Bernardelli: Al voto con rabbia e orgoglio, per il Nord.

giornale grande nord

di ROBERTO BERNARDELLI – Ministri di tutti i colori ne passano, come i governi. Le tattiche politiche passano, come l’acqua sotto i ponti. I problemi della gente restano. La libertà non è un prodotto che si vende al supermercato della demagogia e dei proclami. Puntare l’indice può diventare anche una patologia, se non è una terapia.

Le scorciatoie delle alleanze sono affascinanti, ma poi chiedono il conto. Alla fine, il Nord si chiede: e quindi? Il governo è un governo del dire, non del fare. L’opposizione è un’opposizione del dire, non del fare. La rappresentanza è andata a ramengo da un bel pezzo dal momento in cui il tradimento politico pluridirezionale lascia aperte le domande.

Quante aziende hanno chiuso? Quanti suicidi su quel denaro? Le parole passano, i fatti restano. Il Nord è ancora orfano.

Il Nord delle parole e delle reiterate sequenze di proteste non sa più che farsene, gonfiano forse un po’ la cabina elettorale, dopano il consenso, ma il cuore del problema, il bluff incorporato del federalismo fiscale, fa sì che la stima ragionevole del saldo dei residui fiscali, secondo i dati della Ragioneria dello Stato e dell’Istat, comparati con le Entrate Complessive Regionalizzate (fiscali e contributive) e le Spese Complessive Regionalizzate , ci dicano  che in Lombardia il Nord ha attivo record di oltre 56,5 miliardi di euro. Il Centro di 8 miliardi e il Sud piagnone di 63 miliardi ma in passivo. Questi sono i dati reali dell’Italia, la differenza tra il dare e l’avere.

Equitalia, ovvero il braccio fiscale di Roma, dei partiti, ha intanto “estorto” nella sua lunga vita alla regione più in credito fiscale del Paese per conto di chi da sempre non paga ed è sovra rappresentato in Parlamento. Neppure una ventennale alleanza paraliberista è riuscita a liberarci da questo soggiorno obbligato dell’erario nella nostra vita. Parole, il 75% di parole, neanche il 25% di fatti.

E’ ancora più drammatico se si pensa che in termini percentuali di saldi sul Pil, la Lombardia ha un residuo fiscale record par il al 17% del Pil, il Sud il 17% ma in passivo su Pil. Il Nord, globalmente, può dire di avere un residuo fiscale dell’11% sul Pil (per contro, la Germania, giusto per farci un’idea, ha il 2%).

Dunque: a parte alcune indistruttibili fiammelle ostinatamente accese dal sacro fuoco indipendentista, esiste un refolo di vento politico capace di sfruttare la rabbia e l’orgoglio e incendiare nei fatti il cambiamento? Quanto coraggio serve per secedere politicamente dai bluff, dai buffet, e passare alla giustizia sociale che il Nord attende e per il quale ha votato anche meno di un anno fa?

Ministri di tutti i colori ne passano, ma anche i governatori non hanno scherzato. 

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