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Bernardelli, Rizzi e Boni: vogliono una “razza eletta” in Lombardia? Tagli ai disabili, vergogna mondiale

Pirellone-bis

di Roberto Bernardelli, Monica Rizzi e Davide Boni – Quasi non ci credevamo. Era talmente impossibile immaginare che una regione come la Lombardia, sulla carta all’avanguardia in tutto, solidale, aperta, patria del volontariato, del cuore in mano, potesse generare un mostro: accettare supinamente il taglio ai fondi per la disabilità, perché “occorre risparmiare”.

Di primo acchito ci verrebbe da dire che si potrebbe iniziare con gli stipendi degli amministratori, magari leghisti, che fanno funzionare come una lippa Trenord. O dei presidenti leghisti delle società autostrade del Nord che aumentano i pedaggi. Ma non ci basterebbe un giorno. Oppure su tutti gli imboscati a fin di bene dentro le fondazioni bancarie, o nelle consulenze che piovono dall’alto per nomina politica. Ovviamente tutti esperti.

Risparmiare su cosa, presidente Fontana? Forse sulle famiglie che sono i veri eroi e martiri del secolo, che fanno fronte all’assenza dello Stato? Che si vedono ridurre per il colpo di genio di un assessore che passerà alla storia, come il lungimirante e geniale soldato obbediente alle ghigliottine fiscali romane, Stefano Bolognini, per aver pensato che fosse giusto non dare più quei 600 euro mensili, ovvero il contributo minimo per gli oltre 7.200 disabili lombardi gravi e gravissimi e le famiglie…. Tagliare agli sfigati, parola d’ordine. Come non averci pensato prima, vero Bolognini?

Lo sapete, poi, che si trattava di un “adeguamento a una norma statale”. E lo sapete vero, che abbiamo 56 miliardi di residuo fiscale su cui nessun politico lombardo ha osato puntare i piedi. Roma ci fotte e loro cosa fanno? Lasciano fottere i più deboli perché una legge, ingiusta, lo impone. Che politici coraggiosi. Non si fa, presidente Fontana.

Sapete vero che passare da 600 a 400 euro di aiuti mensili sarebbe stata una catastrofe. Ma invece siete andati avanti lo stesso. Sguardo fiero, mento ben pronunciato. Prima gli italiani. Ci voleva anche in Lombardia un uomo forte. Eccoli: i leghisti di lotta e di governo, o: sguardo acuto e vivace. Verso il vuoto. E lo sapete poi che nel 2018 la dotazione era di 1000 euro, poi scesa a 600 giusto per i tagli?

Questi contributi, destinati a chi si prende cura, il cosiddetto “carigiver”,  del familiare con disabilità cronica, non sono un reddito di cittadinanza. Sono il sostegno doveroso per chi spesso lascia il lavoro, riduce le ore di lavoro, per aiutare chi non può farcela da solo in famiglia. Siete stati capaci di “bastonare” pure quelli.

E dica, Bolognini, ce lo spiega il nesso, il rapporto che lega l’aiuto economico alla frequenza scolastica, e cioè più il disabile è presente in aula, meno soldi riceve per l’assistenza? E’ forse guarito?

Noi crediamo una cosa. Che la disabilità culturale, sociale, alberghi nella politica, deficitaria per senso di umanità e democrazia, di pari opportunità, palesemente discriminatoria verso chi non ha la fortuna di essere della cordata di Salvini, e avere quindi potere politico con una discrezionalità disarmante e non capire cosa voglia dire, per tutta la vita, dipendere dagli altri. Ma quel che è più cronico, da questa classe politica che dovrebbe tutelare le categorie protette. Anziché punirle perché diverse. Di certo, noi uguali a quelli che stanno al Pirellone, non lo siamo.

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