Bernardelli: Cantone, il magistrato per il quale la capitale morale è Milano, città più importante di Roma

 

 

 

Schermata 2019-07-23 alle 15.15.56di Roberto Bernardelli – Questo è un paese malato di corruzione. E quando metti qualcuno a debellare il cancro, alla fine vince il cancro. E’ già accaduto con Cottarelli, che doveva dire dove spendere e dove no, perché alla fine anche lui “è stato fatto fuori” dal sistema.O ce lo siamo dimenticato?!

Ma forse ci siamo anche dimenticati la frase più emblematica di Cantone, il magistrato per il quale Milano è la capitale morale d’Italia.

Milano «si riappropria del ruolo di capitale morale d’Italia». Lo aveva detto il presidente di Anac Raffaele Cantone, ricevendo dall’allora sindaco Giuliano Pisapia il «Sigillo» della città. «Sono onorato di questo riconoscimento e sono onorato di riceverlo in un momento in cui Milano si riappropria del ruolo di capitale morale d’Italia, in un momento in cui la capitale reale non sta dimostrando di avere gli anticorpi morali di cui ha bisogno e che tutti ci auguriamo recuperi», diceva il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Una «soddisfazione» anche «personale» per Cantone ricevere «questa onorificenza dalla città più importante d’Italia, perché Milano ha sempre avuto l’idea di essere la capitale morale d’Italia e ha dimostrato di esserlo».

Ecco, questo uomo con le idee ben chiare, lascia l’anticorruzione perché il contesto ambientale non è più per lui…

Ecco le cronaca invece dell’addio di Cantone.E la sua lettera…
Raffaele Cantone torna “a fare il magistrato”, dopo l’esperienza “entusiasmante ma ormai conclusa” all’Anac, un “patrimonio del Paese” spesso meno riconosciuto di quanto meriterebbe. Lo sottolinea lo stesso Cantone in una lettera pubblicata sul sito dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. “Sono entrato in magistratura nel 1991 quando avevo ventotto anni, tanti quanti ne sono
passati da allora a oggi. In pratica ho trascorso metà della vita indossando la toga, divenuta nel tempo una seconda pelle. Ho sempre considerato la magistratura la mia casa, che mi ha consentito di vivere esperienze straordinarie dal punto di vista umano e professionale, a cominciare dal periodo alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli”, scrive Cantone.

“Per queste ragioni -spiega- ho ritenuto fin dall’inizio il mandato di Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione una parentesi, per quanto prestigiosa ed entusiasmante. Adesso, dopo oltre cinque anni, sento che un ciclo si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anace del suo ruolo. È una convinzione che ho maturato progressivamente e che nei mesi scorsi mi ha spinto a presentare al Consiglio superiore della magistratura la candidatura per un incarico direttivo presso tre uffici giudiziari. Nelle ultime settimane le dolorose vicende da cui il Csm è stato investito hanno tuttavia comportato una dilazione dei tempi tale da rendere non più procrastinabile una decisione”.

Stamattina, con alcuni mesi di anticipo, Cantone ha “avanzato formale richiesta di rientrare nei ruoli organici della
magistratura: un atto che implica la conclusione del mio mandato di Presidente dell’Anac, che diverrà effettiva non appena l’istanza sarà ratificata dal plenum del Csm. Tornerò pertanto all’Ufficio del massimario presso la Corte di Cassazione, dove prestavo servizio prima di essere designato all’unanimità dal Parlamento a questo importante incarico. Dopo aver comunicato nei giorni scorsi le mie intenzioni al Presidente della Repubblica -aggiunge- al Presidente del Consiglio dei ministri e a vari esponenti del Governo, reputo opportuno annunciare pubblicamente e in assoluta trasparenza la determinazione che ho assunto”.

“La mia è una decisione meditata e sofferta. Sono grato dell’eccezionale occasione che mi è stata concessa ma credo sia giusto rientrare in ruolo in un momento così difficile per la vita della magistratura. Assistere a quanto sta accadendo senza poter partecipare concretamente al dibattito interno -rileva Cantone – mi appare una insopportabile limitazione, simile a quella di un giocatore costretto ad assistere dagli spalti a un incontro decisivo: la mia indole mi impedisce di restare uno spettatore passivo, ancorché partecipe”.

Cantone lascia la presidenza dell’Anac “con la consapevolezza che dal 2014 il nostro Paese ha compiuto grandi passi
avanti nel campo della prevenzione della corruzione, tanto da essere divenuta un modello di riferimento all’estero. La stessa Autorità nazionale anticorruzione, istituita sull’onda di scandali ed emergenze, rappresenta oggi un patrimonio del Paese. Sono circostanze che dovrebbero rappresentare motivo di orgoglio per l’Italia, invece sono spesso poco riconosciute come meriterebbero”.

“Naturalmente la corruzione è tutt’altro che debellata ma sarebbe ingeneroso non prendere atto dei progressi, evidenziati anche dagli innumerevoli e nient’affatto scontati riconoscimenti ricevuti in questi anni dalle organizzazioni internazionali (Commissione europea, Consiglio d’Europa, Ocse, Osce, Fondo monetario) e dal significativo miglioramento nelle classifiche di settore. So di lasciare l’Autorità in buone mani, mi auguro in ogni caso che nei tempi tecnici necessari a formalizzare il rientro in magistratura sarà possibile procedere alla nomina del mio successore”. Cantone ringrazia infine “quanti in questi anni, con sacrificio e spirito di abnegazione, hanno consentito di ottenere i risultati raggiunti. Sono certo che grazie al loro impegno sarà possibile assicurare la debita continuità col lavoro svolto finora”.

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One Comment

  1. Paolo says:

    milano che in quanto a corruzione si batte pure lei bene.
    milano, città nella quale i suoi abitanti credono di essere i migliori del paese.
    Fatevi uno stato per conto vostro.

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