Tutti i disastri del “Titolo V” della Costituzione italiana

di CLAUDIO BERTOLAZZI

Prima o poi (meglio prima) bisognerà affrontare una questione costituzionale tanto importante quanto trascurata: se Amato, oggi in odore di candidatura al Colle,  non avesse modificato “in articulo mortis” (nel 2001, il governo sarebbe caduto dopo pochi giorni) e con pochi voti di scarto il Titolo V della Costituzione, oggi il Paese potrebbe essere in condizioni certamente migliori.

Per chi non lo ricordasse, questa sciagurata modifica ha comportato che varie materie, tra cui la gestione del territorio, fossero assoggettate a “poteri concorrenti” (e quindi paritari) tra Stato, Regioni, Province e Comuni. Inoltre veniva attribuita a Regioni ed enti locali la possibilità di imporre tributi a discrezione, mentre in precedenza tale facoltà era fortemente limitata.

Ovviamente TUTTI gli enti “concorrenti” si precipitarono a  legiferare ed a creare nuove strutture per gestire le nuove competenze con un ovvio e gigantesco incremento della spesa. In sostanza, se lo Stato emana una legge, poniamo, sull’altezza massima (o minima) dei fabbricati, né le Regioni né i Comuni sono tenuti ad osservarla e possono con proprie leggi o regolamenti disporre l’esatto contrario. Conseguenze?

Azzeramento della scala gerarchica tra Stato, Regioni ed enti subordinati, enorme incremento della confusione normativa e proliferazione esponenziale di un apparato burocratico tanto potente (nella confusione chi comanda è chi giudica, e il giudice è il burocrate che rilascia l’autorizzazione o riceve la pratica) quanto incompetente. Ultimo, ma non ultimo, l’intasamento perpetuo della Corte Costituzionale, costretta a rincorrere i continui conflitti di competenze tra privati e istituzioni e tra le istituzioni stesse. E la modifica fu vantata dal governo di centrosinistra che la varò, e che oggi finge di ignorarla, come ” federalista”.

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4 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Ma vedi … anche di questa stronzata dobbiamo ringraziare Amato. Hai fatto bene a ricordarlo, già era nella mia lista nera, ma ora a maggior ragione.
    A Fabio Guidotti dico che federalismo è fare quel che si vuole, incassare i quattrini dai propri Cittadini e spenderli sul proprio territorio, salvo un tot che vendono destinati allo stato federale. Questa norma è solo una presa per i fondelli atta a dar fumo negli occhi ai Cittadini ed a far loro rimpiangere un governo centralizzato.

  2. fabio ghidotti says:

    non diciamo stupidagini centraliste!!!!!
    Può darsi che la competenza concorrente tra Stato e Regioni su alcune materie possa creare problemi. Ma sarebbe la sola faccia negativa di una riforma che ha riconosciuto (almeno sulla carta) la non coincidenza tra Stato e Repubblica e la “potestà legislativa” delle Regioni. Ha cioè introdotto nella carta fondamentale elementi di prefederalismo. Certo che per un separatista è troppo poco; ma è l’unico aggancio istituzionale che in un ipotetico domani secessionista potrebbe essere utilizzato come nell’ex-URSS (che Gilberto Oneto usa come precedente storico proprio oggi su questo giornale…)
    Tornare indietro sulla riforma del Titolo V sarebbe un ritorno a un passato peggiore. Non a caso i peggiori nemici del testo attuale sono i fascisti dichiarati o quelli nascosti dietro un’indegna e falsa camicia rossa, con la quale si dichiarano più a sinistra del PD…

    • caterina says:

      questo aggancio in Veneto oggi è la nostra forza: infatti si chiama già legge 342 quella che il Consiglio è chiamato a promulgare sul referendum… o bocciare,,, ma boccerà sè stesso se lo dovesse fare…e allora sì che son dolori…

    • Ovviamente non si tratta di “tornare indietro”, ma di rimodificare la modifica in modo che il sistema possa funzionare. i “poteri concorrenti non funzionano perchè non consentono di sapere chi deve fare cosa ed imballano la macchina dello Stato. Semmai è fuorviante presentare la modifica come riforma federalista: un vero federalismo si può attuare solo attribuendo ai vari enti poteri “esclusivi” su qualsivoglia materia ed alle diverse scale d’intervento. Il problema non è quindi di natura politica ma tecnica (e su questo l’amico Oneto concorderà..): il Titolo V° della Costituzione va riscritto ma, stavolta, da qualcuno che sia in grado di farlo per bene.

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