Berlusconi, sì alla decadenza in giunta. E il cavaliere si indigna

di REDAZIONE

Alla fine la decisione e’ arrivata, ed e’ di nuovo bufera. La Giunta per le elezioni di Palazzo Madama ha deciso di chiedere all’Aula del Senato la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi e il ‘gentlemen agreement’ che sembrava raggiunto nella ‘strana’ maggioranza Pd-Pdl-Sc, con il voto di fiducia al governo Letta, si interrompe. Come peraltro era molto facile attendersi.

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E’ lo stesso leader del centrodestra a farsi sentire parlando di “una decisione indegna con la precisa volonta’ di eliminarmi”, commenta Silvio Berlusconi alle prese anche con le dinamiche interne al partito. “C’e’ la precisa volonta’ di eliminare per via giudiziaria un avversario politico, che non si e’ riusciti ad eliminare con i mezzi della democrazia”, aggiunge. “Quando si viola lo Stato di diritto, si colpisce la cuore la democrazia”.

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Infuocate le reazioni dei parlamentari ‘azzurri’: “Non si illuda il boia. Sta rotolando il titolo di senatore, non la testa dell’uomo”, tuona Brunetta. “La democrazia e’ vittima della barbarie”, gli fa eco Augusto Minzolini ed anche il ministro Maurizio Lupi afferma che “dalla Giunta non arriva una bella pagina per la democrazia”. Stefania Prestigiacomo parla invece di “character assassination, atto primo” mentre per l’ex ministro Giancarlo Galan “con l’ok al governo si agevola chi vuole eliminare Berlusconi”. E Schifani chiosa: “Decisione politica”.

“Non vi e’ possibilita’ alcuna di difesa ne’ vi e’ alcuna ragione per presentarsi di fronte a un organo che ha gia’ anticipato, a mezzo stampa, la propria decisione”, avevano gia’ dichiarato i legali del Cavaliere, Ghedini, Longo e Coppi. Tant’e’ che nessun avvocato si e’ presentato stamane in Senato a difendere le ragioni di Berlusconi.

Nella sala Koch, ha preso la parola, dopo la relazione-cronistoria del presidente-relatore Dario Stefano, solo Salvatore Di Pardo, l’avvocato di Ulisse Di Giacomo, senatore Pdl subentrante. “La legge e’ uguale per tutti” e’ il leit motiv del suo intervento ed e’ granitica la giurisprudenza sulla applicabilita’ della legge Severino, dice. Il caso del giorno e’ creato pero’ dai grillini. Vito Crimi pubblica su Facebook un messaggio irridente verso Berlusconi. Pronta la reazione del Pdl, con Schifani che chiede al presidente del Senato, Pietro Grasso, la sospensione dei lavori. Non lo posso fare, e’ la risposta di Grasso, che stigmatizza l’uscita di Crimi e annuncia approfondimenti.

Ora tocchera’ all’Aula pronunciarsi con voto segreto, a norma di regolamento che M5s vuole modificare, ma solo dopo che la giunta avra’ approvato la relazione di decadenza che Stefano mettera’ nero su bianco.

FONTE ORIGINALE: http://www.agi.it

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