Elezioni: la finta caccia al Porcellum” e il colpo grosso del “Caimano”

di DANIELE V. COMERO

Una certezza c’è in questo mondo in continua ebollizione: quando arriva l’ora di cena Pier Luigi Bersani  si accomoda nelle case degli italiani. Ormai è una consuetudine, da mesi: tra settembre e novembre per le primarie, poi per il ballottaggio delle primarie, poi a dicembre ancora per le parlamentarie con il Natale compreso, breve pausa per il capodanno. Ieri è stato ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7, rieccolo di nuovo in pista come candidato premier per le politiche, per far capire agli italiani, seduti a tavola, di che pasta è fatto il futuro “vincitore” delle elezioni politiche del 24 febbraio.

Alle 21.03 esatte Bersani annuncia che ci sarà un’apertura delle candidature verso il mondo degli intellettuali cattolici, confermando l’ipotesi fatta di un PD che si sta velocemente trasformando in una nuova DC, in un partito dai contorni indefiniti, quasi un non-partito, che ha come obiettivo principale l’occupazione del centro del sistema politico. Infatti, subito dopo annuncia orgoglioso i nomi degli ultimi due “nominati”, quelli che verranno inseriti in una zona di sicura elezione in quota alla sua segreteria: il direttore generale della Confindustria di Roma, Galli, e il vice segretario generale della CISL, soffiato ai montiani. Da aspirante premier, sottolinea nuovamente il carattere plurale del partito e dice: “Sento tutti che vogliono abolire il porcellum. Io volevo abolire il porcellum. Ma visto che è rimasto, con le primarie l’abbiamo ammazzato”.

Eh no, questo è grossa, diventa difficile mantenere un decoroso auto controllo, per cui è meglio spegnere il televisore, evitare il caffè e fare una passeggiata. Il sistema elettorale attuale, il “porcellum”, è rimasto perché il PD ha fatto di tutto per tenerselo, come è evidente dalla rilettura delle vicende parlamentari di questo ultimo anno, che questo giornale ha ben documentato. Però, c’è una novità rilevante, un’altra innovazione introdotta dai democratici al sistema del porcellum, dopo il rito delle primarie, il rito delle parlamentarie, Bersani tira fuori dal cappello il rito della nomina. C’è qualcosa di mutuato dal Vaticano, nelle procedure per la nomina dei vescovi, con una preventiva consultazione molto riservata, uno spintonarsi al riparo da occhi indiscreti e infine l’annuncio pubblico. Così avviene nel PD per i nuovi parlamentari “nominati” da Bersani, pubblicamente davanti alle telecamere, due o tre per sera.

I militanti veri, non quelli virtuali, apprendono dalla TV ciò che nessuno dice in sezione, ovvero quello che il vertice ha deciso per loro. Proprio l’esatto contrario dello spirito della partecipazione e della scelta democratica, come dimostra anche il salvataggio di massa operato con la vecchia nomenclatura del PDS e dei Popolari trasferitasi arma e bagagli nel nuovo PD. Non è solo il PD, anche gli altri partiti sono allineati sullo stesso sistema. Ha ragione Magdi Allam a scrivere sul Giornale di lunedì scorso che “se volessimo immaginare quale sarà l’Italia della ‘Terza Repubblica’ potremmo fare riferimento ai primi provvedimenti che i tre principali leader dicono che assumeranno qualora dovessero diventare il nuovo capo del governo. Per Monti sarà ‘una legge elettorale seria’, perché ‘questa non è degna di un Paese come l’Italia’. Per Bersani ‘sarà assicurare che chi nasce qui figlio di immigrati è italiano’. Per Berlusconi ‘l’abolizione dell’Imu (Imposta Municipale Unica) al primo Consiglio dei ministri’.

L’idea di Monti sulla legge elettorale si commenta da sola, visto che è stato lui che ha chiuso in fretta e furia i lavori parlamentari l’8 dicembre, impedendo così la giusta conclusione delle riforme avviate e la stesura della nuova legge elettorale in discussione da molti mesi. Nessun contribuente ha voglia di scherzare, dopo la stangata di dicembre, con l’esoso pagamento del saldo dell’IMU, su questa tassa. La trovata del Cavaliere sull’abolizione dell’IMU sulla prima casa, rischia di diventare la prova provata della sua assoluta mancanza di pudore. La TV sta giocando un ruolo enorme in questa campagna elettorale, ma anche, per dirla alla Veltroni, dei brutti scherzi. Più la TV, la radio e il web sono occupati da loro, più è evidente che Bersani, Berlusconi e il novello trio “Sciagura” (Monti, Casini e Fini) sono sodali nel tenere in scacco il Parlamento e la guida di questo Paese soffocato dalle tasse. Sembra incredibile, ma la partita delle elezioni politiche si sta giocando su un dettaglio tecnico: l’incoerenza del sistema elettorale tra Camera e Senato. Un grave difetto sperimentato già con Prodi nel 2006.

Come è noto il sistema della Camera assicura comunque un vincitore, assegnando il “premione” di 340 seggi alla prima coalizione, mentre al Senato ogni regione ha un suo premio regionale, per cui la quota assegnata ad una coalizione dipende da regione a regione, con una certa analogia al sistema del Congresso americano. Questo è il motivo che sta rendendo importanti alcune regioni – Lombardia, Campania e Sicilia – nella disposizione della campagna elettorale. Se la regione è grossa, il premio in seggi è corposo, altrimenti la differenza è lieve. La Lombardia ha diritto a 49 senatori, con un premio di 27 seggi alla prima coalizione, la rimanenza andrà suddivisa tra le altre liste e coalizioni che supereranno le soglie di sbarramento. Senza scendere nei meccanismi complicati del porcellum, in questo modo è stata creata una sindrome detta della “anatra zoppa”, che tende ad azzoppare, ad appiattire le coalizioni in gioco. Questo aspetto tecnico ha spinto Silvio Berlusconi a giocare il tutto per tutto al Senato. Ha rincorso la Lega Nord di Maroni per tutto dicembre, fino alla riunione finale dell’Epifania, dove è riuscito a mettere il sale sulla coda alla dirigenza leghista.

Oggi la stampa parla del nuovo patto PDL-Lega e in parallelo si legge del profondo dissenso che manifesta la base leghista, esattamente come per le regionali del 2000. Il segretario lombardo Matteo Salvini ha dichiarato a Repubblica che l’obiettivo della Lega è tenere il 75% delle tasse al nord, per cui “queste cose sono più importanti delle menate di chi ci rimprovera di non essere riusciti finora a incidere a sufficienza sulle questioni che riguardano il portafogli della nostra gente. Il federalismo che volevamo è stato bloccato..”. Insomma, per Salvini non sempre la base ha ragione, va bene solo quando applaude festante la sua elezione a leader del movimento.

Il sociologo Luca Ricolfi, che qualcosa in più di Salvini ha studiato e scritto, rimarca su La Stampa di oggi che lo slogan di Salvini e Maroni “trattenere il 75% delle tasse dei padani al Nord”  è un evidente sintomo di un definitivo abbandono dei principi del federalismo, dando così una prova inoppugnabile della sua trasformazione in partito della spesa pubblica. Ricolfi ricorda alla massima dirigenza della Lega che le tasse non vanno “trattenute” ma “restituite“, cioè vanno abbassate, stop, tutto il resto è propaganda per la sedia. La base della Lega ha ben capito che il movimento sta scivolando verso una direzione pericolosa, protesta e dissente. I commenti ai vari articoli in rete sono tutti molto critici, come quello di Wanda ad un articolo di Gilberto Oneto, apparso ieri su questo giornale: “Non vorrei passare per quegli arroganti che sanno tutto (ma non c’e rischio, visto che altri prima di me qui hanno scritto inascoltati la stessa cosa) ma sta sceneggiata Berlusconi-Maroni si poteva evitarla. Maroni e la Lega si sono messi d’accordo con Silvio spingendo per evitare che il cavaliere facesse il premier lasciandogli così la via d’uscita di non andare incontro alla sconfitta in veste da premier… Non capite il gioco? Ma siete d’accordo o che altro? La Lega è l’utile idiota di Berlusconi.”

La lettrice è indubbiamente molto acuta, ha colto nel segno.

Il “Caimano” ha dimostrato di meritarsi in pieno il titolo acquisito sul campo, con una sola mossa ha fatto due volte centro, ha realizzato un colpo grosso piegando a suo piacimento la dirigenza della Lega, troppo preoccupata di occupare sedie che teme di perdere.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

4 Comments

  1. gibuizza says:

    Se con il 75% che resta in Lombardia si dovessero fare (e si faranno) asili gratis, medicine gratis e assistenza agli anziani gratis non è come se i soldi ritornassero nelle tasche di chi ha bambini piccoli, malati e anziani? Questo il primo anno, poi, avanzando una quantità industriale di soldi, il passo successivo sarà anche quello di lasciare in tasca un poco più di soldi ma solo il primo passo mi sembra eccezionale. Purtroppo qualcuno preferisce altri forestali in Calabria, altri netturbini a Napoli altri spalatori di neve in Sicilia, ecc. ecc. ecc..

  2. Antonino Trunfio says:

    mandate a dire a maroni e salvini che l’unico posto legittimo dove occorrebbe promettere di trattenere i soldi delle tasse, sono le tasche dei legittimi proprietari.

  3. fracatz says:

    ogni bobbolo ha la sua giusta collocazione
    non per niente noi siamo mediterranei e consanguinei con greci, spagnoli, portoghesi, marocchini, algerini, tunisini, egiziani, libanesi, turchi

Leave a Comment