Berlusconi a Venezia: più autonomia per tutti. Più pilu per tutti, insomma

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 di Stefania Piazzo – L’ex cavaliere aveva tentato di prendere in mano la questione dell’autonomia già tempo fa. Alla vigilia del referendum, il 18 ottobre 2017 Berlusconi aveva infatti affermato, scendendo in campo al fianco di Roberto Maroni; “Vogliamo proporlo per tutte le regioni italiane: dobbiamo spostare la competenza di undici materie dal centro alla sede giusta, quella regionale”. E poi? Poi niente.
Ora, in visita in stivaloni di gomma a Venezia, l’ex cav torna sul tema, con qualche aggiustamento:  “La Lega è passata dall’urlare ‘secessione’, al federalismo e adesso tutti i governi che si sono succeduti non hanno prestato attenzione a quello che le regioni del nord chiedono come autonomia”. E aggiunge:
“I presidenti di regioni del Nord insistono dicendo che questa richiesta di autonomia è qualcosa che va a favore anche delle regioni del Sud – ha continuato – e io avendo discusso con loro sui poteri che verrebbero dati alle regioni del sud e su tante altre indicazioni sono convinto che sia da concedere l’ autonomia per tutte le regioni italiane”. Più pilu per tutti, presidente. E, soprattutto, acqua in bocca.
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2 Comments

  1. FIL DE FER says:

    Ma non è per caso che PILU stà per pelo…??????????
    A Sì quello cui è affezionato il Cavaliere.
    WSM

  2. giancarlo RODEGHER says:

    Fa piacere che il Cav. si sia ricordato qualche volta delle autonomie regionali.
    Peccato che non ne abbia mai fatto un suo slogan politico e nemmeno un suo punto programmatico.
    Ora che il suo partito perde pezzi ed è al 6-7% per rimontare parla delle autonomie.
    Mi ripeterò sino alla nausea per chi pazientemente mi tollera e mi legge. Le autonomie sono l’ultimo ed estremo tentativo di riformare questo paese e tentarne il salvataggio poiché ormai la barca mal ridotta in mezzo al mare in tempesta è al limite e potrebbe affondare.
    Sono anche sicuro che la maggior parte dei ministri dell’attuale governo non abbia ancora capito a cosa servano le autonomie. Il primo a capirci una mazza o a non voler capire è proprio il DI MAIO che prima se ne va a casa e meglio sarà per tutti. L’incompetenza e la mancanza assoluta di esperienza sono le due qualità innegabili del personaggio il quale quando era al governo con Salvini non sapeva più quale argomentazioni tirare fuori dal cilindro per procrastinare l’accordo tra governo e regioni.
    Mi viene spontaneo pensare che il ” SUD ” non le voglia perché è più facile sgovernare con il vecchio sistema che non con uno nuovo che responsabilizza i governatori così tanto da metterli alla frusta e al giudizio del Popolo vicinissimo al potere e non come in passato ed ora che vede roma quale centro indiscusso del potere e quindi del malgoverno da decenni.
    Ha fatto bene ZAIA a chiedere tutte le materie poiché ciò è ammissibile ed ora con i casi ILVA e MOSE…, guarda caso sempre gestiti dal “centro” , dimostrano ancora una volta l’inaffidabilità di mantenere a roma tutti i poteri che specie i politici meridionali con una onestà intellettuale molto debole non vogliono assolutamente perdere. Ciò riguarda sicuramente qualche motivazione poco chiara quale quella di lasciare mano libera a coloro che si sono sostituiti allo Stato e che senza colpo ferire hanno già instaurato da tempo una propria autonomia gestionale nei vari territori del Sud.
    Ciò è avvalorato da molti fatti concreti se guardiamo ai dissesti finanziari di varie città meridionali o di intere regioni il cui malgoverno ha riguardato prevalentemente politici, imprenditori o giudici meridionali. Basta leggere i giornali di ieri , di oggi e purtroppo anche di domani per rendersi conto che velatamente ma realisticamente l’Italia è sotto scacco di determinate caste che non vogliono rinunciare per nulla al mondo al castello di collusioni create in decenni e che fruttano il continuo aumento del debito pubblico a scapito di tutti gli altri.
    Caro Cavaliere avrà capito che si tratta di PILU ( danè) ma noi Veneti non siamo esosi, ci accontenteremmo di lasciare a roma il 50% di quello che lasciamo oggi e solo così la rimonta economica sarà possibile. Ci potrà essere qualche problema nei primi due anni per le regioni del Sud che si vedrebbero decurtare gli ” aiuti ” ma poi le cose cambierebbero in meglio. Solo in meglio.
    I PIL delle regioni del Nord aumenterebbero, sarebbero più competitive con le esportazioni aumentando la produttività sia dei lavoratori che dei macchinari, aumenterebbero le entrate fiscali etc..etc..etc..etc.. cose che Lei sa perfettamente ma che molti sui colleghi politici disonestamente non vogliono mettersi in gioco per pura paura di compromettere qualche voto….insomma così come ora non è possibile ipotizzare che il paese possa continuare e soprattutto salvarsi…. !!!!!
    WSM

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