Bernardelli: non ci sono più occupati, sono gli over 50 che non vanno in pensione

occupazione-cercare-lavoro-21012-300x200di ROBERTO BERNARDELLI – Avevamo ragione. Il calo dei disoccupati è il contrappeso statistico degli over 50 che aumentano la percentuale di lavoratori che restano attivi perché la riforma Fornero non consente loro di lasciare il posto. L’aumento di lavoratori a tempo indeterminato è dovuto alla legge Fornero.

Non sono percezioni o impressioni ma a confermare quanto scrive lindipendenzanuova da tempo arriva anche l’ultimo fact checking dell’Agi.

Il 1° luglio, il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio ha dichiarato su Facebook che «la disoccupazione è in calo, parliamo del dato più basso dal 2012, mentre aumentano gli occupati, il dato massimo dal 1977». Lo stesso giorno, il deputato del Partito democratico Luigi Marattin ha fatto un confronto su Facebook tra queste statistiche e quelle del governo Renzi.

Secondo Marattin, riporta ancora l’Ago, «in un anno di governo Conte, gli occupati totali sono saliti di 92 mila unità, lo 0,39 per cento in più. […] Durante il primo anno di governo Renzi, gli occupati aumentarono di 199 mila unità. […] In un anno di governo Conte, i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di 62 mila unità, lo 0,41 per cento in più. […] Durante il primo anno di governo Renzi, aumentarono di 97 mila unità».

Tutti e due tirano l’acqua al loro mulino, ma la questione resta. Ci sono più lavoratori “fissi” non per merito di Renzi o Conte, bensì per altri fattori. Però seguiamo il ragionamento interessante dell’inchiesta.

Come spiega l’Istat, «dopo la sostanziale stabilità registrata ad aprile, a maggio 2019 la stima degli occupati risulta in crescita rispetto al mese precedente (+0,3 per cento, pari a +67 mila); anche il tasso di occupazione sale al 59,0 per cento (+0,1 punti percentuali)».


Ma quanto è migliorato in un anno questo dato? Il governo Conte è entrato in carica il 1° giugno 2018: vediamo da fine maggio dell’anno scorso com’è cambiato il numero degli occupati. Secondo i dati Istat, a maggio 2018 in Italia c’erano 23,295 milioni occupati: 92 mila in meno rispetto allo stesso mese di quest’anno. Un aumento dello 0,39 per cento, come evidenziato da Marattin.

Come sono cambiate invece gli occupati in base alla tipologia di contratto? A maggio 2018, le persone che avevano un contratto a tempo indeterminato erano 14,906 milioni. Un anno dopo, questo numero è salito a 14,968 milioni: +62 mila – lo 0,41 per cento – e anche qui Marattin cita una statistica corretta.

Dall’altro lato, a maggio 2019 il tasso di disoccupazione è stato in calo di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente, raggiungendo per la prima volta dal 2012 il livello del 9,9 per cento – come ha correttamente evidenziato il capo politico del Movimento 5 stelle.

In totale, a maggio 2019 i disoccupati in Italia erano 2,58 milioni, mentre un anno prima 2,771 milioni: un calo di 191 mila unità.

E con il governo Renzi?


Secondo i dati Istat, a febbraio 2014 gli occupati in Italia erano 22,162 milioni, mentre a febbraio 2015 questo numero era salito a 22,361 milioni: +199 mila unità, come indicato da Marattin*.

Per quanto riguarda i contratti, a febbraio 2014 14,426 milioni di lavoratori avevano un contratto a tempo indeterminato, mentre un anno dopo questo numero è cresciuto di 97 mila unità (+0,67 per cento)*. Ancora una volta, il dato del deputato Pd è confermato dalle rilevazioni Istat.

Sì, ma è la qualità del dato che ci interessa. Seppure sia vero che sono cresciuti occupati e contratti a tempo indeterminato, conclude infatti l’analisi, i numeri assoluti non ci dicono però se il merito sia delle politiche del governo, o piuttosto delle riforme previdenziali (come quella Fornero) che hanno alzato la soglia di età per la pensione, aumentando “fisiologicamente” il numero di occupati.

E la riprova viene dal fatto che la crescita ha coinvolto soprattutto gli over 50, che rimangono occupati più a lungo in parte proprio per effetto proprio delle riforme pensionistiche. Discorso analogo se si prendono i dati sugli occupati nel primo anno di governo Conte: da maggio 2018 a maggio 2019, la crescita maggiore è stata proprio per gli over 50: circa +300 mila (dopo un anno di governo Renzi era stata di +409 mila*), controbilanciati dalla stagnazione dell’occupazione giovanile.

A ulteriore riprova…. dopo 12 mesi di esecutivo a guida Lega-M5s, l’aumento di 43 mila unità tra gli occupati under 24 è perfettamente compensato dal calo di 43 mila unità tra gli occupati compresi nella fascia tra i 25 e i 34 anni.

Dopo un anno di governo Renzi, invece, gli under 24 con un lavoro erano diminuiti di 22 mila unità, mentre quelli tra i 25 e i 34 anni erano diminuiti di 72 mila unità*.

Insomma, con entrambi i governi analizzati, l’aumento degli occupati si è concentrato soprattutto nella fascia di età più avanzata, interessata dall’innalzamento dell’età pensionabile.

E che dire del convitato di pietra assente? Ovvero il numero, mai citato né cercato, degli inattivi, chi non lavora o ha smesso di cercarlo per disperazione?

Come ha spiegato l’economista dell’Ocse Andrea Garnero su lavoce.info, nonostante gli ultimi dati incoraggianti dell’Istat, il quadro generale sull’occupazione in Italia è meno entusiasmante di quello che sembra.

Tra le altre cose, a livello europeo, su 28 Stati membri l’Italia fa peggio, quanto a tasso disoccupazione, soltanto di Grecia e Spagna, mentre come tasso di disoccupazione fa meglio della sola Grecia.

Insomma, c’è molto da dire e ridire sulla medaglia che si appuntano sul petto. Quale lavoro?!

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