Bernardelli: poche balle… Ci aumentano l’Iva! Al 25,2%. La peggiore della Ue

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di ROBERTO BERNARDELLI – Sì NO, Sì NO… Alla fine il ministro dell’Economia Tria conferma che per effetto delle clausole di salvaguardia, l’Iva aumenterà. Se non aumenta, perché è previsto dalla legge, dovranno prendere i soldi dall’altra parte. Quale? Indovinate.

La sola cosa che conta è distrarre i contribuenti con la Libia, da cui non arrivano profughi, o da altre emergenze del giorno. Basta non toccare la questione tasse. Ci pensa però correttamente la Cgia di Mestre. Che dice? No all’aumento dell’Iva, anche se in forma selettiva, in cambio di meno Irpef, grazie all’introduzione della flat tax.

“Se aumentasse l’Iva – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi degli Artigiani Paolo Zabeo – favoriremmo le esportazioni, ma penalizzeremmo i consumi interni. A pagare il conto sarebbero le famiglie, ma anche gli artigiani, i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi che vivono quasi
esclusivamente di domanda interna”.

Se non verranno recuperati entro la fine di quest’anno 23,1 miliardi di euro, l’aliquota ordinaria passera’ dal 22 al 25,2%, mentre quella ridotta dal 10 salira’ al 13%. Una catastrofe per i consumi.
Gli artigiani hanno ragione quando affermano che “Bisogna assolutamente evitare l’aumento dell’Iva, anche in forma selettiva – aggiunge Zabeo -. E non e’ nemmeno accettabile il baratto meno Iva piu’ Irpef. Ricordo che da un eventuale scambio di questo genere, la gran parte dei 10 milioni di
contribuenti Irpef che rientrano nella no tax area, che sono costituiti in particolar modo da pensionati al minimo, non avrebbe alcun vantaggio. Cosi’ come i disoccupati e le persone in gravi difficolta’ economiche. Non pagando l’Irpef, non beneficerebbero di alcuna riduzione di imposta. Per contro, invece, si ritroverebbero pagare piu’ Iva”.

Un capolavoro di Conte, Salvini e Di Maio. Hanno sconfitto l povertà, fermato gli sbarchi e portato l’Italia in Europa. A modo loro, come paese sgradito senza i numeri per contare e restare.

Se non verra’ disinnescato l’aumento, dal 2020 l’Italia sara’ il Paese, viene rilevato, con l’aliquota Iva ordinaria più’ elevata dell’area dell’Euro. Dall’attuale 22%, infatti, si passera’ al 25,2 per cento. Questo balzo consentirebbe all’Italia di scavalcare tutti e di posizionarsi in testa alla classifica dei piu’ tartassati dalle imposte indirette.

“Se e’ vero che in questi 45 anni – dichiara il segretario della Cgia Renato Mason – abbiamo subito l’incremento d’aliquota piu’ significativo, e’
anche vero che nel 1973 quella applicata in Italia era, ad esclusione della Germania, la piu’ contenuta. Tuttavia, se l’aumento previsto non sara’ evitato, dal 2020 i consumatori italiani saranno sottoposti all’aliquota Iva ordinaria più’ elevata tra tutti i Paesi dell’area dell’euro, con un serio
rischio che l’economia sommersa assuma dimensioni ancor più’ preoccupanti”.

Dalla sua apparizione ad oggi, infatti, sono trascorsi 46 anni. L’aliquota ordinaria dell’Iva e’ stata introdotta per la prima volta nel 1973 e fino a quest’anno e’ aumentata 9 volte. Tra i principali Paesi della zona euro siamo quello in cui e’ cresciuta di piu’: ben 10 punti. Se nel 1973 l’aliquota era al 12%, ora si attesta al 22, con un aumento di 10 punti. Seguono la Germania, con una variazione di +8 punti (era all’11 adesso
si attesta al 19%), l’Olanda, con un aumento di 5 punti (era al 16 oggi e’ al 21%), l’Austria e il Belgio. La Francia e’ l’unico Paese presente che non ha registrato alcun incremento.

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