Il futuro del governo Letta passa per la via giudiziaria

di MICHELE STAMERRA

Chiunque sia in grado di vedere la foresta e non solo un gruppetto di alberi dovrebbe aver capito, che, delineandosi nella fase estrema dell’accanimento giudiziario contro Silvio Berlusconi, un palese omicidio politico, il vero golpe non lo stanno attuando uomini legati a fumose organizzazioni segrete come fu la P2 di Licio Gelli, additata da una massa informe e conforme alle risibili teorie complottiste che volevano l’associazione para-massonica di Gelli come una bomba programmata da Giulio Andreotti pronta a deflagrare nel tanto vituperato “golpe borghese” teso a ricondannare l’Italia nella tenaglia di un potere autoritario e dittatoriale.

In un momento di crisi identitaria e sociale, prima che economica, si tende (ahinoi), a non considerare che i veri golpe che hanno sovvertito l’ordine democratico delle istituzioni italiane, sono stati condotti da una magistratura malata, lenta, pasticciona, incapace a condannare i ladri di polli, ma avida di intercettare le telefonate del Capo dello Stato. La notizia della nomina di Nitto Palma alla commisione giustizia al senato, ha lasciato che la partita che si è giocata alla commissione giustizia della camera tra un pavido Beppe Fioroni a vantaggio del magistrato Donatella Ferranti passasse inosservata. Tutti troppo interessati a vivisezionare lo stile di vita del Caimano, tutti a sollecitare il nostro voyeurismo invidiosi forse di non possedere quella “tipica furbizia mediorientale” che ci renderebbe appetibili vergini per il grande dragone.

Paradossalmente e quasi per contrappasso, la mirabolante carriera politica di Silvio Berlusconi, quasi inevitabile per riempire il vuoto lasciato dalle bombe neutroniche del pool di Mani Pulite (dimentico degli illeciti legati al PC-PDS di Ochetto), trova la sua paternità in Tonino Di Pietro piuttosto che nell’amico Bettino. Quella che poteva essere in origine un’indagine legittima sulla marea di tangenti legate a quei “perfidi e disonesti ladri”, oggi è degenerata in un conflitto ancor più lacerante per l’aggravarsi della “disforia di genere” dei partiti che oggi convivono forzatamente come quei cardellini della badessa che, costretti nella stessa gabbia, non facevano mai coppia perché dello stesso sesso.

Chiunque è in grado di guardare alla luna e non al dito, sa che Berlusconi è sì l’unico leader del partito che ha plasmato; sì il proprietario di un impero editoriale, ma in fondo dinanzi ai poteri forti che tessono in maniera lucida, fredda e spietata le sorti delle economie occidentali, è un piccolo pesce finito nel tritacarne di quella associazione sovversiva che è l’Associazione Nazionale Magistrati. Ilda Boccassini appare come in preda dell’odio viscerale contro tutto ciò che Berlusconi rappresenta; meritevole di essere consegnata più nel dimenticatoio della umana storia piuttosto che assurgere alla gloria degli altari per magistrati che hanno lealmente servito la Repubblica sino al martirio come Falcone e Borsellino.

Chi scrive non è un è un indefesso berlusconem; non sono depositario di dogmi né tanto meno sono un giurista di peso. La ragione che mi porta a descrivere quello del pool di Milano, come atto di prepotenza autoritaria, è la massima che percorre tutto il diritto romano: “in dubbio pro reo”. Altra massima che vorrei far mia, è l’ “Io so”, di Pier Paolo Pasolini, usando però con moderazione l’indicativo.

Reginald Bartholomew, ex ambasciatore USA in via Vittorio Veneto confida a Maurizio Molinari l’incontro voluto dalla Casa Bianca tra il giudice della Corte Suprema americana Antonino Scalia e sette importanti giudici italiani per discutere circa le iniziative del pool di Mani Pulite che costituivano per la presidenza Clinton una clamorosa violazione dei diritti di difesa e di libertà. Di più: il presidente Clinton subì come un’onta l’avviso di garanzia destinato all’allora neo presidente del Consiglio Berlusconi durante il G7 del ’94. Da quell’avviso di garanzia inizierà l’anomalo interesse dei magistrati milanesi per l’incensurato cittadino Berlusconi Silvio ancora condannato a una strenua difesa contro un sistema bollato da Edward Luttwak senza mezzi termini come provincialistico e politicizzato quanto i poteri giudiziari iraniani e burundesi. Perché mai il leader di un grande partito conservatore come il Popolo della Libertà, dovrebbe usare la carota invece del bastone contro l’ANM, Magistratura Democratica e il pool di Milano, quando in ogni altro paese democratico non solo esiste la garanzia dell’immunità parlamentare, ma addirittura la responsabilità penale per quei magistrati che spendono i soldi dei contribuenti inseguendo ladri di polli e affezionandosi ad inchieste degne della commedia dell’arte di Gozzi?!?

Ilda, la “rossa di procura” ricorda certa cultura paleo-stalinista e piccolo-leninista di una magistratura che non chiede l’ergastolo per il “galeotto Berlusconi”, ma l’interdizione dai pubblici uffici. Lo stadio finale di questa farsa, potrebbe portare conseguenze nefaste non per Berlusconi, non per il governo di Enrico Letta, ma per il Paese, che diviso e conteso ripiomberebbe nell’incubo del terrorismo interno degli anni ’70, stretto sempre più dalla propaganda maoista di un comico facinoroso e dalla crisi sociale ed economica. Ecco che la consapevolezza, forse iperuranica, dell’epigramma di Pasolini, si fa sospetto nell’affermare che i veri nemici di Silvio Berlusconi, sono quei “grigiocrati” che non aspettano altro che la grecizzazione dell’Italia.

Per quanto riguarda i processi Mediaset, i nemici hanno nome e cognome: Rupert Murdoch che mai ha perdonato a Berlusconi l’aver osteggiato l’avanzata di Sky italia e Carlo De Benedetti, eterno antagonista in casa del Cav.Vi è tuttavia il timore di un disegno ancora più machiavellico che mira a continuare la politica di svendita dell’industria italiana cominciata nel Britannia con Mario Draghi e proseguita da Mario Monti, uomo – come Draghi – di Goldman Sachs e grigiocrate preferito delle cancellerie europee. Nonostante si vomitino sentenze nei numerosi thalk show incentrati nel dare più valore alle intercettazioni, prima che ai testimoni, la preoccupazione del medio cittadino è tutt’altra: oggi non si riesce più a sbarcare il lunario.

La dietrologia complottista è un’arte tutta italiana (si parli di Vaticano o si parli del caso Moro), ma la maggior parte dei cittadini non solo non ha armi per fronteggiare la crisi e fuggire la propaganda di quei pifferai da strapazzo di quel movimento da suite alberghiera, l’amara realtà è i cittadini hanno paura della politica e di uno Stato che dovrebbe essere garante della libertà individuale. Con Monti al governo il PIL italiano ha registrato una contrazione del 2,4%. Il debito pubblico dell’Italia nel novembre 2011 ammontava a 1916 miliardi di euro, il 119% del PIL: un anno dopo aveva sfondato il tetto dei 2000 miliardi, e si era attestato al 126% del PIL. La famigerata IMU e i rincari sull’IVA hanno comportato un aumento della pressione fiscale esercitata dallo Stato sui cittadini dal 50,5% al 55,2%.

Un grande liberale come Benedetto Croce, affermava: “Il politico onesto è il politico capace”. Siamo seri, poco frega ai cittadini del “bunga-bunga”. Il nemico di chi è costretto al suicidio per la precarietà economica, non è certo Silvio Berlusconi, ma lo Stato di polizia fiscale che continua ad essere gestito da politici che non sanno ribellarsi al “modello cinese” dell’élite europea. Il sistema della “porte girevoli” che consiste nel mettere uomini legati a certe banche d’affari nelle istituzioni per poi riprenderseli dopo la fatale liquidazione, è diventato l’elemento  alternativo ma non sostitutivo del classico manuale Cencelli.

Se l’ esperimento elettorale dell’asse centrista Monti-Casini-Fini è fallito lo si deve all’ancor vivido ascendente del Cavaliere su chi legittimamente in lui si identifica. La recrudescenza della persecuzione politica attraverso i tribunali milanesi, è l’unico mezzo per eliminare il grande ostacolo che si frappone tra i tiepidi lettian-berluconiani che continuano a tessere la ragnatela di un partito “scalfariano”, nel timore che “il Giaguaro” dopo aver smacchiato Bersani, spazzerà via anche le velleità bipartisan di quei nostalgici cardellini della badessa che cinguettano a discapito del Paese con la speranza di farci morire democristiani.

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2 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Praticamente siamo nella merda.
    A questo io e qualcun altro ancora non suicidato o emigrato, ce ne eravamo resi conto.
    Ci sono soluzioni attuabili?

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