Bitcoin, moneta o cavallo di troia dello Stato?

di GERARDO COCO

Dopo i bitcoin creati da un anonimo nel 2009 è stato un profluvio di cripto valute: Litecoin, Namecoin, PPcoin, Terracoin, Ixcoin, Devcoin, Freicoin ecc. il cui mercato è arrivato a superare dieci miliardi di dollari. Un risultato che ha aperto l’orizzonte su un nuovo mondo di transazioni basato su una moneta universale, decentralizzata, democratica, non manipolabile, indipendente da banche centrali, indicatori macroeconomici, anonima e soprattutto immune dalle esazioni arbitrarie dei governi. Tuttavia dopo molto battage pubblicitario c’è ancora incertezza circa la loro identità. Si tratta di denaro o qualcos’altro? Quale sarà la loro evoluzione? Vediamo di scoprirlo.

La tecnologia dei Bitcoin è stata denominata Gold 2.0 perché ha tentato di replicare un gold standard digitale. Analogamente alla produzione del metallo e a differenza delle valute legali, la loro l’emissione è costosa perché richiede un’estrazione digitale (mining) che comporta investimenti in hardware e software; la quantità è fissata da un algoritmo che ne riproduce la scarsità e al pari dell’oro sono frazionabili. Avrebbero addirittura una caratteristica superiore: quella di essere trasferiti all’istante e stoccabili senza costi. Tuttavia, per quanto avanzata, la tecnologia non è riuscita a dar loro la proprietà più importante dell’oro: il valore intrinseco, senza il quale il metallo, una volta coniato, non avrebbe mai potuto espletare la sua funzione monetaria per 3000 anni. Il valore intrinseco di un bene è la sua utilità indipendentemente dall’uso per cui è impiegato. Prima di diventare denaro, l’oro era richiesto come bene commerciale e questa è stata la condizione necessaria del suo successivo utilizzo monetario. Per lo stesso motivo le sigarette, avendo già un valore in sé, fungevano da denaro nei campi di concentramento. Le valute legali, invece, benché prive di valore in sé, circolano in forza del prelievo fiscale autoritario, che conferisce loro, per così dire un valore intrinseco negativo.

Su cosa si basa allora il valore dei bitcoin? Si basa unicamente sull’aspettativa dell’aumento del prezzo. E finché resterà questa convinzione il loro prezzo aumenterà. Ma questa è la caratteristica di un investimento speculativo, non del denaro. Il denaro autentico mantiene il valore stabile per misurare quello di tutti gli altri beni: è un numerario. Ai tempi di Plinio il prezzo di una buona tunica era un’oncia d’oro. Nel 1700 un vestito di qualità si comprava sempre con un’oncia che, pressappoco, è anche il prezzo di un abito odierno. I bitcoin subiscono forti oscillazioni e anche se il trend è al rialzo, una brusca svolta nella psicologia degli utilizzatori potrebbe farli implodere come avviene per i titoli troppo speculativi, quando, una volta passato l’entusiasmo febbrile ci si accorge di colpo che il loro valore intrinseco, il rendimento, è nullo. Nel giro di un mese il prezzo dei bitcoin è passato da 400 a 1500 dollari. Ora supponiamo che il preventivo della riparazione di un’auto fosse stato di 2 bitcoin quando erano quotati 400. Se il pagamento fosse avvenuto quando quotava 1500, il proprietario dell’auto avrebbe subito una perdita notevole e il meccanico, un profitto cospicuo. Ma potrebbe succedere anche il contrario. Una moneta con queste caratteristiche non può fungere da numerario la cui funzione è di non alterare la posizione economica dei contraenti.

Ma c’è dell’altro. Coloro che sostengono che nel futuro sulle caratteristiche dei bitcoin si possa edificare un sistema monetario integrato e alternativo, trascurano altri fatti importanti.

Primo. una moneta non serve solo a fare circolare beni e servizi finali, ma anche i beni capitali necessari a creare i primi. I beni capitali richiedono cospicui investimenti che non si finanziano con il contante ma con il credito che a sua volta richiede l’applicazione dell’interesse. Ora il tasso di interesse, che è la differenza tra moneta a pronti e moneta a termine, non si può determinare con una moneta di valore fortemente instabile. Se il creditore non ha la sicurezza di ricevere in futuro una somma certa e compensata da un premio, non investe in prestiti ma: o tesoreggia, nell’aspettativa di un rialzo del valore della moneta, oppure la spende subito, nell’aspettativa di un ribasso.

Secondo. Ipotizziamo pure che il valore dei bitcoin rimanga stabile permettendo di realizzare un sistema monetario integrato. Esso dovrà per forza dotarsi di attività bancaria per la raccolta di risparmio e del concomitante servizio del credito. Ora, come potrebbe essere garantita l’attività bancaria con un’offerta monetaria fissata da un algoritmo? Gli inventori dei bitcoin sembrano aver dimenticato che l’attività economica non è caratterizzata da un flusso perpetuo di redditi ma da fluttuazioni stagionali, flussi e riflussi e il credito è necessario per stabilizzare queste irregolarità livellandone gli sbalzi. Siccome i periodi di produzione non coincidono con quelli delle vendite e le transazioni non possono essere regolate a pronti, in assenza di credito, si dovrebbe fare scorta di contante per colmare le sfasature temporali tra spese e redditi. Con una domanda crescente di contante e un’offerta inelastica si avrebbe scarsità di denaro fino a fare crollare il commercio e causare deflazione nei prezzi e nei profitti. Insomma una depressione. Proprio al fine di prevenire questo fenomeno inevitabile, gli emittenti dovrebbero incorporare nella loro tecnologia digitale anche la funzione del credito per rendere lo stock monetario elastico espandendone, almeno temporaneamente, la quantità. Ma così facendo rimuoverebbero il principio stesso posto a base della loro invenzione: la fissità della offerta di moneta. Cosicché, loro malgrado, finirebbero per riprodurre e far uso, in forma digitale, dello stesso arsenale degli strumenti di politica monetaria del sistema tradizionale. E all’uso potrebbe seguire l’abuso.

Naturalmente questa ipotesi è teorica: i promotori non riuscirebbero mai a realizzare un simile progetto poiché i padroni dell’economia, governi e banche, non lo permetterebbero. Così la sperimentazione per il sogno legittimo, onesto e libertario di realizzare una moneta universale prodotta dal mercato e non alterata dal potere politico potrebbe essere servita solo come test per realizzare quello dei padroni: il controllo sistematico e la spoliazione periodica dei sudditi. Gli individui e le imprese, sudditi e servi dell’economia, una volta privati del contante fisico non avrebbero più scampo. Eliminato dalla circolazione e dichiarato fuori legge il contante, ogni transazione non digitale sarebbe considerata crimine mentre il controllo monetario assoluto rafforzerebbe il monopolio dei padroni consentendo loro di espandersi in modo sempre più arbitrario attraverso debiti e spesa pubblica le cui incontinenti necessità sarebbero finanziate, in frazioni di secondo, con prelievi di massa dai portafogli elettronici dei sudditi che servirebbero anche a controllarne minuziosamente la loro vita economica. Tutte le entrate e uscite sarebbero monitorate in tempo reale rendendo le dichiarazioni dei redditi superflue. La moneta digitale sarebbe costantemente inflazionata svalutando in proporzione lavoro e risparmio dei sudditi.

Negli ultimi decenni il sistema dei pagamenti nazionali e internazionale è stato informatizzato, standardizzato e armonizzato rendendolo più efficiente. Ma il mondo è forse migliorato? E’ diventato più prospero, più produttivo, più sicuro? Perché dunque la società senza contante dovrebbe essere migliore? Più la moneta sarà digitale, più il mondo sarà tirannico. Che qualcuno smentisca queste previsioni e ci dica che questo non sarà il futuro dei bitcoin. Perché se lo fosse, a occhio e croce, assomiglia a un incubo.

TRATTO DA: http://www.leoniblog.it/

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8 Comments

  1. Pippo says:

    Piombini h ragione. Ma come fate a pubblicare simili articoli (direi fesserie ) senza alcun controllo critico. Tipico del vostro giornale comunque (e lo dico pur essendo di parte libertaria). Allora: sul valore intrinseco sottoscrivo piombini.
    sul resto Coco solleva una questione realissima, ma ha sbagliato obiettivo: parli delle transazioni bancarie in euro scansionate periodicamente dall’agenzia delle entrate e dai poteri statali con cui tutte le banche sono colluse. Con bitcoin ciò non è possibile a meno che non mettano le mani sulla blockchain e questo è praticamente impossibile come praticamente impossibile è risalire alle migliaia di sorgenti per il file sharing via torrent. E’ evidente che Coco non ha fatto una, dico una, transazione in bitcoin e parla per sentito dire. Se uno è troppo anziano per imparare (e studiare, e capire) le nuove tecnologie nessuno lo obbliga a farlo, ma taccia, vivaddio, e non dica fessaggini.

    • Leonardo says:

      Fesserie mi pare sia un epiteto fuori dalle righe, con riferimento a Gerardo Coco specialmente.

      • Leonardo, il problema per chi supporta i Bitcoin è che di articoli come questi ne abbiamo letti (principalmente in inglese) una marea.
        Io ne avrò letti almeno 30-40.

        Denotano tutti gli stessi errori a cui si è risposto molte volte.

        Ovvio che dopo un po’ diventi poco paziente.

  2. LegendarySkull says:

    Bravo l’autore, ho trovato leggermente fuorvianti le considerazioni, che lasciano trasparire a mio avviso, mancanza di riflessione oggettiva.

    1) Il bitcoin è un protocollo che regola un sistema di pagamento prima, e solo dopo indica una misura e quindi una moneta.

    2)In un sistema deflazionistico come quello prospettato dal Bitcoin ( la quantità di monete è definita a priori e non è soggetta ad aumenti), è implicita la crescita di valore, questo perchè, per sua natura, in caso di aumento della domanda, vi è un naturale aumento di valore.

    3)Non si può restringere e limitare l’azione del Bitcoin a sistema di pagamento o moneta, ad esso è associata una comunità di persone fisiche che sostengono, promuovono, creano, manutengono il bitcoin stesso.
    Il suo valore intrinseco è espresso dalla sicurezza dimostrata, dalla facilità di utilizzo, dalla facilità di trasferimento, e non ultimo da un grado di anonimato elevato.

    Quello che ha avuto costi esorbitanti per la collettività, sono gli elevati costi per la sicurezza, transazioni, riservatezza ( e non anonimato ) del sistema bancario.
    L’autore di questo articolo dovrebbe con lo stesso impeto e veemenza illustrare quali siano gli elementi innovativi e di valore di questa grossa novità e nello stesso tempo sollevare critiche ed obiezioni.

    Tutto ciò invece appare come un maldestro tentativo di deviazione culturale, che non avrà ahimè seguito.

    3)In un sistema

  3. Guglielmo Piombini says:

    L’articolo di Gerardo Coco contiene molti aspetti da prendere seriamente in considerazione. Vorrei tuttavia proporre un paio di repliche:

    1) E’ vero che una moneta dal valore troppo altalenante non può funzionare, ma questo difetto di bitcoin può essere un fatto temporaneo dovuto al suo carattere di assoluta novità.

    Probabilmente il mercato non ha ancora scoperto qual è il vero valore del bitcoin. Se non è falsificabile da qualcuno o controllabile dagli stati i suoi vantaggi saranno immensi rispetto alle valute statali; in caso contrario, perderà quasi tutto il valore.

    Il mercato è un processo di scoperta attraverso prove ed errori, e gli utenti del bitcoin stanno ancora andando a tentoni. Nessuno sa quali saranno le sue potenzialità, e questa incertezza si riflette sulla sua quotazione.

    2) E’ vero che un mondo senza contante in cui la valuta digitale è totalmente controllata dagli stati sarebbe un incubo. Bitcoin è stato però congegnato in maniera decentralizzata, senza un ente di emissione centrale, proprio per renderlo inafferrabile dagli stati.

    Così come gli stati non riuscirebbero mai a prendere possesso dell’intera internet, la stessa cosa dovrebbe avvenire per bitcoin. Come potrebbero i governi mettere sotto controllo i miliardi di computer personali attraverso cui avvengono le transazioni in bitcoin?

  4. Luca says:

    Un articolo davvero interessante e ben scritto, i miei più vivi complimenti Gerardo. Le considerazioni portate all’attenzione sono interessanti. Seguo con interesse il vostro blog per nuovi articoli relativi a BTC.

  5. Pedante says:

    Invece di “valore intrinseco” userei “valore non monetario”. Il valore è sempre soggettivo. Convido lo scetticismo dell’autore. Il tulipano è sempre un bel fiore.

  6. Dan says:

    Eh sì sono un bel po’ di dubbi legittimi oltretutto non sapevo che fossero spuntate fuori così tante valute dopo la litecoin: si finirà che quando una valuta sarà troppo “difficile” da produrre si scalerà via via a quelle più nuove e fresche.

    Il problema che sta alla base è che qualunque strumento si inventi, se dietro ci sono sempre gli stessi volponi, finirà sempre in merda

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