BENZINA, ENTRO PASQUA TOCCHERA’ I 2 EURO AL LITRO

di REDAZIONE

Ancora un record per la benzina. Nei distributori della Q8, rileva Staffetta Quotidiana, il prezzo della verde è arrivato a 1,874 euro al litro, nuovo massimo storico. Secondo Quotidiano energia, le punte massime sul territorio sono di 1,96 euro al litro per la benzina e superano quota 1,80 per il diesel.
Il nuovo record straccia quello raggiunto appena 24 ore fa, quando nei distributori Shell era stato toccato il tetto di 1,865 euro al litro per la verde. Secondo i dati Istat, nel solo mese di febbraio il carburante è salito del 18,6% (+17,4% gennaio) su base annua e del 2,0% su base mensile. L’Istituto nazionale di Statistica aggiunge che il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto sale del 25,5% in termini tendenziali (+25,2% gennaio), il rialzo maggiore dal luglio del 2008, e dell’1,4% sul piano congiunturale.
Aumenti di fronte ai quali il presidente della Federazione Autonoma Italiana Benzinai (Faib) Martino Landi lancia l’allarme. “Se continua così prima di Pasqua arriviamo alla soglia dei due euro” ha detto a SkyTG24.

Gli aumenti – Stando alla consueta rilevazione della Staffetta Quotidiana, nella mattina del 13 marzo hanno messo mano ai listini tutte le compagnie tranne Shell, nei cui distributori si era registrato il massimo del 12 marzo pari a 1,864 euro al litro. Per Eni, l’aumento è di 0,6 centesimi sulla benzina a 1,859 euro al litro e 0,3 sul diesel a 1,769 euro al litro. Per Esso ritocco sulla sola benzina: +0,5 centesimi a 1,845 euro al litro. IP aumenta la verde di un centesimo a 1,871 euro al litro e il diesel di 0,5 a 1,770 euro al litro. Balzo proprio alla Q8 sulla benzina che raggiunge il nuovo record storico: +1,3 centesimi a 1,874 euro al litro. Tamoil aumenta invece solo il gasolio: +1 centesimo a 1,768 euro al litro. Infine, i rialzi di TotalErg: +0,5 centesimi sulla benzina a 1,854 euro al litro, +0,9 sul gasolio a 1,777 euro al litro. Dall’inizio dell’anno, sottolinea Staffetta, i prezzi della benzina Eni sono aumentati in media di 12,3 centesimi al litro (Iva inclusa), a fronte di un aumento cumulato del prezzo internazionale di circa 11,2 centesimi (112 euro per mille litri); quelli del gasolio di 6,5 centesimi (Iva inclusa), a fronte di un analogo aumento del prodotto sul mercato del Mediterraneo di 6,5 centesimi (65 euro per mille litri).

Nelle Marche il prezzo più alto – Venendo ai prezzi regionali, nelle Marche la media della benzina è stabilmente sopra quota 1,9, mentre anche la Liguria si avvicina alla soglia psicologica: 1,892 euro/litro. Sotto 1,85 troviamo ormai soltanto Emilia-Romagna (1,83), Friuli-Venezia Giulia (1,837), Lombardia (1,826), Sardegna (1,836), Sicilia (1,842), Trento (1,843), Valle d’Aosta (1,844), Veneto (1,824). Sul gasolio medie più alte sempre in provincia autonoma di Bolzano (1,798), Basilicata (1,792) e Molise (1,783).

In Italia la benzina più cara d’Europa –
 Il prezzo finale della benzina è in Italia il più caro d’Europa “per effetto della tassazione. Rispetto ad altri Paesi europei, in quest’ultimo anno i prezzi sono cresciuti di circa 20 centesimi sulla benzina e 23 sul gasolio per effetto dell’aumento di accise e iva”. Lo ha detto Piero De Simone, direttore generale di Unione Petrolifera, rispondendo alle domande della ‘Telefonata’ di Maurizio Belpietro, sottolineando peraltro che prezzi così alti hanno effetto anche sulle compagnie petrolifere, che devono fare i conti con una contrazione dei consumi. “I consumi stanno precipitosamente riducendosi. L’anno scorso abbiamo perso 2 milioni di tonnellate di prodotti. E negli ultimi 4 anni l’Italia ha perso 20 tonnellate. La gente di fronte all’aumento dei prezzi consuma meno”. Il modo per risparmiare però c’è. “Se il consumatore si fa benzina da solo con il self service lo sconto è di 4-5 centesimi e di 10-12 fuori dall’orario di lavoro”. Con gli ultimi provvedimenti si potrà inoltre “procedere ad un’automazione spinta dei distributori”. “Le compagnie stanno trasformando quelli che esistono. Ma tutto ciò – ha concluso – ha un impatto di tipo sociale perché presuppone la scomparsa dei gestori e questo non viene ben visto dalle associazioni di categoria”.

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