Birmania, vanno a ruba i primi quotidiani liberi in vendita da oggi

di REDAZIONE

Dopo mezzo secolo di attesa, sono andati a ruba: i primi quattro quotidiani privati in Birmania sono spariti dalle edicole di Rangoon già dopo mezza giornata, a conferma della sete di informazione in un Paese appena uscito dalla dittatura. Con altre 12 pubblicazioni attese a breve, l’uscita dei giornali privati rappresenta una delle riforme potenzialmente piu’ d’impatto introdotte dal governo civile; ma il clamoroso successo dell’esordio non significa che il settore sara’ esente da complicazioni già all’orizzonte.

Fino a ieri, dal giro di vite del 1964, gli unici quotidiani ammessi erano quelli statali: il ‘New Light of Myanmar’, in inglese, era una gazzetta di regime dai tediosi resoconti ufficiali e paludati toni orwelliani. Oggi sono usciti ‘The Voice’, ‘The Union’, ‘The Golden Fresh Land’ e ‘The Standard Time’, espressione di diversi interessi politici. Nelle prossime settimane, anche se forse servira’ aspettare fino a luglio, uscirà in versione quotidiana anche ‘D-Wave’, l’attuale settimanale della ‘Lega nazionale per la democrazia’ di Aung San Suu Kyi. Il nulla osta ai quotidiani privati arriva sulla scia di altre riforme che negli ultimi due anni avevano già concesso alla stampa un maggior raggio d’azione. Prima del rilascio di Suu Kyi nel novembre 2010, menzionare la ‘Signora’ o pubblicare la sua foto era impensabile. Ma progressivamente le riviste, oltre a crescere di numero, hanno potuto osare sempre di più, finché l’anno scorso è stata abolita la censura preventiva. Nel nuovo panorama giornalistico, ora persino il ‘New Light of Myanmar’ e’ in cerca di investitori privati per rilanciarsi. Ma nonostante gli innegabili progressi, gli ostacoli non mancano.

Il passaggio da zero a 16 quotidiani comporterà un’inevitabile selezione delle pubblicazioni capaci di mantenere le pubblicazioni con continuità. L’improvvisa domanda di giornalisti ha evidenziato la mancanza di talento da formare per il mestiere, in un Paese fortemente gerarchico e privo di una tradizione di domande scomode al potere. Le arretrate infrastrutture birmane, dalla precaria rete elettrica alle strade disastrate, rendono al momento impossibile una diffusione nelle vaste aree rurali. I giornali dovranno inoltre trovare il modo di coniugare profitto stampa e digitale; al momento la penetrazione di internet e’ bassissima, ma cresce in modo esponenziale anche grazie ai telefonini. Soprattutto, malgrado le riforme, sulla carta il settore rimane regolato da norme concepite dalla giunta militare. Una nuova legge organica e’ in via di preparazione, ma sara’ comunque redatta da una classe politica formatasi durante il regime. Negli ultimi mesi i giornalisti birmani hanno protestato compatti contro una bozza preparata dal governo senza nemmeno consultarli, che in sostanza reintroduceva la censura dalla finestra. In seguito alle lamentele, un ministro ha fatto capire che il testo sara’ emendato. Se le vendite rimarranno sostenute come fa sperare il primo giorno, dai lettori potrebbe venire un’arma di pressione in più.

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