Bernardelli: casta gialloverde, aumentano le spese di Montecitorio. Ma non dovevano tagliare i privilegi?

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di ROBERTO BERNARDELLI – Con una mano prendono, con l’altra restituiscono. A chi gli pare loro. Eh sì, perché a fronte dei conclamati tagli agli sprechi, ai vitalizi, di una riforma sempre a nostre spese delle pensioni, il governo non sfiora di un millimetro la casta del personale di Montecitorio. ll Bilancio 2018 di Montecitorio registra un aumento di quasi 19 milioni delle spese rispetto al 2017: si passa da 950 a 969 milioni con una lievitazione che sfiora il 2%.

La questione viene sollevata da una bella inchiesta su il Messaggero in un articolo a firma di Diodato Pirone e Francesco Pacifico.

Cosa hanno scoperto tra le carte i giornalisti (a proposito, che ne sarà di loro se i 5Stelle vogliono sbarazzarsi proprio dell’Ordine dei giornalisti?)?

Gli stipendi dei dipendenti crescono del 4,4% (da 205 a 214 milioni) a causa della fine dei tetti ai superstipendi in vigore fino al 2017. Poi c’è la crescita della spesa previdenziale dei dipendenti che arriva a sfiorare i 275 milioni (di gran lunga la voce più calda di spesa della Camera) con una crescita del 3,4%. Versano 1 e incassano 3 di pensione, spiegava dai microfoni di Radio24 uno degli autori dell’inchiesta.

Infine, c’è il rialzo delle spese per le nuove pensioni (sulla base del calcolo contributivo introdotto con la riforma del 2012) dei deputati che non sono stati rieletti a marzo di quest’anno e che hanno cominciato a ricevere la rendita se hanno superato i 65 anni (60 anni se sono stati eletti per due legislature). Si passa così  da 133 a 136 milioni con un rialzo del 2,1%.

Va infine detto che  le spese per i vitalizi aumenteranno di tre milioni di euro (i tagli votati dall’ufficio di presidenza andranno in vigore dal 2019). Non solo: i tetti agli stipendi dei dipendenti alla Camera sono scaduti alla fine del 2017. Nello scorso aprile, in una intervista al Messaggero, l’allora questore della Camera e oggi ministro dei Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, ipotizzò un nuovo intervento sugli stipendi più alti dei dipendenti parlamentari dopo i tagli ai vitalizi dei politici. Ma di questo progetto non si trova traccia, neanche nei bilanci ipotizzati per il 2019 e 2020. Nella relazione che accompagna il bilancio 2018 della Camera si parla invece esplicitamente di un nuovo concorso e dunque di nuove assunzioni.

E bravo il governo gialloverde che si tiene buona buona la casta.

E le pensioni minime, a quelle non ci si pensa vero?

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One Comment

  1. caterina says:

    Si dovrebbero dimezzare i componenti sia della camera che del senato, con beneficio non solo economico ma di funzionalita’… e comunque abbassare stipendi e privilegi sia loro che della pletora di dipendenti … senza parlare dei vitalizi che artatamente si sono attribuiti… ma sembra che arrivati alla agognata poltrona di riduzioni di costi non se ne parli piu’ mascherando il problema dietro l’obolo volontario al proprio partito che il maggiore ventilava come se bastasse, anziche’ affrontare il problema complessivo…

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