Bernardelli: Prima era il Nord, e dopo? Grande Nord

Foto LaPresse - Mourad Balti Touati 21/02/2017 Milano (Ita) - Piazza Missori 1 Cronaca Roberto Bernardelli all'hotel Cavalieri Nella foto: Roberto Bernardelli - Foto LaPresse - Mourad Balti Touati 21/02/2017 Milano (Ita) - Piazza Missori 1 Cronaca Roberto Bernardelli all'hotel Cavalieri - fotografo: Mourad Balti Touati

di  ROBERTO BERNARDELLI – Grande Nord, il movimento che rappresento, rispetto ad altri “padri fondatori” delle libertà del Nord, l’indipendenza della nostra terra, senza barattarla con posti di potere, ha molto da dire per essere chiamata in causa nel dibattito per la creazione di una nuova realtà federalista, casa degli  indipendentisti.

E’ infatti già passata, bella che veloce, la favola del voto utile. E anche del progetto egemonico. L’egemonia della Lega al Nord, quella che ha caratterizzato prima la campagna elettorale del 75% di tasse a casa dei lombardi e poi quella di prima gli italiani, non sappiamo quali risultati abbia portato. Per ora quella massa d’urto di 20-22 milioni di cittadini del Nord, è una massa d’urto di crisi e di disillusione, di cassa integrazione e di esodati, di fame, di politici del Nord che non mollano il doppio incarico, di aziende che chiudono, di un sistema scolastico inidentitario, saccheggiato quindi da altre meritocrazie e scartato tra le priorità del progetto “egemonico”. Cultura e scuola sono sparite della faccia della terra politica. Ma l’identità aggregativa socio-economica sembra essere diventata la sola ragione sociale di tutti i partiti. E si vede. Hanno perso elettorato, hanno perso l’anima, hanno ammazzato i sogni. Hanno spostato la missione politica, non essendo in grado di affrontare il tema del lavoro, del diritto a trovarlo e conservarlo a casa propria, in altre questioni sociali di più facile presa: le migrazioni, la promessa delle pensioni, senza cancellare quelle false di rendita dove ora sono votati ed eletti. Sono sempre il jolly quando la politica cerca di comperarsi consenso tra le fasce di altri “emarginati”, allargando così il bacino di una guerra tra poveri: gli stranieri, le coppie di fatto, gli esodati, i senza lavoro. E così, anziché iniziare a sanare un problema, la politica genera i mostri di nuove conflittualità sociali. C’è chi vi attinge per il futuro elettorale, e c’è chi vi pesca perché gli è rimasto solo quello, la bandiera dell’immigrazione, come eco di ritorno di un passato che gonfiava le urne.
Se non deve far riflettere il fatto che persino la Lega nel quartiere del picconatore folle ha ricevuto fischi e “a casa”… su cosa si deve riflettere? Magari sulla coerenza e i risultati.
Il Prima il Nord… è già superato da un “e dopo”? Il già e non ancora,  come lo si organizza? E allora ecco che altrove ma non troppo lontano prende corpo un movimento come Grande Nord.
La Lega di parole federaliste, autonomiste, indipendentiste, non può spenderne, essendo legata mani e piedi ai partiti fratelli di questo Stato, alleati all’apparato. Un’alleanza che ha fatto sparire altro. Il sogno.
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One Comment

  1. caterina says:

    anche il Sud avrebbe un’opportunità mai presentatasi prima in maniera così evidente: Mattarella siciliano e Di Maio napoletano, perché non pensano a rifondarsi il Regno, o per aggiornarsi ai tempi, la Repubblica delle Due Sicilie?… Tanti storici veraci e non asserviti scrivono in merito e tanti movimenti sparpagliati tel territorio che si muovono intorno a loro lo auspicano come aspirazione profonda e convinta per recuperare la dignità perduta e finirla di essere alla mercè di politici ciarlieri e mafie superattive…
    Un tavolo nasca a Roma per realizzare questo progetto che è il sogno profondo di tutti i popoli di questa penisola che hanno subito un’unità forzata sotto la quale tutti si sono sentiti mortificati… tutti! meno i soloni prezzolati e la casta dei politici e burocrati legati a Roma, sempre più diffusa a mo’ di soffocante gramigna sulle popolazione obbligate a trovare altrove strade diverse per non soffocare.
    Cambiare si può, anzi si dovrebbe quanto prima, ma bisogna avere il coraggio di affrontare l’origine del problema, sedersi attorno a un tavolo e ragionarvi senza infingimenti… l’occasione impensata si presenta oggi… in futuro popoli indipendenti potranno sempre confederarsi se lo vorranno… e sarà inevitabile perché tutti di suo sono ricchissimi di potenzialità e passione se si potessero esprimere con l’orgoglio ritrovato di essere indipendenti e autori del proprio destino.

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