Benigni, un clown con la cultura dentro il portafoglio

di RODOLFO PIVA*

Che curioso individuo il sig. Roberto Benigni sempre pronto a sproloquiare sull’unità d’Italia, sull’inno di Mameli con sventolio di tricolore in sostituzione della bandiera rossa che lui, simpatizzante del PCI, in anni non lontani era uso apprezzarne lo sventolio.

E’ anche l’individuo che prese il premio Oscar come migliore attore nel film: “La vita è bella” in cui era trattato in modo delicato il tema dei lager nazisti. Peccato che al compagno Benigni non sia mai venuto il desiderio di realizzare un film sui gulag sovietici nei quali, i morti, sono stati ben più numerosi di quelli dei lager nazisti. Per fare ciò però è necessario avere una onestà intellettuale che il personaggio non possiede o preferisce adattarla ai ritorni (economici) che ne può trarre evitando di perdere le simpatie di trasformisti comunisti, della “sinistra al caviale”, dei radical chic e dei cattolici sinistrorsi.

Ieri ha pensato bene di intrattenere il pubblico italione parlando della Costituzione dello Stato e definendola, per fare il verso al suo vecchio amico Bersani: “la più bella del mondo”. Con questa affermazione i due compagni comunisti hanno smaccatamente dimostrato la loro povertà culturale sull’argomento, perché non si sono peritati di leggerla comparandola con le Costituzioni di altri stati che sono reperibili nella rete. Bisogna avere solo voglia di leggerle e sforzarsi le meningi se ne si è dotati.

La Costituzione della repubblica italiana è figlia dei tempi (entrata in vigore il 1° gennaio 1948) nei quali è stata scritta  e degli uomini che l’hanno pensata. Uomini che appartenevano a schieramenti politici  più disparati, “che venivano dalla Resistenza”, ormai dissolti. Una Costituzione è come un vestito: mutando la forma di chi lo indossa deve essere oggetto di modifiche così una costituzione, per essere al passo con i tempi, deve essere oggetto di periodiche modifiche come avevano appunto previsto coloro che l’avevano scritta (Art. 138). A parte la modifica del Titolo IV della seconda parte della costituzione e riguardante il “sistema giustizia” null’altro è stato fatto e la Costituzione dello stato italione è rimasta a quella del 1948.

Tanto per fare un po’ di storia delle costituzioni, si può ricordare che la costituzione dell’URSS del 1936, meglio nota come la “costituzione di Stalin”, venne riscritta nel 1977 e mandata in pensione nel 1990; la costituzione degli Stati Uniti, che sono diventati un modello per molti sinistri italioni, è stata modificata ventisette volte; quella francese è stata riscritta nove volte e quella tedesca è stata modificata oltre cinquanta volte.

Agli amici indipendentisti e non solo vorrei fare presente quanto segue ed è ciò che il clown sinistrorso, nella lettura della costituzione italiana, si è ben guardato dal porre in rilievo perché ciò avrebbe evidenziato, quanto meno, la vetustà della carta costituzionale.

I PATTI INTERNAZIONALI DEI DIRITTI DELL’UOMO , elaborati dalle Commissioni istituite all’uopo presso le Nazioni Unite furono pubblicati nel 1966.

Due categorie di Diritti hanno dato vita a due Documenti: Diritti politici e Diritti Economici, Sociali e Culturali. In entrambi i Patti, nell’articolo 1, è incluso il DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI definito come diritto umano fondamentale.

La costituzione italiana fu approvata dall’assemblea costituente il 22 dicembre del 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

All’Art. 2 è scritto: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

All’art. 5 è scritto:”La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze di autonomia e del decentramento.

Questi due articoli furono partoriti nel 1947 ben prima della stesura dei Patti Internazionali dei Diritti dell’Uomo che videro la luce nel 1966 e che furono sottoscritti  anche dallo stato italiano.

Dato che, fino a prova contraria, il Diritto all’Autodeterminazione dei Popoli, definito come diritto umano fondamentale, rientra perfettamente nei diritti inviolabili dell’uomo, così come recita l’Articolo 2 della costituzione italiana, ne risulta una pesante incongruenza , indice di vetustà della carta costituzionale, tra i due articoli in particolare per l’affermazione “La Repubblica è una ed indivisibile….” Indicata all’Art. 5.

Qualcuno, perché in malafede o perché privo di conoscenze adeguate della storia, potrà obiettare che il Diritto all’Autodeterminazione dei Popoli non è applicabile in Italia, dove vive “il popolo italiano…”. Ma il punto è proprio qui perché: “se esiste lo stato italiano”, come conseguenza dell’unificazione attraverso l’aggressione militare e tipicamente imperialista del regno di Sardegna e Piemonte nella seconda metà del 1800, verso gli altri Stati Sovrani presenti sul territorio della penisola, non esiste la nazione italianae, di conseguenza, “non esiste il popolo italiano”, se non nella testa dei cultori di retorica e demagogia patriottarda. Esiste invece una sommatoria di popolazioni che sono state forzatamente, e senza sentire il loro parere, costrette a stare insieme.

D’altra parte i dizionari della lingua italiana, sino ad oggi ed a meno che non vengano modificati per decreto legge, definiscono Nazione un insieme di individui che, avendo in comune la lingua, le tradizioni, la storia, la terra in cui vivono e quindi lo stesso patrimonio culturale, possiedono la stessa identità.

Tanto per fare un esempio, è evidente per chiunque normodotato che un veneto ed un siciliano hanno lingua, storia, tradizioni, terre in cui vivono diverse e quindi appartengono a nazioni diverse pur nel rispetto delle rispettive culture.

Ritornando al sig. Benigni, è auspicabile che si dedichi solo a declamare la Divina Commedia e magari, nei ritagli di tempo, si legga un po’ gli scritti di uno dei padri fondatori del Partito Comunista Italiano: Antonio Gramsci per conoscere nel dettaglio il suo parere assolutamente negativo sul Risorgimento. Dopo di che le sue chiacchiere sull’inno di mameli, l’unità d’italia ed il tricolore, come quelle in occasione della sua partecipazione al festival di San Remo 2011 per la quale ricevette la somma di 250000 Euro, si ridurranno  a vuoti sproloqui privi di qualunque spessore.

Risulta comunque che il suo ingresso in scena, sul palco del teatro  Ariston in occasione del sopracitato Festival, sul dorso di un cavallo bianco abbia destato un vivo interesse in tutti i cultori della scienza dell’etologia: per la prima volta, a memoria d’uomo, si è avuta la possibilità di vedere dal vivo un asinello in groppa ad un cavallo.

*Segreteria Provinciale di Milano – Unione Padana

 

 

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46 Comments

  1. Tanzer says:

    Un posto da vomito, intervento dopo intento. Cerebrolesi, deculturati, Copia-incolla da internet e qualche parolone inserito qua e là in pseudo ragionamenti deliranti. E se capite l’espressione “restituite il passaporto e andatevene fuori dalle palle” significa che abbiamo un’unità linguistica, e questo da ben prima del Risorgimento. Posso avere del giustificato giramento di coglioni per avere dei connazionali come voi, deficienti padani?

  2. Albert Nextein says:

    La costituzione va buttata.
    Occorre farne una nuova,di sana pianta.
    Benigni è un opportunista di primissimo livello.
    Attacca il carro dove vuole il padrone.

    • Antonino Trunfio says:

      caro Albert !! perchè buttarla via la costitution ?
      ricordi la famosa pubblicità : 4 PIANI DI MORBIDEZZA ?
      ecco. A buttarla via ci pensano quelli che usano un solo gradino dei famosi 4 piani della scottex

  3. Sandi Stark says:

    Benigni non va classificato come “compagno”, è troppo riduttivo. L’analisi dell’esegesi di fratelli d’Italia porta ad una convergenza impressionante con la retorica di De Amicis, stesse parole, stesse iperboli retoriche, stessi falsi storici, superò addirittura il maestro con l’apologia dei Balilla e con l’odio istigato con insulti e falsi clamorosi contro gli “asburgici”.

    Entrambi erano i guitti del regime, il loro compito è compensare i popoli oppressi dalla triste realtà e dalle comparazioni tra come stavano prima e dopo.

    De Amicis pubblicava per l’editore Treves, sospetto di massoneria ed editore di tutti i patrioti massoni. Il suo compenso erano i diritti d’autore in un mercato sempre più vasto (prima i diritti non erano riconosciuti in tutti gli Stati preunitari); uno dei vari motivi che fece aderire gli intellettuali ai progetti imperialisti dei Savoia.

    Benigni viene compensato dalle principesche prebende della RAI, gestita dagli eredi dei compagni di loggia che aderirono al progetto oppressivo delle caste del risorgimento. E le piste che portano in quella direzione per il progetto del 150° anniversario sono fin troppo evidenti; basta documentarsi sulle loro pubblicazioni ed osservare i vari personaggi che per primi parlavano del progetto.

    Se volete perdere un po’ di tempo cercando cosa scrivevano i due pagliacci di Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour e Mazzini; e di come entrambi sputtanavano i Borboni, trovere delle impressionanti somiglianze.

    126 anni di distanza tra i due e non è cambiato niente. Il popolo più ignorante d’Europa, quello che legge meno libri e quotidiani, plaude il pagliaccio di Stato ed approva, esattamente come gli avi, la turpe oppressione delle caste che gli succhiano il sangue.

    Tecnicamente lo studio di De Amicis è impressionante per modernità. Troviamo delle tecniche di persuasione attualissime, come l’imprinting ed elementi di PNL. Forse erano questi, i “segreti iniziatici” che si tramandavano da adepto in adepto. E visti i risultati niente da dire: erano e sono bravissimi.

  4. sciadurel says:

    una delle peggiori costituzioni del mondo declamata da un attore mediocre e ripetitivo

  5. Marco says:

    Ridiamo dignità e senso all’inflazionato Benigni restituendolo al ruolo che gli compete.

    L’inno del corpo sciolto (1983):

    http://www.youtube.com/watch?v=p15do9cxv48

  6. vincenzo says:

    guardate secondo me non avete capito nulla di quello che ha detto ieri sera benigni o lo avete interpretato male
    Ci vuole + solidarietà e unione, è anche scritto nella costituzione il lavoro nobilita l’uomo e lo fa con l’esperienza
    in questo periodo che non c’è, bisogna crearselo mettendosi in gioco e chiedersi seriamente quello che si vuole fare per aiutare la società e andare avanti senza dimenticarsi del passato
    E poi non potete negare che la costituzione italiana è unica al mondo; purtroppo sono soltanto principi positivi e non leggi

    • sciadurel says:

      si è unica, una marea di cazzate partorite male oltre 60 anni fa

    • liugi says:

      Veramente mi pare palese che, in questo periodo di crisi delle istituzioni, Benigni sia stato mandato apposta a declamare la Costituzione in televisione per ammansire il popolo bue.

      La Costituzione è un feticcio che viene usato strumentalmente per mantenere i privilegi della “casta”. Viene fatto passare il messaggio che la costituzione è bellissima, di conseguenza è immodificabile e quindi tutto il sistema italiano, retto sulla costituzione, è irriformabile.

      Comunque no, la costituzione italiana non è un insieme di principi positivi, ma descrive per filo e per segno l’impostazione dello Stato. Non a caso Benigni ha letto solo i primi 12 articoli, facendo passare l’idea che la costituzione sia fatta solo di principi generali. Beata ingenuità: gli articoli sono 139.

      Italiani non fatevi infinocchiare da chi parla bene! Accendete sempre il cervello prima di ascoltare!

  7. Giovanni says:

    Non vedi quale sia il problema: Benigni è un attore comico e quindi fa il suo mestiere. Questo articolo è una inutile presa di posizione.

    • Rodolfo Piva says:

      Invece è lo spunto per discutere di costituzione italiana e di incongruenze con la giurisprudenza/diritto internazionale.
      Cordiali saluti

  8. Franco says:

    12.6 milioni di spettatori,:ovvero, la prevalenza del cretino.

    • Antonino Trunfio says:

      Scusa ma i cretini si offendono. I cretini ogni tanto hanno un guizzo, pur maldestro d’orgoglia, di vanità, amor proprio.
      I 12,6 mil di piccioni sono solo cerebrolesi irreversibili.

  9. Luca says:

    Benigni compete con Saviano nella mia personale classifica di personaggi che mi stanno sulle p… Ma personalmente mi limito a ignorarlo. Non vale neanche la pena di incazzarsi per gente così.

  10. james93 says:

    12,6 milioni di spettatori e 43,94% di share… please stand up 😉

  11. lory says:

    andrea tricolore sei un personaggio da libro cuore. se non ti piace l’indipendenza puoi leggere quella porcheria che è l’unità o puoi guardare quei pagliacci di comici sinistri.
    l’italia va sfasciata .

  12. Johnny88 says:

    Benigni è uno che ha vinto un Oscar scippandolo a Edward Norton in quella che è probabilmente l’edizione più contestata della storia dell’Academy (Shakespeare in Love miglior film al posto di Salvate il soldato Ryan; Gwyneth Paltrow miglior attrice al posto di Cate Blanchett; Judi Dench premiata come non protagonista per un ruolo della durata di otto minuti…)

    Dopodiché il pubblico estero si risvegliò dall’incantesimo e Benigni al di fuori dello Stivale è tornato a essere il signor nessuno di prima ricevendo per i suoi ultimi “capolavori” critiche feroci e incassi da prefisso telefonico. Solo noi italiani continuiamo a venerarlo in maniera insensata.

  13. gigi ragagnin says:

    il talento è spesso disgiunto dall’intelligenza, come anche Celentano dimostra.

  14. mr1981 says:

    Direi di non rimarcare troppo la tiritera del termine “nazione”, perché voi stessi prendete la Svizzera come esempio, che non è una nazione nel senso di una comune appartenenza etnica, linguistica e religiosa. Il forte senso di appartenenza alla Confederazione Elvetica si fonda sul percorso storico comune, sulla condivisione dei miti nazionali e dei fondamenti istituzionali (federalismo, democrazia diretta, neutralità), sulla geografia (Alpi) e in parte sull’orgoglio di rappresentare un caso particolare in Europa.
    Dunque per la nazione Italia può bastare l’elemento geografia, trattandosi di una penisola ben delineata…

    • fabio ghidotti says:

      delineata da cosa? Eventualmente dagli Appennini, non certo dalle Alpi…
      Che valore etico ha un gruppo umano che accetta di essere delimitato da un (presunto) confine fisico?
      Lo sa mr1981 che con la teoria del “delimitata” l’Italia di Salandra si è annessa con una guerra feroce una terra tedesca, alla faccia dell’unità del “popolo italiano”?

      • Giovanni S. says:

        Una “guerra feroce” scatenata da quale Stato ? È con quali obiettivi ? Visto che Lei ama tanto la ” terra tedesca”, ripassi la storia delle guerre che hanno visto i tedeschi protagonisti. Dalla Bauernkrieg del XVI secolo, ai massacri di innocenti cittadini belgi (1914-18), agli orrori della Unternehmen Barbarossa. Per non parlare dell’olocausto ebraico. Ah l’auto denigrazione dei provinciali ! Siamo sempre alle solite : Franza,Spagna o Alamagna..l’importante e’ che se magna ..o che si conciona. Per fortuna che ci avviamo verso l’unità europea. Così ci libereremo dagli stupidi nazionalismi dei “popoli eletti” e degli onirici primati celtico-padani.

        • liugi says:

          Quindi l’Impero Austro-Ungarico e la Germania erano la stessa cosa? Oh santo cielo…
          Trovo imbarazzante dialogare con interlocutori così superficiali.

          • Giovanni S. says:

            I fanciulli che devono affrontare l’esame di LICENZA MEDIA INFERIORE sanno a memoria che: 1-l’Impero asburgico, alla vigilia della prima guerra mondiale, era guidato da un Kaiser di lingua tedesca e da una classe dirigente prevalentemente di etnia e lingua tedesca ; 2-che il comandante supremo delle forze armate era Conrad von Hoetzendorff, di lingua ed etnia tedesca. Sanno inoltre che , dopo l’attentato di Sarajevo ed il successivo ultimatum austriaco, il 28 luglio 1914 l’impero austriaco dichiara guerra SOLTANTO alla Serbia. Sanno anche che il 1 agosto 1914 la GERMANIA dichiara guerra alla Russia ; e il 3 agosto alla Francia. Scatenando di fatto la prima guerra mondiale. Scrive lo storico inglese J.P.Taylor : “Francesco Giuseppe ..era tedesco…la sua grossa mediocrità faceva di lui il rappresentante perfetto della Biederkeit tedesca, che Schnitzler definiva come un misto di stupidità e furberia..(J.P.Taylor – La monarchia asburgica “Oscar Mondadori 1987, pag.229). Lo stesso revisionista F.Fejto’ (ha letto i suoi libri ?) cita la storica Von Tindemann che, dopo aver tracciato un ritratto caricaturale dell’altro Kaiser guerrafondaio (Guglielmo II), sottolinea la responsabilità tedesca nello scoppio della guerra. Questa studiosa (vincitrice del prestigioso premio Pulitzer) cita, in particolare, due importanti militari germanici che, alcuni anni prima della guerra, redigevano programmi e piani bellici. Il generale F.Bernhardi (“bisogna annientare la Francia una volta e per tutte”) ed il conte Von Schlieffen, teorico dell’immediata invasione del neutrale e pacifico Belgio. Poi proditoriamente realizzata. (F.Fejto’-Requiem per un impero defunto- Mondadori 1990- per il Giornale-pag 17-18).Pertanto, se non gli unici, ma i principali responsabili della “feroce guerra” furono I SOLITI TEDESCHI, sia in versione berlinese che in quella viennese. Signor Liugi, lasci perdere la Storia e continui, da celtico esterofilo, a raccontarsi le fiabe di Gemonio sulla mitica padania.

            • liugi says:

              Si chieda invece come e quando l’italia entrò nella I guerra mondiale, come la condusse e come trattò le popolazioni sottomesse. Oppure non se lo chieda e rimanga a contemplare le rovine dell’impero romano.

              • Giovanni S. says:

                Quando l’Austria inviò l’ultimatum alla Serbia, il capo del governo italiano era A.Salandra. “Salandra aveva ..diversi altri argomenti contro gli Austriaci, in quanto la Triplice Alleanza stabiliva per un caso del genere (ultimatum e,poi, guerra alla Serbia) in primo luogo l’obbligo di informare preventivamente la Potenza alleata, ed in secondo quello di offrire compensi in cambio di qualsiasi alterazione dell’equilibrio esistente nei Balcani. L’AUSTRIA MANCO’ AD ENTRAMBI QUESTI OBBLIGHI QUANDO INVIO’ IL SUO ULTIMATUM ALLA SERBIA, del quale l’Italia non seppe nulla fin dopo ch’era stato consegnato”(Denis M. Smith-Storia d’Italia, 2° vol. -Laterza 1967,pag. 399-400). Come condusse la guerra l’Italia ? Nel 1918 “..l’Austria-Ungheria,confortata dalla capitolazione della Russia e della Romania, era in grado di schierare contro l’Italia il grosso delle 53 divisioni del suo esercito..Il 24 ottobre il nemico [l’Italia] sferrò l’attacco a lungo atteso..lungo il Piave nei pressi di Vittorio Veneto. 51 divisioni italiane, una cecoslovacca e tre francesi si scagliarono contro le linee austro-ungariche.Per due giorni le unità di prima linea austro-ungarica si difesero con tenacia sbalorditiva; poi l’esercito cominciò a dissolversi….per quanto l’esercito continuasse a resistere agli Italiani…dopo gli ammutinamenti del Piave..le diserzioni in massa si fecero frequenti..il 29 ottobre Arz inviò un cablogramma ad Hindenburg, informandolo che più della metà delle divisioni austro-ungariche in Italia si rifiutava di combattere..e CHE L’ESERCITO ERA FINITO”(Gunther E.Rothenberg – L’esercito di Francesco Giuseppe- Libreria Editrice Goriziana, 2004, pag. 407,413,414).Le popolazioni sottomesse furono trattate con severità. Ed era comprensibile la reazione italiana, dopo quasi due secoli di oppressione austriaca sulla penisola. Ma non furono organizzati campi di deportazione o di annientamento. Come vede le ho risposto , citando affermazioni di storici non italiani, per evitare accuse di nazionalismo.Patologia mentale che detesto, inclusa la ridicola variante localistica. E, quanto all’Impero Romano “si può dire che Roma nacque con una missione, l’assolse, e con essa finì. Questa missione fu di raccogliere le civiltà che l’avevano preceduta…di fonderle e di diffonderle in tutta l’Europa.. Mai città al mondo ebbe una simile , meravigliosa avventura”(I.Montanelli-Storia di Roma- Rizzoli 1977, pag. 562,563). Signor liugi, studi la Storia e smetta di credere alle favole raccontate dal “medico di Gemonio”.

    • Rodolfo Piva says:

      Solo un piccolo commento. Dal punto di vista geografico credo che le regioni del nord siano continentali e che la penisola inizi, grosso modo, all’altezza della Linea Gotica. La differenza tra la Svizzera e l’Italia è che le comunità/popolazioni/nazioni che hanno dato vita alla prima hanno deciso liberamente di stare insieme, nello stato italiano no. Se ciò le sembra poca cosa……
      Molti sia nell’italia preunitaria e poi nell’italia unita, sino a tempi recenti, hanno proposto di trasformare lo stato in stato federale (vedi Prof. Miglio) che avrebbe portato ad un un notevole salto di qualità. Nulla è accaduto a causa di una massa di polticanti incapaci e di parassiti che affonderanno la loro tanta amata italia unita.

    • Sandi Stark says:

      Mai dimenticare la definizione tecnica di nazione, “un insieme di individui che condividono:

      – stessa lingua
      – stessa storia
      – stessi usi e consuetudini culturali, comportamentali, alimentari eccetera
      – talvolta possono condividere una stessa religione
      – sono cosienti di tali vincoli.

      Pertanto in Italia esiste una nazionalità per ogni lingua riconosciuta dallo Stato (13) e dovrebbero esistere tante nazionalità quante quelle riconosciute dall’UNESCO e quante aspirano ad esserlo.

      “Nazione” sinonimo di Paese è tecnicamente corretto solo negli Stati mononazionali; si contano sulle dita di una mano.

      “Nazione” sinonimo di Paese non è corretto quando usato come sostantivo, più tollerabile quando si usa come aggettivo “la squadra nazionale”.

      Chi mistifica uno Stato multinazionale come l’Italia, con il termine “Nazione” è appunto un’ignorante se incosciente, oppure un mistificatore se cosciente del valore semantico del termine.

      Non è una dissertazione intellettuale: togliete loro questo imbroglio e gli avrete spuntanto un po’ le armi. Giorno dopo giorno, le loro armi per tenere insieme la baracca saranno sempre più spuntate, e forse i nostri figli o i nostri nipoti, un giorno o l’altro saranno finalmente liberi dagli oppressori.

  15. Andrea tricolore says:

    Mi fate pena voi dell’Indipendenza… Onore a Benigni… Orgoglio italiano nel mondo! W l’Italia unita!

    • fabio ghidotti says:

      orgoglio di cosa? Facciamo l’elenco dei crimini commessi dall'”Italiaunita”?
      L’orgoglio ognuno può provarlo per ciò che vuole, senza farne obbligo ad altri.
      Sopratutto senza rivendicare false primogeniture, come invece ha più volte fatto Benigni ieri sera.

    • Rodolfo Piva says:

      Per fare questo sfoggio di sapere le sarà venuta sicuramente un’ernia ipotalamica

    • lory says:

      ma che onore, fai ridere .dati all’ippica !!!!!!!!!!!!

    • Andrea Degli Esselini says:

      Beh, Signor Tricolore, uno può anche essere per l’Italia unita ma per via dell’orgoglio lasciamo perdere, il rinascimento è avvenuto prima dell’Italia,due guerre mondiali e la mafia sono contemporanee all’ italia. Io non mi sento tanto orgoglioso, anzi proprio per niente.

    • liugi says:

      Un guitto che palpava le palle a Baudo oggi viene osannato come vate assoluto. Uno che per ritirare gli oscar ha fatto una sceneggiata da pagliaccio (come del resto è il suo lavoro) che viene considerato ambasciatore dell’orgoglio italiano.
      Praticamente la cultura italiana è rappresentata da un clown e la politica italiana da un altro buffone. In pratica l’Italia è un immenso circo a cielo aperto. Il bello è che agli italiani va bene così: sono un popolo di buffoni.

      Io sono una persona seria, quindi, se potessi, rinuncerei volentieri alla cittadinanza.

    • Luporobico says:

      Questo qua mi sembra una vecchia conoscenza di you tube…..un fascista rosso che scrive dall’appennino ligure,uno simile a benigni.
      Ottimo articolo…

    • Antonino Trunfio says:

      rispetto per il tuo orgoglio. Che ne dici se cominci a pagartelo da solo ?

  16. Giacomo says:

    Io provo una fortissima antipatia per benigni, che da sempre considero un guitto di regime a servizio permanente del pensiero unico in cui sono cresciuto negli anni 70.

    Però c’è un però. Se vogliamo che questa testata sia rispettata e diventi un punto di riferimento sempre più ampio non possiamo permetterci di sottoporre per pubblicazione storture linguistiche del tipo “con sventolio di tricolore in sostituzione della bandiera rossa che lui, simpatizzante del PCI, in anni non lontani era uso apprezzarne lo sventolio.”. Aiutiamo i nostri due stoici redattori a pubblicare articoli levigati quanto basta sul piano linguistico. Non hanno il tempo materiale di farci da correttori di bozze.

    • Veritas says:

      La stessa antipatia che provo io, Giacomo.
      Infatti, io non ho voluto vedere la su esibizione e ho visto un bel film.
      A me è piaciuto solo ai tempi in cui lavorava con Arbore, e sono tanti anni fa…
      Siccome poi, ho grandissimo rispetto ed ammirazone per Dante Alighieri, non ho approvato l’uso che ne ha fatto Benigni.

  17. Nereo Villa says:

    Un artista che si mette a servizio della burocrazia è una contraddizione in termini. Se uno è un artista resti tale. Se è un artista nel pensiero e quindi capace di osservare non solo la sua arte ma anche una costituzione come quella italiana, osservi allora che l’articolo 1 parla di sovranità ma nei limiti della costituzione, vale a dire limiti che poi nell’articolo 11 si palesano in nome della pace e della giustizia, che di fatto… non esistono, dato che siamo in guerra e la chiamiamo campagna di pace. E gli altri contenuti? Come fa una repubblica a basarsi sul lavoro se il lavoro lo fanno sempre di più le macchine? Benigni, Shel Shapiro, e tutta la compagnia bella degli artisti di Stato, andate a nascondervi! O ravvedetevi. Siate artisti fino in fondo, non secondo la costituzione… Che vergogna!

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