più e parla di orgoglio nazionale.
E mentre ascolto Bobo che cerca di infondere ottimismo e aspettative per l’avvenire, guardo un messaggio che una radioascoltatrice manda alla “Zanzara” di Cruciani su Radio24.
“…in Europa si devono sciacquare la bocca quando parlano di Lega e degli italiani…”.
Deve essermi sfuggito un passaggio, perché io non so proprio di che Lega stia parlando.
Arrivederci a Roberto Maroni che temo voli troppo in alto per sentire il rumore del mio stomaco. Non mi resta che puntare sulle antenne dei Gianni Fava e sulla loro voglia di tornare.

 

 

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4 Comments

  1. mumble says:

    Mi spiace di aver dato l’idea di nutrire rabbia o rancore: il mio è un giudizio oggettivo e storico, senza valutazioni.
    Calderoli e Giorgetti hanno visto uno spazio di marketing (o meglio: di marchetting politico….) a destra, area lasciata libera dalla scomparsa di AN e non riempita dalla Meloni, Storace, etc.: si sono detti e hanno detto ai dirigenti “Cari colonnelli, se volete continuare a mangiare la pagnotta, dobbiamo dire Viva l’italia e viva il sud, basterà dire che ci siamo sbagliati sul sud e nessuno si accorgerà che siamo dei politicanti da quattro soldi senza ideali, perchè tanto in questo disgraziato paese se ne sono bevute di tutti i colori”.
    Credo che chiunque è bene accetto in un movimento di liberazione del Nord, anche Maroni oggi e domani Calderoli e Giorgetti, ma che diano una mano senza pretendere di indicare la strada perché abbiamo già ampiamente dato.
    Questa è la mia personalissima opinione, di uno che ha militato per 25 anni nella Lega Nord senza mai aver chiesto o ottenuto posti. Per questo mi ritengo libero, non dovendo dire grazie a nessuno se non a Bossi per l’idea che ha saputo trasmettere.

  2. mumble says:

    La storia non si scrive con i se e con i ma.
    Ma … se … una notte maledetta di marzo 2004 Bossi non avesse preso un accidente, beh, le cose non sarebbero andate così.
    Quella notte il triste triumvirato Maroni Calderoli Giorgetti prese il comando e da allora ha sempre retto la Lega e ancora oggi la regge, un triumvirato che ha usato Bossi (malato) e poi Salvini (no comment), come uomini immagine.
    Quindi, io lascerei perdere questa compagnia di giro, perché li conosciamo troppo bene: Maroni oggi vuol dare ad intendere di essere leghista, ma io lo ricordo con la ramazza in mano, scatenato contro Bossi….
    Non voglio rivangare quel periodo, ma risparmiate su questo benedetto sito di parlare di simili personaggi che non abbindolano più nessuno.

    • Riccardo Pozzi says:

      Ognuno ha i propri rancori e le proprie rabbie. Maroni resta il rappresentante eletto nella Lega che è arrivato più in alto. A lui è legittimo chiedere conto della mancanza di risultati della Lega storica. Ma politicamente anche dell’aver consegnato a Salvini un movimento ormai irriconoscibile. Se lei è arrabbiato con quelli come Maroni cosa prova per i dirigenti storici come Calderoli o Giorgetti che ora tengono l’ombrello a questo partito mazionalista?

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