Bernardelli: Italia paese troppo corrotto. Non si esce da crisi. Fotografia della TV svizzera …

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di ROBERTO BERNARDELLI – Cose così sulla stampa italiana non ne leggiamo. Dobbiamo andare sui media elvetici per scoprire come ci vede il mondo. Non solo, cosa si scrive anche solo a casa nostra del costume tipicamente italico della corruzione. Leggiamo sul sito di Tvsvizzera.it, portale in italiano della Rsi, che “Nel campionato mondiale della corruzione Italia-Brasile è la sfida classica”.

Già questo dice tutto. Anche perché, come si legge, “Comincia con un’analogia calcistica la presentazione di Alberto Vannucci, professore di scienze politiche all’Università di Pisa e coautore del libro, “Lo Zen e l’arte della lotta alla corruzioneLink esterno“, scritto a quattro mani assieme al professore di politica economica all’Università di Bologna Lucio Picci”.

Materiale nostro, quindi, ma non divulgato. “In palio in questa sfida è il poco lusinghiero titolo di ” detentore del più grande scandalo di corruzione della storia”.

Da cosa è determinata l’avvincente classifica? Arresti, ministri e deputati… in manette. “I più recenti scandali (Mose di Venezia, Mafia Capitale, Expo, Labirinto, la Dama Nera, p3, p4,…)  lasciano ipotizzare che, dai tempi di Tangentopoli, le cose non siano cambiate poi tanto. Si è ad esempio sempre riscontrata la presenza di un “garante”, il cui compito è far sì che le regole non scritte di un sistema corrotto (prima fra tutte: “la tangente si paga sempre”) siano rispettate”.

Ma cosa è cambiato dagli anni ’90 ad oggi? Se prima c’erano i partiti a dividersi la torta con le grandi aziende, ora tutto è cambiato.

“La cosa più inquietante”, spiega Vannucci alla tv svizzera, è che oggi a differenza di allora, a svolgere questa funzione sono tanti soggetti che lo fanno localmente. “Non c’è più un regolatore a livello nazionale, per cui scordiamocela un’altra Mani pulite”, afferma.

Nella sua inchiesta, scrive Zeno Zoccatelli che “Nei giornali è tuttora ancora di moda parlare di 60 miliardi di euro all’anno (circa 1’000 euro per cittadino italiano).  Una cifra sexy per i media, ma “una leggenda metropolitana”, dice Vannucci.

Questa cifra è stata presentata qualche anno fa dalla Corte dei Conti ed è stata estrapolata da un’affermazione della Banca Mondiale che stimava i costi della corruzione, a livello globale, al 3% del del Pil. Per l’Italia questo significa, appunto, circa 60 miliardi. Una stima, dunque, scientificamente poco rigorosa.

Nel 2016 Picci aveva proposto un’altra cifra (a scopo puramente illustrativo date le difficoltà nel misurare questo tipo di fenomeno, un “esercizio di stile” di un ricercatore).
Aveva provato a calcolare di quanto maggiore sarebbe il reddito nazionale italiano se il suo livello di corruzione secondo l’indice di Transparency InternationalLink esterno fosse pari a quello della Germania”.

Quindi, come si può quantificare il cancro italiano che si nutre nel caos del centralismo e della burocrazia che governa?

La stima è di 585 miliardi di euro in più rispetto al reddito nazionale attuale (dell’ordine di circa 1’700 miliardi). Tanto, ma è per far capire la dimensione del fenomeno. Ma non è solo economico il danno. Le vite umane perse per la malasanità corrotta, per il materiale difettoso acquistato per sano, che prezzo hanno? L’effetto delle tangenti in edilizia quando un edificio crolla per il pessimo materiale, come è quantificabile?

Gli autori del libro tagliano corto e parlano di 42 fantastilioni di euro. “L’ordine di grandezza è quello usato per riferirsi al patrimonio di Paperon de Paperoni. Il 42, alcuni l’avranno capito, è la “risposta alla domanda sulla vita, l’universo e tutto quanto” della serie di romanzi della Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams”.

Ma sappiamo che l’habitat della corruzione sono le leggi, l’impunità, cosa che il servizio svizzero non traccia (peccato), e il sottobosco di relazioni che ancora oggi governano l’amministrazione italiana. In altre parole, dallo Stato unitario ad oggi è la solita minestra, in più paghiamo con le tasse il malgoverno sanitario e altro delle regioni sprecone, per non parlare della Capitale d’Italia, i cui deficit di bilancio sono sempre risanati con i soldi del Nord.

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One Comment

  1. caterina says:

    A parte tutto il sistema tangentizio e camorristico con la moltiplicazione di livelli burocratici adatti allo scopo,, la cosa che mi fa provare un senso di impotenza e di frustrazione nei confronti dello Stato è la gestione della giustizia che dovrebbe invece garantire, ma le lungaggini dei percorsi sempre più contorti e spesso in contraddizione all’interno dei meandri delle procure la rendono un miraggio… Una cosa da rabbrividire a caderci dentro… è giustizia negata con costi incalcolabili, alla fine per tutti all’interno del sistema e maggiori per chi non rinuncia e insiste nella speranza di ottenerla, con disdoro in ogni caso di uno stato che se ne fa un baffo….

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