Bernardelli: basta balle, togliete 138 miliardi di tasse a chi dà lavoro

di Roberto Bernardelli – Il fine settimana tremo perché so che spesso e volentieri arrivano i dossier della Cgia di Mestre. Chi demolirà, mi chiedo sempre, questa volta, l’Ufficio studi? Beh, è un po’ come sparare sulla croce rossa, perché l’Italia con le sue tasse e il mix micidiale di demenza burocratica sono il bersaglio facile. Peccato non si facciano mai male, il bersaglio vero siamo noi.

Cosa esce dall’ultimo quadro degli artigiani di Mestre?

Esce che il binomio mix tasse e burocrazia ha superato la soglia dei 138 miliardi di euro. “A fronte di un gettito complessivo annuo di 81,2 miliardi
di euro di tasse versate all’erario, il costo annuo sostenuto dalle nostre imprese per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione è di oltre 57 miliardi”.  Il totale fa 138,3 miliardi di euro all’anno, e sapete cosa vuol dire? Sono scarsi 8 punti di Pil

Secondo “ The European House – Ambrosetti”, infatti, cita lo studio, la produzione legislativa del nostro Paese non ha eguali nel resto d’Europa. In Italia,
si stima vi siano 160.000 norme, di cui 71.000 promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale. In Francia, invece, sono 7.000, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3.000. Tuttavia, la responsabilità di questa iper legiferazione è ascrivibile alla mancata abrogazione delle leggi concorrenti e al fatto che il nostro quadro normativo negli ultimi decenni ha visto aumentare esponenzialmente il ricorso ai decreti legislativi che, per essere operativi, richiedono l’approvazione di decreti attuativi. Questa procedura ha aumentato a dismisura la produzione normativa in Italia”.

E il segretario della CGIA, Renato Mason puntualizza di più: “I tempi e i costi della burocrazia sono diventati un problema che caratterizza negativamente il nostro Paese, all’interno del quale coesistono situazioni molto differenziate tra Nord e Sud nonché tra regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale. Nel Mezzogiorno, dove la Pubblica amministrazione è meno efficiente, la situazione ha assunto profili particolarmente preoccupanti. Non è un caso, infatti, che molti investitori stranieri non vengano in Italia proprio per la farraginosità del nostro sistema burocratico che ha generato un velo di sfiducia tra le imprese private che non sarà facile rimuovere”.

Altra classifica? prego! Eurobarometro dice che l’Italia è  al 2° posto di questa graduatoria per troppa burocrazia. Solo la Romania sta peggio. Ma le imprese almeno lì possono delocalizzare, scappando dall’Italia.

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