Benvenuti in Olanda, Paese “virtuoso” sull’orlo del burrone

di CHRIS WILTON

“Dissonanza cognitiva”, così un portavoce del Bureau for Economic Policy Analysis olandese ha definito in un’intervista al Financial Times l’atteggiamento dei politici del suo Paese nel non riconoscere come l’interazione tra esplosione del credito privato e tagli fiscali stia creando i presupposti del disastro. Insomma, una chiaro caso di politica moneteria disallineata e il primo esempio di Paese dell’Europa cosiddetta “core” che comincia a pregustare un assaggio di sapore mediterraneo. L’economia olandese è in recessione dall’inizio del 2011 e il tasso di disoccupazione, fino a poco tempo fa basso, sta crescendo a ritmi ciprioti, passando dal 7,8% all’8,1% nello stesso mese di marzo. Benvenuti in uno stato formalmente con rating AAA. Per Stephen Jen della SLJ Macro Partners, <i segnali che giungono dall’Olanda sono simili a quelli che arrivavano da Spagna e Irlanda anni fa>, questo nonostante il Paese vanti un surplus di conto corrente dell’8,3% del Pil e un tasso di risparmio del 26%, numeri che però non salvarono nemmeno il Giappone quando il mercato immobiliare crollò.

Come nella Gran Bretagna di Gordon Brown o appunto nel Giappone del 1990, c’è una carenza di lungo termine nel mercato immobiliare. Per Rabobank le case invendute sono pari a 228mila unità, male ma non un dramma: peccato che la crisi stia per esplodere per eccesso di credito, non di immobili, come ci dimostra queso grafico. La vigilanza olandese parla di una media di ratio loan-to-value (ovvero, quanto ottenuto di mutuo rispetto al valore dell’immobile) salita fino al picco del 120% e visto che gli interessi sui mutui sono deducibili dalle tasse, circa il 60% dell’intero stock di mutui è puramente basato sugli interessi. La ratio del debito per nucleo familiare nel 2010 ha toccato il picco del 266%, il massimo dell’eurozona e quasi un record mondiale, come dimostra questo grafico. Il prezzo delle case in Olanda è sceso del 18% ma il peggio sembra ancora alla porta: gli esperti real estate di Standard&Poor’s parlano di un calo di un ulteriore 5,5% quest’anno e anche per il 2014 si attende una diminuzione. Insomma, una deriva quasi spagnola e una vera e propria infezione economica che sta contagiando tutti i settori: il grado di fiducia dei consumatori olandesi, oggi, è infatti pari a quello del picco della crisi finanziaria globale. E le banche olandesi cominciano a tremare un po’, visto che la loro ratio prestiti-depositi è del 183%, contro il 70% negli Usa e in Giappone, il 100 in Germania e il 120% in Gran Bretagna. Insomma, le banche olandesi devono basarsi sul mercato di capitali per fare roll-over sui loro debiti, uno scenario che fa paura in caso dovesse evaporare la fiducia innescata dalla liquidità a pioggia ma non eterna delle banche centrali. In pratica una Northern Rock in arancione non è da escludere.

Lo scorso febbraio, il governo è stato già costretto a nazionalizzare SNS Reall, la quarta banca del Paese, dopo che stava per andare a zampe all’aria proprio per l’esposizione alle immobiliare, in questo caso di ramo commerciale. Inoltre, al netto della percezione dell’Olanda come Paese benestante e florido, i recenti dati della Bce dimostrano come l’olandese medio possa contare su una ricchezza media di 170mila euro, contro i 195mila della Germania, i 233mila della Francia, i 275mila dell’Italia e i 291mila della Spagna. Inoltre, l’Olanda si trova ad affrontare questa situazione in un contesto di trappola della liquidità in stile giapponese creato dalla Bce, visto che la massa monetaria M3 prima è rallentata al 2,6% e in marzo si è addirittura contratta, nonostante un’inflazione al minimo storico dello 0,4%. Le politiche di contrazione dell’Ue hanno un effetto immediato, ovvero il Pil nominale – ciò che conta per le dinamiche del debito – si sta contraendo in parecchie nazioni. Olanda in testa.

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One Comment

  1. Franco says:

    Esperto è colui che riesce a far comprendere le cose difficili anche ai non addetti ai lavori.i

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