Bobo fa la guerra al Ticino e non a Roma. “Pago io lo stipendio ai 60mila frontalieri”. Gelo in Lega

di BENEDETTA BAIOCCHIfrontalieri

Una volta tanto, occorre dire ai politici: senti, caro, fai ciò che dici. E, in questo caso, bisognerebbe aspettare Roberto Maroni fuori dal Pirellone e chiedergli di applicare coerentemente la proposta, l’ultima in ordine di tempo, che ha lanciato come guanto di sfida al Ticino, dopo la  la decisione del Dipartimento delle istituzioni di Norman Gobbi di chiedere l’estratto del casellario giudiziale ai frontalieri e ai dimoranti e l’aumento delle imposte alla fonte.  Afferma il governatore lombardo: “Gobbi vuole porre ostacoli ai 60.000 lavoratori frontalieri lombardi che ogni giorno si recano in Ticino? Bene, se continua con questa ostinazione dirò a questi lavoratori di rimanere a casa un mese, pagherò loro lo stipendio, poi vediamo che succede. Senza di loro il cantone si ferma”. Parole pronunciate ai microfoni dei colleghi della Rsi.

Imbarazzo, silenzio sconcertato. Ma che fa? Dice sul serio?, si interrogano i ticinesi che esercitano a casa propria il diritto di  autodeterminazione e che vogliono vederci chiaro su chi entra e chi esce… Il Ticino non è un Cie per profughi dove passa di tutto.

Chi non ha nulla da temere, di cosa deve preoccuparsi, si interrogano basiti gli svizzeri… Ma, soprattutto, a questo punto, sono i lombardi a dover decidere di alzare  una volta per tutte la voce e chiedere a Maroni se abbia ben chiaro ciò che ha affermato. Vogliamo proprio vedere a fine mese, al 31 luglio, la sfilza di 60mila frontalieri andare a batter cassa davanti all’ufficio del governatore, ritirare la busta paga controfirmata dalla pattuglia beneventana –  e non – in servizio in Regione, e poi spernacchiare il datore di lavoro ticinese e dire: “Visto? Paga Bobo”.

Ma l’uscita del governatore, con gli imbarazzi diplomatici che ne seguono, pare abbia causato non pochi mal di pancia anche in casa Lega. A partire da Varese, dove l’insofferenza dei militanti di sezione, quelli di un tempo, che ancora ci sono, nostrani e padani, allergici alle notizie su compensi, staff, ruoli e intercettazioni, avrebbe superato il limite di guardia. La questione frontalieri, insomma, sarebbe la goccia del traboccamento, dopo due anni e mezzo di governo regionale e, prima ancora, di segreteria politica, non da guinnes dei primati. Da Bergamo a Cremona, da Lodi passando per Milano e Brescia, Bobo rischia di avere contro un nuovo patto di Pontida, quello delle Leghe sopravvissute alla vergogna della laurea in Albania passando poi per le vittorie di Pirro nel Sannio. Prima di fare la guerra alla Svizzera, non è meglio girare i fucili su Roma e il Sud assistito, dal Nord a Sud, dai lombardi? Il 75% delle tasse non ce le porta via Norman Gobbi. I ladroni sono  a Roma. Anche a Roma.

 

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Tutti, con i soldi degli altri s’inventano aiuti e vari solidarismi.
    Li possino…
    alli mortacci..

  2. GPaolo says:

    è tutto un rigirarla senza senso!

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