Bersani, un uomo che vuole fare concorrenza a Crozza

di DANIELE VITTORIO COMERO

Domenica scorsa, Pierluigi Bersani ha inviato una lettera a milioni di elettori, diffusa via web, a tutti quelli che hanno partecipato alle primarie del novembre e dicembre scorso. La lettera inizia così:

“Cara elettrice, Caro elettore, 
Con le primarie abbiamo bucato il muro del silenzio che per anni aveva circondato le nostre iniziative. Ma il metodo dell’apertura e della partecipazione è stato lo stesso che il Partito Democratico ha utilizzato per preparare nel tempo i documenti programmatici che oggi ci consentono di proporci con consapevolezza e fondatezza alla guida del Paese. Lo stesso che ci ha consentito di vincere le elezioni amministrative e di prendere la guida delle grandi città, nel Mezzogiorno, come in tutto il Nord. Lo stesso che ci ha consentito di contribuire in modo determinante alla caduta di Berlusconi….”

 Un testo difficile, la cui parafrasi non è facile, meno male che in rete si trovano degli interpreti, esperti nelle allocuzioni bersaniane come il sito http://nuovoeutile.it/, che spiega bene:

Cara elettrice, Caro elettore,

(dai, Bers, perché mi chiami “elettrice” in questa maniera così distaccata, come se fossi una sconosciuta-portatrice-di-voto qualsiasi, e non una che ha fatto due volte la fila al gelo per votare   –  e, per inciso, votarti  –  alle primarie, e ha zampettato nella neve per rivotare alle primarie regionali? E poi, benedetto uomo: perché mi metti una maiuscola dopo la virgola? E, qui sotto, di nuovo?)

Con le primarie abbiamo bucato il muro del silenzio
(ehi, è il muro del suono quello che si buca. Il muro del silenzio, di solito, si rompe: bucarlo non basta. Ma nelle metafore, si sa, ti capita di inciampare. Tranquillo: ti voglio bene lo stesso.)

che per anni aveva circondato le nostre iniziative.
(… quali anni? Quale muro del silenzio? Quali iniziative? Non capisco: mi stai dicendo che le primarie sono state un’ideona mediatica che ha procurato un sacco di share e non, come credevo, un grande, moderno, entusiasmante, vincente esperimento di democrazia partecipata? E mi stai dicendo che, prima delle primarie, nessuno ti si filava? Tu, il segretario del primo partito del paese? … su, dai, non fare così).

Ma il metodo
(perché un “ma” avversativo? Questa frase non nega o limita la precedente, ammesso che la precedente abbia un senso, e che anche questa ce l’abbia)
dell’apertura e della partecipazione è stato lo stesso che il Partito Democratico ha utilizzato per preparare nel tempo i documenti programmatici
(traduco dal burocratese: “nel tempo” – e se lo dici così sembrano anni, decenni, ere geologiche… – hai preparato un programma che, chissà perché, chiami “documenti programmatici”, e l’hai fatto consultandoti coi cittadini. Se, già che c’eri, mi ricordavi quando e come, ero più contenta. E anche se mi mettevi un link alla sintesi del programma, visto che siamo sul web e si può.)

che oggi ci consentono di proporci con consapevolezza e fondatezza alla guida del Paese.
(sono i documenti programmatici a “consentirti di proporti”? Sembra che tu abbia scritto un programma, vabbe’, partecipato, e che poi gli abbia chiesto il permesso: a lui, il programma. Ma forse intendevi dire “forti di questo programma, oggi ci proponiamo…”. E poi: so già che sei una brava persona, ma da te alla guida del paese mi aspetto molto più che consapevolezza e fondatezza. Vorrei che tu adesso mi confermassi che hai un’idea per lo sviluppo, la migliore, e che sei capace di realizzarla.)

Lo stesso che ci ha consentito di vincere le elezioni amministrative e di prendere la guida delle grandi città, nel Mezzogiorno, come in tutto il Nord.
(qui il soggetto sarebbe sempre “il metodo dell’apertura e della partecipazione”. E dai, sei davvero troppo modesto: prima chiedevi permesso al programma, ora attribuisci il merito delle vittorie elettorali al metodo. E i militanti? Il partito? La credibilità dei candidati? Le pratiche di buon governo? …tu, che sei un bravo leader? Tutti noi che abbiamo votato?)

Lo stesso che ci ha consentito di contribuire in modo determinante alla caduta di Berlusconi.
(Il modo in cui “lo stesso” metodo della partecipazione che hai impiegato alle primarie  ti avrebbe un anno prima “consentito” – sai una cosa? Dovresti cancellare il verbo “consentire” dal tuo vocabolario – di far cadere Berlusconi mi risulta piuttosto oscuro.)

Insomma, si capisce quello che vuole dire, nonostante sia una lettera in “bersanese” stretto. Certo che rappresenta un richiamo irresistibile per la rete. Nel web si diffonde la sensazione che non sia  più solo un problema di “bersanemi” improponibili, o di costruzioni linguistiche azzardate, ne delle parole o delle tante e oscure e simpatiche metafore inventate sul momento da Bersani.

C’è una solida e lunga tradizione nella sinistra, iniziata con la “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria, nell’uso distorto delle metafore, che non può essere imputata a Pierluigi.

Invece, serpeggia il dubbio che il vero obiettivo del segretario PD sia un altro. Pare che sia il suo chiodo fisso: quello di fare concorrenza a Crozza e al suo fortunato programma su La7. Per questo si è dimenticato dello “sgarro” di Monti, che gli aveva giurato che non si sarebbe mai candidato e invece eccolo lì a rubargli voti come una sanguisuga.

 

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2 Comments

  1. Marco says:

    Altre uscite caratteristiche del pupazzo crozzian – bersaniano sono quelle del finto indignato, tipo “sbraniamo chi ci attacca”, riguardo al controllo di MPS, e “andiamo giù di badile con chi fa la spesa con i soldi pubblici”, riferendosi ai rimborsi ingiustificati dei consiglieri regionali; il tutto messo penosamente in scena da uno che è in politica da una vita!

    Ci vorrebbe in sottofondo la povera claque crozziana con un bel coretto: “sceeeeeeeemo – sceeeeeeeemo – sceeeeeeeemo”.

  2. wow says:

    Questo non sa neanche dove abita

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