LO SPETTACOLO DI BENIGNI CHE ELOGIA LA CULTURA ITALIANA

di LORENZO DIAMANTE

Stupendo monologo di Roberto Benigni sulla cultura italiana, sul rinascimento, sull’arte e sulla musica e sui quei grandi personaggi italiani che hanno fatto grande l’Italia e che hanno segnato la storia.

Un monologo per risvegliare lo spirito italiano e far comprendere che l’Italia è un paese di cui dovremmo andare fieri.

Anche a chi legge l’INDIPENDENZA.

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10 Comments

  1. liugi says:

    Dunque secondo Benigni dovrei essere contento di vivere in un paese ricco d’arte e cultura dove i lavoratori non arrivano alla fine del mese, la disoccupazione dilaga, gestire un’azienda è un supplizio ed aprirne una nuova è un suicidio, la burocrazia è più opprimente di quella sovietica, il sistema amministrativo fa ridere, la scandalosa “élite” politica è tra le più corrotte e meglio pagate d’Europa, una intera parte del paese si basa sul parassitismo statale e grava su enti pubblici perennemente sull’orlo della bancarotta, la pressione fiscale sempre più alta con servizi sempre più scadenti… tenuto poi conto che il 99% della cosiddetta “cultura italiana” è stato prodotto ben prima della espansione savoiarda. Questo ci prende in giro e qualcuno lo applaude pure con convinzione? C’è da perdere ogni speranza di vivere in una nazione normale.

  2. andrea says:

    da Veneto dico: italiani tenetevi tutta la cultura e l’ arte la storia etc etc a me interessa avere un futuro per me per mio figlio e le prossime generazioni.Veneto stato e fanculo all’ Italia.
    P.S.
    tra l’ altro in quanto a storia e arte etc. in veneto non stiamo messi per nulla male…

  3. Marco says:

    La saga degli interventi a pagamento pro-Italia di Roberto Benigni si è definitivamente compiuta con la recente partecipazione del comico toscano allo show di Fiorello: lì, in prima serata su Rai 1, è stato patriotticamente ricoperto di denaro per allettare i contribuenti con una versione extra-lusso di un suo cavallo di battaglia: l’inno del corpo sciolto.

  4. Pao says:

    Benigni continua a fare i suoi concioni da mercenario del politically correct, niente di nuovo sotto il sole…però che nausea…non se ne può più. Lo hanno capito anche i sassi che sono discorsi di regime…fatti per abbassare il Q.I. della gente. W l’Indipendenza! W la Libertà.

  5. sciadurel says:

    i meglio della cultura cosidetta “itagliana” è stato dato durante il periodo degli STATI PREUNITARI… dopo il 1861 solo emigrazione, “nenie”, fame, guerre, dittature varie e una cultura di basso livello che tante volte non fa breccia nemmeno oltre la linea Gotica

    il resto è noia

  6. Mauro Cella says:

    Leone Tolstoy dopo l’Unità d’Italia aveva scritto una bellissima frase.
    “L’Italia ha rinunciato alla sua supremazia intellettuale per divenire una potenza di second’ordine. Ha rinunciato all’arte, alla cultura ed alla ricchezza intellettuale della Firenze dei Medici e di Venezia per divenire un regno di media importanza ed ora è fiera di questa sua mediocrità”

    E’ inutile che quell’ipocrita di Benigni (che prima contesta Berlusconi per arruffianarsi la gente e poi va dalla Medusa, creatura del Cavaliere, per farsi dare i soldi per fare i film) continui a leggere Dante in televisione. Come ha fatto notare Tolstoy (perdonate la xenofilia ma ritengo che sia superiore a Benigni) viviamo intellettualmente sui fasti di un passato sempre più remoto e ci contentiamo di essere un paese che oramai fatica ad essere anche una potenza di second’ordine.

    Basta guardare i titoli dei giornali di questi giorni: il padrone americano fa i complimenti al bravo cagnolino e ci crogioliamo in questi complimenti. Siamo così insicuri di quello che facciamo che abbiamo bisogno delle parole altrui per rincuorarci? O forse siamo consapevoli che abbiamo fatto un pessimo affare barattando il genio dei vari Michelangelo, Cielo d’Alcamo, Volta e Galileo per la mediocrità dei Savoia e dei loro epigoni repubblicani?

  7. Il nazionalismo e il patriottismo: l’ultimo rifugio dei farabutti. L’italia è stata fatta (imposta) nel 1861; nulla a che vedere con quello che dice quel contafrottole di Benigni. (Si salva solo l’accenno all’individuo).

  8. Eruanten says:

    Del delirio di Benigni salvo poco. Per carità mi sento italiano, ma prima son veneto.

  9. paolo bernardini says:

    La cultura italiana, tutta pre- 1861, non lo stato unitario che ha presto il nome di Italia. C’e’ una bella differenza. Wake up, before it’s 2 l8!

  10. Domenico says:

    si scopron le tombe, si svegliano i morti… Siamo rimasti agli inni risorgimentali che ci hanno imposto di cantare alle elementari? Ma qui non c’è neanche da risvegliare un cadavere: non si può far risorgere quello che non è mai esistito!

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