Bianchini: caro direttore de lindipendenza, la sola via d’uscita è la macroregione, non la secessione

macroregione

di SERGIO BIANCHINI – Cara Stefania, ha fatto bene ad evidenziare il mio discorso e aggiungere la sua autorevole risposta. Le nostre due tesi non sono affatto in contraddizione, anzi sono le due facce del rapporto del Nord con l’italia e contemporaneamente della sua lotta contro l’ingiusta rapina fatta dallo stato contro il nord (http://www.lindipendenzanuova.com/bianchini-viva-la-nazione-lindipendenza-senza-il-nord-viene-giu-tutto-parola-di-ambulante/).

Io non ho detto viva l’Italia con l’orgoglio nazionalista di chi la esalta. Anzi sono perfettamente coscio dello stato disastroso sotto il profilo organizzativo e morale di un paese che vive con palesi ingiustizie territoriali ed è arrivato a soffocare il nord produttivo. Ma la prova che l’Italia come nazione esiste è in primo luogo nel fatto che mai, in nessuna regione del nord, il secessionismo ebbe la maggioranza. La lega stessa oscillava continuamente tra secessione, federalismo, destrismo berlusconiano senza trovare una via d’uscita.

Mai la Lega intraprese davvero la strada federalista del riconoscimento della macroregione nord nell’ambito di una trattativa onesta e vigorosa con il resto del paese.

L’impeto è sempre stato secessionista, ma un secessionismo disperato e disilluso che non produce idee forti. E ancora oggi, anche tra le righe dell’indipendenza affiora costantemente questo desiderio ormai infantile. Che è un desiderio figlio dell’impotenza politica, per cui le richieste avanzate sono poi del tutto generiche e quasi lacrimosamente polemiche.

Io ho sempre cercato di coniugare l’evidenza del fatto che la secessione è impossibile perché non desiderata nemmeno al nord, con la giusta rivendicazione del cambiamento della politica iniqua dello stato unitario che vede l’occupazione totale dei posti pubblici e la rapina di metà della ricchezza prodotta al nord usando il meridione come riserva di truppe elettorali e di fruitori della carità statale.

Una situazione ormai insostenibile e compresa chiaramente anche in vasti strati dell’opinione pubblica del centro sud.

Non ho alcuna ammirazione per Salvini e Giorgetti che hanno operato subdolamente per cambiare la natura della Lega senza evidenziare e risolvere le contraddizioni, con condotte trasformistiche ed opportunistiche di tipo Andreottiano. Sul problema specifico della scuola, di cui ero in radio padania il  principale rappresentante, ho verificato personalmente la scorrettezza di dirigenti che rifiutavano con me qualunque confronto. A Salvini consegnai personalmente una lettera che mi promise di leggere. Altrettanto feci con Giorgetti; uguale promessa ma nessuna risposta. E così con Maroni. I giovani padani poi alle mie domande su cosa facessero nelle scuole rispondevano in silenzio.

Non vedo in Salvini un impianto concettuale chiaro. Su molte, troppe cose, improvvisa. Ad esempio io sul Venezuela non sono d’accordo nel sostenere l’umanesimo militar militante degli USA.  Ma parallelamente ha tifato per la Corea e per la Russia. Sulla scuola il ministro leghista da lui sostenuto fa pena ed è arrivato a quello che io indicai come il cavallo principale del meridionalismo e cioè il tempo pieno obbligatorio.

Ma la lotta davvero poderosa (per ora) di Salvini contro gli importatori di Africani merita rispetto e sostegno anche da parte dei difensori della macroregione nord. E su questo io non ho dubbi. E questo è un interesse prioritario del nord al quale si è associato finalmente anche il centro sud che prima difendeva l’africanismo proprio in funzione anti nordica.

Allora dico, se la prospettiva di Indipendenza è ancora la secessione si dichiari e si assuma l’impotenza e il vuoto di idee di quella ipotesi. Altrimenti quale è?

Io la mia ipotesi la dichiaro apertamente e facilmente e cioè vedere le tre italie in azione, come di fatto sono ed individuare strategie ed alleanze e programmi capaci di incidere in questa situazione. Alcuni obiettivi li ho indicati sia per la scuola che per lo stato in generale. Quelli per la scuola li ha rinfrescati lei ieri. Per lo stato ho proposto che il personale pubblico in ogni macroregione sia almeno al 50% di quella macroregione e che negli apparati centrali ministeriali il personale sia proporzionalmente diviso tra le tre macroregioni.

Vorrei sentire altre idee su questi livelli .  Saluti e grazie

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