TRADIZIONE E AMBIENTE ANCHE NEL RIFIUTO DEL CONSUMISMO

di FABRIZIO BISSACCO

Caro direttore,

innanzitutto complimenti per l’iniziativa che spero si affermi sempre più come riferimento e luogo di incontro (e scontro) per tutto il mondo indipendentista. Mancava un quotidiano che riempisse il vuoto di quell’area di pensiero indebitamente occupata oggi da altri, per diffondere le tematiche che realmente si ispirano ai concetti di autonomia, di indipendenza, di valori che legano i popoli ai loro territori. Purtroppo, anche tra molti autonomisti, in nome di un presunto progresso, si continua a fare scempio o a richiedere leggi ed interventi devastanti dei nostri territori. Ed è proprio “l’Indipedenza” a difendere spesso queste posizioni. Nucleare, ogm, cementificazione selvaggia, caccia senza regole, tutto per lo sviluppo.

Per certi versi mi sembra l’approccio di Valletta quando nel momento della grande industrializzazione del dopoguerra portò centinaia di migliaia di immigrati al Nord per far funzionare le sue fabbriche, devastando irrimediabilmente la loro e la nostra cultura in nome di un valore assoluto che era quello del progresso. Oggi ne avremmo fatto volentieri a meno.

Anche ai giorni nostri il valore assoluto che viene alzato a vessillo giustificatore di ogni azione è quello del guadagno, dell’economia e, troppo spesso, della finanza. Purtroppo una crisi economica strutturale del mondo occidentale ci pone di fronte alla prospettiva che il nostro tenore di vita, sicuramente molto più elevato del resto del mondo, dovrà comunque essere abbassato. Ma è davvero così terribile o possiamo pensare a ritornare a dimensioni più comunitarie, senza rifiutare progresso e tecnologia in una logica neo-luddista, ma utilizzarli nelle forme corrette? Aldilà delle retoriche della decrescita sostenibile ritengo che i sacrifici che la crisi ci imporrà potrebbero essere anche non del tutto deleteri, come quando il medico ci impone la dieta, dura ma salutare.

Perché l’agricoltura deve guardare all’ogm ed alla grande distribuzione e non privilegiare il biologico, il kilometro zero e la piccola distribuzione? Chi ha esperienze di caccia sa quanto possa essere tossica la carne di un selvatico morto dopo aver sofferto od essere stato intrappolato (come accade con l’utilizzo dei “lacci” da parte dei bracconieri che poi lo vendono ai ristoranti per i turisti della domenica); è lo stesso per gli allevamenti intensivi. Più l’animale soffre, vive male, più la sua carne sarà cattiva. Potrà anche essere una bufala, ma la “neve chimica” è stata confermata dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr ed in ogni caso la certezza è che nelle nostre città si continua a respirare aria terribilmente inquinata. Le energie alternative non sono la risposta? Allora cominciamo anche a consumare meno. Questi sono solo alcuni esempi, ma potremmo parlare di edilizia, di Tav (unica battaglia veramente autonomista, di stampo quasi còrso che si sia combattuta in Italia) e di tanti altri argomenti.

In Piemonte penso che nessuno voglia ripercorrere le esperienze di Casale Monferrato, dove per l’amianto si continua a morire ancora oggi, o dell’Acna di Cengio.

Chi ha iniziato a lottare per diradare il cupo manto di tenebre nazionalistiche che aveva sempre offuscato la storia dei nostri popoli ormai più di venticinque anni fa, non può non ricordare l’opera di Gualtiero Ciola, il quale in un’intervista sosteneva “:”…il proletariato urbano, ormai imborghesito , è aggiogato al carro del consumismo, in nome del quale si sta distruggendo l’ambiente con una velocità frenetica e progressiva , ci sarebbe veramente bisogno di un movimento giovanile che combattesse la mentalità borghese col suo morboso attaccamento al benessere ed alle comodità, esaltando con convinzione e fermezza il ritorno alla terra e la difesa ad oltranza di quanto resta del verde, dei boschi e dei prodotti genuini prodotti dagli ultimi contadini…”. Rielaborare questo pensiero coniugandolo ai tempi nostri potrebbe essere la nuova sfida. Autonomia è amore e difesa del territorio. Non è necessario essere talebani dell’ambiente, ma provare a ragionare in forma differente su questi temi.

Cominciamo a pensare di tornare alla dimensione delle nostre tradizioni. Pensiamo a produrre meglio e meno per mangiare meglio e meno, a ridurre consumi ed inquinamento, a non distruggere ciò che non è nostro, ma che i nostri padri ci hanno dato in prestito affinché lo consegnassimo ai nostri figli. E se non potremmo permetterci viaggi e vacanze potremmo riscoprire come possano essere belle le ferie trascorse a passeggiare per le nostre valli e colline, finora frequentate quasi esclusivamente da svizzeri, tedeschi ed olandesi, senza doversi accodare al turismo pecoreccio di Sharm el Sheik.

Convinto che l’indipendenza non possa essere solo un problema di tasse ed economia, perché allora un’Italia unita e ben amministrata sarebbe la risposta alle nostre istanze (ma non lo è), mi piacerebbe trovare sul vostro quotidiano anche una rubrica, od anche solamente alcuni articoli, che trattino di queste tematiche.

 

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9 Comments

  1. Mario Bruseghin says:

    Bravo BISSACCO
    Condivido in pieno le sue tesi.
    La lotta autonomista-indipendentista non può esimersi dal farsi carico anche di tematiche ambientaliste.
    E’ una contraddizione autentica propagandare l’indipendenza e poi accettare la colonizzazione culturale straniera, il consumismo sfrenato di beni prodotti lontanissimo, il consumo di cibi esotici ecc.
    Evidentemente occorre mediare tra la necessità di avere comunque accesso a beni di consumo globali (telefonino), che non possono essere prodotti localmente, e beni locali (è assurdo importare il latte dalla germania o le arance dal sud-africa in inverno).

    • Mario Bruseghin says:

      Ad integrazione, vorrei aggiungere che gli indipendentisti-comunitari o nazionalisti dovrebbero coniugare intelligentemente la tecnologia moderna con la tradizione per produrre beni di consumo o cibi il più possibile a km. zero.
      Cito l’esempio del pane, un tempo le famiglie contadine si autoproduceva in casa il pane una volta al mese ca.
      Poi col benessere si sono diffusi i fornai di quartiere e, negli ultimi vent’anni, anche questi hanno lasciato il posto ai forni industriali ed ai supermercati (che producono pane congelato in Romania e poi lo biscottano in negozio quando serve) con perdita di qualità e bontà.
      Ma con la tecnologia attuale è possibile fare il pane fresco in casa (come 60 anni fa) addirittura tutti i giorni.
      Oppure, meglio si dovrebbe tornare al fornaio di quartiere, che dotato di attrezzatura moderna e semiauomatica, potrebbe sfonare ogni giorno pane fresco in tante forme e tanti gusti diversi per il vicinato (ognuno spenderebbe un po di più ma mangerebbe cibo migliore e darebbe lavoro ad una persona locale, che a sua volta consumerebbe localmente).
      Lo stesso modello potrebbe essere replicato a decine di altri mestieri che sono stati fagocitati dalla grande distribuzione e dalle grandi industrie.

      Credo che gli indipendentisti dovrebbero porsi tra gli obiettivi quello di incentivare la creazione di quartieri (o modificare gli esistenti) simili ai borghi o contrà di un tempo, eliminando il traffico di passaggio e creando luoghi a misura d’uomo, con spazi comuni di incontro (piazza e centro socialie), servizi comuni (scuola elementare e media, ambulatorio medico, farmacia, bar e ristorante/pizzeria, GAS-gruppi di acquisto solidale ecc.), e le botteghe artigiane a conduzione famigliare (panificio, calzolaio, salumiere, elettricista, informatico, sarto, tappezziere, fruttivendolo idraulico ecc.), e poi l’orto comunitario per consentire l’autoproduzione di parte del cibo.
      Si dovrebbero poi incentivare gli acquisti on line beni e strumenti (TV, lavatrici, telefoni, libri, mobili e vestiti) che potrebbero essere consegnati a casa o, meglio, presso l’installatore del quartiere che poi ne curerà l’installazione.

      In questo modo si porrebbero le basi per una nuova forma di “comunità”: il “quartiere-borgo” dove ognuno conosce gli altri, dove nascono spontanemte forme di auto-assistenza.
      Così si incentiva l’abbandono dell’auto, si riattiva la socialità, si riduce la dipendenza dal petrolio e dalle multinazionali, si consuma in maniera sana e consapevole ecc..

  2. fabio garbolino says:

    Ho sempre pensato che un movimento autonomista dovesse occuparsi esclusivamente di battaglie autonomiste, rifuggendo la tentazione di impicciarsi di questioni che nulla hanno a che vedere con la lotta per l’autodeterminazione (anche per questo sono da tempo scettico sulla creazione di nuovi “partiti” indipendentisti, che in quanto tali finiscono col dover esprimersi su tutti gli aspetti dell’amministrazione pubblica).
    Credo però che questo non valga per la tutela dell’ambiente nel suo complesso (territorio, acque, flora e fauna) da sempre componente… naturale di ogni vera battaglia autonomista. Battersi per la libertà di una comunità significa anche e soprattutto amare il territorio in cui si vive, rispettarlo e difenderlo da chi lo minaccia, magari invocando, come accade in Val di Susa, un “superiore interesse generale” (leggi statale o corporativo).
    Per questo mi unisco all’invito di Fabrizio: dare spazio a queste tematiche non significa andare fuori tema ma, al contrario, contribuire alla nascita di una consapevole cultura del territorio, cosa che (insieme ad altre tante) è da sempre mancata nella Lega.
    Quanto all’amico cacciatore: mi spiace deluderLa ma non mi dispiacerebbe affatto se la “nobile tradizione” cui Lei fa riferimento venisse un giorno affrontata e risolta come sono state risolte altre questioni legate al divertimento popolare nell’uccidere un animale, pensiamo alla messa al bando della corrida tradizionale in Catalogna o della caccia alla volpe inglese (di certo pratiche più tradizionali di quanto possa essere la caccia all’ungulato della Val Bormida).
    E non si preoccupi, per quanti difetti possa riconoscere all’amico Fabrizio… vegano proprio no, mi creda.

    • Marco F. says:

      Sì bravo, invece i vitelli ed i polli di cui ti mangi le bistecche vivono in ambienti bucolici da sogno e, per morire, possono scegliere tra l’eutanasia assistita, l’harakiri…guarda, ripeto, non è questa la sede opportuna per affrontare in profondità certi temi, ma credo che ti troveresti più a tuo agio sui siti personali di Michela Vittoria Brambilla, Francesca Martini, Fiorella Ceccacci Rubino ed altre onorevolissime mignottone animaliste…o se no su quelli di Pannella e dei Verdi.
      Come faccia un indipendentista, sedicente difensore delle tradizioni a schierarsi dalla parte di certa gente e contro la caccia resterà sempre un mistero…

    • Muhamad says:

      ovviamente per la mgaoigr parte degli occidentali viene subito da pensare che gran cagata, gioco da pervertiti . ecc . ma come e’ stato puntualizzato anche nell’articolo, questa serie, come ogni dating-sim e’ fortemente legata alla cultura giapponese, e come tale e’ normale che venga riconosciuta mgaoigrmente da un popolo nipponico.tuttavia dato che sono a contatto con questa cultura fin da quando ero piccolo sono perfettamente abituato a questo tipo di idea, e inoltre devo anche dire che alcuni di questi giochi sono veri e propri capolavori.Specialmente nelle Visual Novel (giochi a testo con scelte e strade da prendere nel corso della storia, con illustrazioni in CG disegnate da artisti delle compagnie) si viene proiettati in storie che hanno dell’incredibile e che molto spesso insegnano addirittura valori che negli altri videogiochi non e’ possibile trasmettere.vi basti pensare che ho trasformato un accanito di call of duty in uno pseudo-otaku in una settimana, dopo avergli fatto provare queste botte XD.ovviamente non mi aspetto che tutti capiscano questo punto di vista, ma non posso non sottolineare che questo livello sia stato in realta’ un sogno che si realizza per molte persone( Loveplus lo ho provato ed e’ divertente per quello XD, certo arrivare a sposarsi con la ragazza del gioco e’ estremo, ma non impossibile se si e’ abituati a vedere ste cose).oh beh,fine della ramanzina, non so perche’ ma mi e’ uscito questo discorso non’appena ho visto certi commenti. Ricordatevi che il giappone E’ UN MONDO A PARTE, un universo completamente diverso dove 1)sono nati i videogiochi,2)dove la tecnologia e’ al massimo livello,3)dove la cultura a volte bizzarra a volte affascinante ha creato una marea di fan occidentali, soprattutto italiani che ogni anno decidono di visitare la famosa terra del sol levante che tanto incuriosisce. fateci l’abitudine.

  3. Fabrizio Bissacco says:

    Marco,
    Non sono cacciatore ma non ho nulla contro la caccia e, soprattutto non sono vegano. Mi spiace non essermi spiegato correttamente (l’obbligo della sintesi talvolta lo impone) ma non volevo assolutamente attaccare l’attività venatoria. Ho infatti parlato di caccia selvaggia nel momento in cui questa va al di fuori delle regole. L’esempio era riferito alla pratica dei “lacci” e, mentre se mi volessi invitare a mangiare un cinghiale preso da te accetterei molto volentieri, uno preso al laccio non lo mangerei. Volevo invece porre l’accento sull’allevamento intensivo dove gli animali conducono vite di sofferenza e le loro carni già così tossiche sono spesso anche avvelenate dall’utilizzo indiscriminato di farmaci, antibiotici, anabolizzanti. Vorrei che tu cercassi però di leggere l’intervento nella sua interezza e complessità; senza necessariamente condividerlo ma senza andare a cercare polemiche dove non ci sono. Ben venga quindi il cacciatore rispettoso dell’ambiente (come sono la maggior parte) e ben venga l’animalista se un giorno saprà alzarsi la notte per andare a fare i censimenti degli ungulati assieme ai cacciatori. Ultima nota: il Movimento Regionalista è un esperienza del passato e, soprattutto, il mio pensiero è personale e non mi posso certo arrogare il diritto di parlare a nome di alcuno, tantomeno degli indipendentisti piemontesi.

    • Marco F. says:

      Grazie Fabrizio per aver precisato il tuo pensiero. Comunque, se mi posso permettere un piccolissimo consiglio, dato che dici di non essere un animalista fanatico, non avventurarti più in digressioni circa l’attività venatoria che potrebbero venire facilmente strumentalizzate dai soliti noti, parlando ad esempio di “caccia senza regole”. Io penso di intendermi almeno un po’ di politica venatoria (e, ahimé, di tutto lo schifo che vi gravita attorno) e posso assicurarti che una definizione come questa potrebbe avere millanta sfumature, a seconda della prospettiva da cui si guarda la tematica e che non sto qui ad illustrare, perché di certo non è la sede più opportuna e sono già spompato dai dibattiti sui siti specializzati, soprattuto ora che, come detto, in Piemonte c’è la minaccia referendum
      Comunque, grazie ancora e scusa i miei toni forse un po’ bruschi, ma come detto sono da tempo impegnato in battaglie con gli animalisti circa il paventato referendum e faccio un po’ fatica, a volte, ad approcciarmi in modo rilassato alla tematica.

  4. Marco F. says:

    Se l’autore della presente lettera, peraltro ben scritta nel complesso, leggerà queste mie poche righe, potrebbe per favore chiarire le motivazioni del suo attacco alla caccia? Forse perché, come dice, la carne di selvaggina è tossica, dato che l’animale ha sofferto? Trattasi forse di uno di quei fanatici vegani che, ogni 3×2, danno addosso ad una delle nostre più nobili tradizioni, appunto la caccia?

    So che questo Bissacco è piemontese e che fa parte di un certo Movimento Regionalista…piemontese lo sono anch’io, ed anche cacciatore. Nella nostra Regione tra pochi mesi potrebbe celebrarsi un referendum che, in caso di vittoria dei sì, porterebbe ad una drammatica riduzione dell’attività venatoria. Gli autonomisti piemontesi si schierano dunque coi fanatici animalisti???

  5. Maciknight says:

    Un pensiero complessivamente ben esposto e condivisibile, rispettoso ed esauriente, che si conclude con una richiesta legittima, che credo che in un modo o nell’altro sarà esaudita …

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