Le inutili giravolte del Cavaliere: ha venduto troppe patacche

di CLAUDIO ROMITI

Dobbiamo registrare l’ennesima giravolta del Cavaliere. Dopo aver sostanzialmente sfiduciato il governo Monti, determinando una decisa accelerazione nei tempi elettorali, ora Silvio Berlusconi sta cercando di rallentare le ultime operazioni in Parlamento, con l’obiettivo di guadagnare una manciata di giorni in più per prepararsi alla sua sesta campagna per le politiche. Gli servirà a qualcosa? Non credo proprio.

Questa volta, nonostante il quasi miracolo del 2006 -in cui perse per una incollatura alla Camera a causa delle demenziali sciocchezze della sinistra radicale capitanata da Bertinotti-, credo che niente e nessuno possa salvarlo da un declino repentino quanto inesorabile. Un declino che è sostanzialmente causato dagli stessi elementi, ovvero dalla loro attuale mancanza, che nel ’94 ne determinarono l’imprevisto trionfo nei confronti della gioiosa macchina da guerra del sinistro Occhetto: credibilità e popolarità. E se in quel frangente l’essere “nuovo” agli occhi di una collettività confusa ed esasperata si univa alla credibilità ed alla popolarità di un imprenditore di grande successo, oggi questi bonus sono stati ampiamente dilapidati nel corso di un ventennio passato a raccontare favole. Favole in primo luogo su quella famosa rivoluzione liberale che è rimasta letteralmente nel cassetto. Anzi, osservando i numeri dei suoi governi non si può fare a meno di rilevare che tutti gli indicatori parlano di un aumento dissennato della spesa pubblica e, conseguentemente, del perimetro dello Stato, andando in una direzione diametralmente opposta a quella predicata; checcè ne dica il suo consigliori Brunetta, pseudo-economista validissimo ad arrampicarsi sugli specchi.

Ora, tornando al piano elettorale, sebbene la maggioranza di chi in passato ha optato per il centro-destra a trazione Berlusconi non arriva certamente a comprendere sul piano tecnico le ragioni di un tale fallimento (il liberalismo è una materia prospettica che da sempre  solo una minoranza riesce a digerire), tuttavia essa percepisce l’enormità del fallimento medesimo. Questo, molto in breve, ha eroso in modo quasi esponenziale la citata credibilità dell’Uomo di Arcore, le cui luride vicende del bunga bunga -secondo una definizione di Edward Luttwak espressa nel corso di una puntata di Ballarò – hanno solo dato il colpo di grazia ad una popolarità distrutta dalla mancata realizzazione dei miracoli promessi.

Ebbene, lo spasmodico traccheggiare di Berlusconi e della sua ultima ridotta di fedelissimi, tesa essenzialmente a scovare l’Araba fenice di ripresa politica oramai impossibile, si sta trasformando in uno spettacolo grottesco, destinato ad esasperare ulteriormente la pazienza di chi per troppo tempo ha “comprato” a scatola chiusa. D’altro canto, per dirla tutta, se la strategia del venditore di tappeti è andata di lusso per molte volte, non si può però pretendere che lo stesso acquirente non si accorga mai che il prodotto è  sostanzialmente una patacca. Oramai ce ne siamo accorti in tanti, troppi per consentire un recupero in extremis. Anche se si votasse nel 2023, come recita una famosa canzone di Patty Pravo.

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One Comment

  1. visto per caso ieri sera da un amico con televisore.

    Figura PENOSA di un ex leader, sembrava il vecchio campione di boxe che sale l’ultima volta sul ring e non si accorge di aver perso pur essendo andato KO al primo round.
    Ho assistito alla triste parabola di chi non ha saputo ritirarsi quando era sulla cresta dell’onda.

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