Bernardelli, sul Po tornano i nostalgici della secessione: ora o mai più

di GIANLUCA MARCHI

Domenica, prossima, a 16 anni dal primo e grande raduno sul Po organizzato dalla Lega, c’è qualcuno che sul grande fiume ci ritorna. Sono quelli dell’Unione Padana che, a partire dalle 11 al Ponte della Becca (provincia di Pavia), organizzano la Festa dei Popoli Padani.Ne parliamo con Roberto Bernardelli, presidente di Unione Padana.

Che signignificato ha questa Festa dei Popoli Padani?

Diciamo che quello di domenica in realtà è un raduno di nostalgici, nostalgici del progetto politico della secessione. Questo stato centralista con le sue tasse più alte del mondo, con una burocrazia asfissiante, con una giustizia che non ha tempi certi, dove non c’è certezza del diritto, con un sistema del diritto del lavoro medioevale, ci sta ogni giorno di più riducendo sul lastrico. Abbiamo ogni giorno circa mille disoccupati in più non è poca cosa e soprattutto una divaricazione sempre più ampia fra l’economia del Nord e quella del Sud, sempre che al Mezzogiorno ci sia anche una economia reale e non solo o quasi un’economia legata all’assistenzialismo e a quella che è la maggiore industria del Paese, le mafie. Avendo noi in Lombardia raggiunto recentemente i dieci milioni di abitanti ed essendo il Pil del Lombardo-Veneto, unito a quello del Piemonte, quello che sostiene il Paese, è arrivato il momento, complice la crisi internazionale che colpisce anche il Nord pesantemente, di rompere questo legame innaturale con una parte, il Sud, che non riesce a uscire dall’assistenzialismo. Un esempio d’attualità è quello delle miniere del Sulcis, volute da Mussolini ai tempi dell’autarchia e hanno sempre prodotto un pessimo carbone troppo carico di zolfo. Oggi ci sono tecnici illustri che vanno ripetendo ciò e continuare a illudere i lavoratori che possano avere un futuro è prenderli in giro, per cui poi le strade diventano quelle degli ammortizzatori sociali, senza cercare invece nuove situazioni che possano portare a nuova occupazione, situazioni che dovrebbero essere legate alla potenzialità della Sardegna, cioè turismo, agricoltura e quant’altro. Questa è l’Italia purtroppo, dove si pensa di rivitalizzare sempre qualcosa che non può più stare in piedi.

Questo è totto l’occhio di tutti. E comunque sembra che, nonostante la crisi si faccia drammatica, qui al Nord non ci si avvicini mai al punto di rottura. Nei giorni scorsi a Barcellona un milione e mezzo di catalani sono scesi in piazza a sostegno de l’indipendenza perché si rendono conto che non ce la fanno più a versare a Madrid 16 miliardi in più di quel che ricevono. Da noi nulla. Si mugugna e si paga. Forse perché si continua ad attingere al fieno in cascina, ma poi anche quello un bel giorno finisce…

Aveva ragione Gianni Brera che definiva i lombardi e i padani come la “barca di cuiuni”, una definizione che ben si ricollega ai corsi e ai ricorsi storici, con i nostri cittadini che sono sempre stati spremuti dai governanti di passaggio e che non si sono mai ribellati. Adesso penso si sia arrivati a un punto di rottura: non è più possibile continuare nel mugugno senza far nulla, perché il salame sta finendo e poi ti rimane solo il sapore del salame. I mille disoccupati in più al giorno sono l’effetto della chiusura delle aziende, fenomeno che si concentra più che altro al Nord. E dopo chi dovrebbe mai investire qui per riaprire aziende? Nessuno. O meglio il capitale straniero puà arrivare in Italia non per aprire nuove aziende, ma per acquisire a costi risibili quelle ancora aperte con l’intento di chiudere o comunque di eliminare la concorrenza. Fatto salvo alcuni settori, ovviamente. Questa è la drammatica e tragica realtà. Anche l’esasperata spremitura realizzata dal governo Monti, non porta da nessuna parte, se non forse verso l’esasperazione degli animi, e ciò alla fine potrebbe essere paradossalmente anche un bene.

Il mugugno e il disimpegno politico sono le cifre che sembrano caratterizzare molti cittadini in questo momento…

Quello di non andare a votare sarebbe solo un gran favore fatto alla classe politica che ha fallito, che ci ha condotto in queste condizioni e che adesso cerca di riciclarsi per rimanere in sella. Ai politici romani dell’astensione non può fregare di meno, perché cmunque argomenterebbero che ci stiamo avvicinando alle percentuali del mondo anglosassone. La gente deve capire che se vuole punire la classe politica l’astensione è la peggiore scelta che possa fare.

Quale allora la strada che lei immagina?

L’unico percorso che vedo è quello che porta verso l’autonomismo, l’indipendentismo, finanche alla secessione, e che passa attraverso la conquista delle tre principali Regioni del Nord da parte di maggioranza politicamente omogenee, in nessun modo ricattabili da vincoli che hanno con il resto del Paese. Una volta conquistate Lombardia, Veneto e Piemonte e governate in maniera ripeto omogenea, si realizzerebbe una forza d’urto che costringerebbe il governo centralista a cambiare atteggiamento e modificherebbe totalmente gli scenari. Questa è l’unica prospettiva possibile che deve potersi realizzare nel giro di pochissimi anni, mettendo insieme varie forze, amici, ex amici, cugini vicini e lontani, insomma tutti coloro che immaginano come soluzione alla deriva in corso la Macroregione pensata da Gianfranco Miglio, dove all’interno poi i rapporti potrebbero essere pensati sul modello svizzero dei Cantoni. Il tutto penso debba essere inquadrato anche in uno scenario europeo, cioè dobbiamo capire quali possono essere gli interessi più favorevoli a un Nord indipendente rispetto all’Italia unitaria, perché non basta gridare alla secessione ma bisogna avere anche qualcuno dall’esterno che appoggi questa istanza.

Adesso cosa serve affinché si inneschi tale meccanismo?

Bisogna che i lombardi si sveglino una volta per tutte, altrimenti per noi tutti sarà un tragico destino…

 

 

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11 Comments

  1. joe says:

    Fine settimana del piffero, questi sul Po a fare non si sa bene cosa, i maroniti nel comasco ancora a cercare di trumentalizzare Miglio per i loro interessi di bassa lega mentre i pocheziani organizzano un raduno di estreme destre europee cammuffato da raduno “indipendentista”…il grande circo banano in tour

  2. Unione Cisalpina says:

    nella lettura t’è mankata la riflessione…

    • Unione Cisalpina says:

      oops … rispondevo a

      oskar541
      3 Settembre 2012 at 12:38 pm #
      sì tra domande e risposte davvero alta tensione emotiva ho dovuto anticipare l’assunzione del betabloccante

      Unione Cisalpina
      13 Settembre 2012 at 4:28 pm #

      nella lettura t’è mankata la riflessione…

  3. kpaneb says:

    Invece delle chiacchiere e delle scampagnate bisognerebbe cominciare a parlare di soldi: nel caso di una secessione quanta parte del debito pubblico italiano si accollerebbero i padani? Infatti se non lo facessero non si potrebbero più pagare le pensioni padane ( e vedete Bossi come si arrabbia quando si parla di toccare le pensioni?) e non si potrebbero dare gli stipendi agli impiegati statali padani. Ecco perchè i vertici della lega non parlano più di secessione ma di federalismo: perchè con il federalismo padano ( che assomiglia tanto alla furbizia italica) i padani si terrebbero le loro entrate ma scaricherebbero i costi su tutta la comunità nazionale. Ma stampatevi bene in mente una cosa: se si dovesse verificare una secessione partirà dalle regioni meridionali perchè sono quelle che hanno molto meno da perdere.

  4. Britoa says:

    bei ricordi….e il disincanto….di quella manifestazione di 16 anni fa,
    forse perché ero giovane e illuso ora con il seno di poi dico anche strumentalizzato…
    ma bastava che il “capo” dicesse di piantare le tende in quel posto e in molti..moltissimi avremmo campeggiato vivendo della pesca sul luogo

    • Unione Cisalpina says:

      ladro e ladri d’amore nostro x la nostra Gente e nostra Terra… imbroglioni … vili italioti … malversatori d’ideali d’indipendenza e libertà …
      possiamo kiamarli KAROGNE NOSTRANE !?

      • kpaneb says:

        I ladri e barbari peggio dei vandali sono quelli che 150 fa sono scesi dalla padania a conquistare le regioni meridionali: 1) si sono presi le riserve auree del regno di napoli 2) hanno distrutto l’economia delle regioni meridionali 3) hanno inferto terribili sofferenze arrivando a trucidare intere popolazioni perchè fedeli ai borboni.

      • Britoa says:

        KAROGNE NOSTRANE mi sembra azzeccato….!!
        speriamo nel 5% di sbarramento….solo per renderli meno spocchiosi… e poi abbandonarli al loro destino…
        con l’Indipendenza non avrebbero più motivo di esistere

  5. Unione Cisalpina says:

    Komplimenti all’intervistatore ed all’intervistato…

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