Bernanke fa il maestrino e spiega la Crisi europea agli americani

di ALDINO FINNARDI

Ben Bernanke sale in cattedra e, senza contraddittorio, si rivolge agli insegnanti americani, sui quali ricade il cruciale compito dell’educazione finanziaria, essenziale per la ”crescita e la calma dei mercati”. Agli insegnanti spetta anche l’onere di spiegare al meglio la realtà europea per facilitare la comprensione della crisi nel Vecchio Continente, attualmente ”sotto uno stress economico e finanziario” che ha ”effetti significativi” sull’economia americana, alle prese con una ”fragile ripresa” per la quale la politica monetaria ”non è una panacea”.

L’invito di Bernanke a spiegare l’Europa ai ragazzi è per far comprendere le differenze sostanziali fra Stati Uniti e Vecchio Continente, che dispone ”di una banca centrale ma che, contrariamente agli Usa, non ha una sola politica di bilancio. Negli Stati Uniti se c’è una crisi gli stati sanno che c’è un governo federale” mentre in Europa la situazione è più complessa, mette in evidenza. Nonostante le difficoltà, gli Stati Uniti sono ”ben piazzati” per il futuro: i dati demografici lo indicano – aggiunge Bernanke – e la forza nella tecnologia ne è un’atra indicazione.

Dalla sede della Fed il presidente della banca centrale americana si rivolge agli insegnanti presenti in sala e a quelli collegati dalle altre 12 sedi regionali della Fed. Con una una breve introduzione Bernanke mette in risalto l’importanza dell’educazione finanziaria, anche perché ”consumatori informati promuovono la stabilità”. E si inserisce in quest’ottica l’iniziativa promossa dal Dipartimento del Tesoro americano, che ha indetto un concorso per disegnare una ‘app’ in grado di aiutare gli americani nelle loro scelte finanziarie.

Bernanke poi risponde alle domande. L’appuntamento con gli insegnanti liceali d’America rientra nella nuova strategia di comunicazione della Fed che, da quando è arrivato Bernanke e a causa della crisi, punta a spiegarsi al meglio al pubblico, a una maggiore trasparenza e a chiarire il proprio processo decisionale. Da qui l’enfasi di Bernanke, che da ex professore di Princeton si rivolge ad altri professori, a mettere in evidenza l’indipendenza dalla politica della Fed.

Peccato non ci sia stato tra i banchi anche il deputato Ron Paul (già candidato alla presidenza), che al signor Bernanke ha fatto vedere i sorci verdi, spiegandogli che la Banca centrale è solo lo strumento della più grande truffa monetaria nella storia d’America.

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2 Comments

  1. Fabrizio Bortoli says:

    Ben Bernanke, che da anni alterna le cariche di consigliere economico del presidente degli stati uniti, presidente della FED ecc. è uno dei principali artefici della crisi globale dovuta alla concessione “facile” di mutui a tassi variabili “killer” per acquisto di immobili a chi non poteva permetterseli. Una montagna di debiti che si sapeva benissimo non sarebbero mai stati pagati reimmessi sul mercato degli investimenti “sicuri e diversificati” sotto forma di obbligazioni garantite da rating AAA (con Moody’s e Standard & Poor’s strapagate da Bernanke & co. per dare valutazioni alte). Naturalmente la bolla è esplosa, le case pignorate, i risparmiatori truffati, il governo ha salvato le banche con soldi dei contribuenti, Bernanke & friends, che sapevano, hanno negato anche a crisi iniziata, riscuotendo dai loro datori di lavoro bonus di centinaia di milioni di $ (si avete letto bene) per aver venduto questa merda. E dopo ‘sto casino, che ha trascinato nel baratro anche l’Europa Bernanke & friends sono stati riconfermati da Obama (perchè repubblicani e Democratici come PD e PDL in Italia sono tutti uguali, ricordiamolo sempre). comprate il dvd “inside job”, ed il libro di Robert Kiyosaki “la cospirazione dei ricchi” che sono esaustivi riguardo l’argomento soldi.

  2. CARLO BUTTI says:

    Ma che cosa possiamo aspettarci dai professori? Dogmatici che applicano le loro ricette, acriticamente apprese quand’erano studenti e acriticamente rivomitate per anni ai loro discepoli. E se, all’atto pratico, vengono falsificate da risultati fallimentari, tanto peggio per la realtà Ne abbiamo un bell’esempio in Italia…

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