Bianchini: viva la nazione. lindipendenza: senza il Nord viene giù tutto. Parola di ambulante

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di SERGIO BIANCHINI – Anche la vicenda di Sanremo svela ancora una volta la scissione tra “popolaccio” e intelligentini “colti e razionali”. L’ostinazione dei mondialisti nell’opporsi al sentimento nazionale ha dell’incredibile e dell’inquietante. Il loro nemico è il concetto stesso ormai di nazione. E si avventano contro qualunque considerazione connessa all’interesse nazionale confutandola sdegnosamente o deridendola e disprezzandola.

Il fatto che Salvini riscuota grandissimo successo nella dissuasione degli importatori di africani per loro è la prova dell’imbarbarimento del popolaccio e del cinismo di chi lo sostiene per fini egoistici. Naturalmente di questo sentimento loro se ne impipano.

Il fatto di aver importato in tre anni 600.000 giovanotti allo sbaraglio per loro non significa niente, anzi proprio quella cifra, 200.000 all’anno era stata codificata nel progetto dell’intelligentissima e serafica Milena Gabanelli che si era lanciata apertamente nell’indicazione di una assunzione di 20.000 impiegati per gestire la massa proprio pari a 200.000 annui di “salvati”. Ovviamente la pillola era addolcita dicendo che contemporaneamente bisognava convincere l’Europa intera alla redistribuzione dei 200.000 annui magari annientando i governi ostili alla condivisione. Il prelievo intano doveva però continuare.

I cinque stelle avevano scelto proprio la Gabanelli come candidata alla presidenza della repubblica e al suo rifiuto nientemeno che Gino Strada e poi ad altro rifiuto su Stefano Rodotà.  La lettera di Conte e Di Maio in appoggio alle scelte attuate da Salvini contro le ONG ha quindi oggi un significato quasi miracoloso e dimostra che alla fine l’opinione pubblica crescente ottiene qualcosa. Alla fine anche il popolaccio, se non ascoltato, si impone.

L’aumento della opposizione a queste politiche dell’umanesimo militar- militante, di cui oggi ai confini del Venezuela vediamo la piena esplicazione, ha portato all’annientamento della sinistra italiana e si può tranquillamente ipotizzare che presto produrrà sconvolgimenti anche nella chiesa cattolica la quale media ormai su tutto ma non transige e condanna i sentimenti maggioritari di irrinunciabile autodifesa degli italiani.

Gli antinazionali sono davvero testardi e implacabili. Da un lato fanno pena ma dall’altro irrita il loro falso umanesimo che non vede la grande sofferenza prodottasi in Italia dove il tenore di vita e la sicurezza sono ormai in continuo calo da più di dieci anni.

Basterebbe analizzare proprio gli eventi del fascismo, del nazismo, dell’internazionale comunista e delle vicende relative alla seconda guerra mondiale ed agli anni successivi fino al 1989 per comprendere come la nazione sia ancora un livello organizzativo vitale e irrinunciabile dell’umanità.

La Cina, il più grande prodotto del nazional comunismo, descritto e codificato da Togliatti con le famose “vie nazionali al socialismo”, svetta ormai nel panorama dello sviluppo mondiale. I sapienti, razionali, scientifici negatori ostinati e dogmatici della nazione sono costretti a temere e odiare la pianta più vitale nel giardino del mondo moderno. Amando, ma per dispetto, qualunque nazione che si opponga alla propria.

 

di STEFANIA PIAZZO – Caro Bianchini, Salvini ha il vento in poppa certamente perché sa armeggiare bene la comunicazione ma fondamentalmente perché in Italia non esiste una opposizione. Il voto in Abruzzo fa al caso nostro. La Lega avrebbe raddoppiato i suoi consensi se in Abruzzo la sinistra avesse ben governato? Se avesse ricostruito e spazzato via le macerie che stazionano lì come la classe politica italiana?  Avendo trovato macerie, ha avuto gioco facile a fare cappotto. A rimorchio sono andati gli alleati. Ma è il populismo il problema. Non risolve. Promette. E sotto questo macigno i primi a cadere sono stati i 5Stelle, imbarazzanti convitati di pietra della corsa a palazzo chigi del leader leghista. Che affabula, convince soprattutto con la sua personalità. Ha preso in mano il tricolore, che era un simbolo del patriottismo destroide, del tifo della nazionale, e ha fatto la guerra a tutta l’Europa intera. Il problema è che per difendere davvero la nazione serve difendere la sua economia. Non si vive di pane e decreti sicurezza. L’unica vera riforma che doveva partire per prima era quella della flat tax. Ma lì non si tocca il tasto. Perché se si cambia il regime fiscale, della nazione di Salvini dalle alpi alle piramidi resta poco. E in questa nazione, il Pil non arriva dall’Abruzzo. Ma da quella macroregione che è sparita dal mappamondo del Parlamento. E dalla campagna elettorale che non può guardare in faccia la realtà. La recessione, la produzione che cala, e un paese povero che si illude di farcela solo perché sono diminuiti gli sbarchi.

Se il governo avesse davvero voluto fare qualcosa per rendere giustizia a chi lavora, avrebbe dovuto partire dai mercati. Non è da lì che arriva forse la prima Lega di Salvini? Quella tutta banchetti e volantini tra la gente? E allora mandino l’annonaria a controllare cosa gira nelle strade, ripuliscano i mercati, diano dignità agli ambulanti. Anche chi si fa il culo la mattina, va a votare. Non per le promesse, però…

 

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