BELSITO, IL CASSIERE LEGHISTA TAROCCATORE

di REDAZIONE

Ma come diavolo li scelgono, i tesorieri dei partiti? Le cose emerse via via intorno al leghista Francesco Belsito, dal diploma taroccato a Napoli alle lauree fantasma, dal giro di assegni «strani» all’investimento in Tanzania, ripropongono dopo lo scandalo del margheritino Luigi Lusi e la rissa sul «patrimonio sparito» di An, una domanda fastidiosa: che fine fanno i rimborsi elettorali?

«Nessuno può permettersi di sindacare dove e come la Lega impiega i suoi soldi», ha detto al Corriere del Veneto il senatore Piergiorgio Stiffoni, che con Roberto Castelli affianca, in seconda fila, Belsito. Una tesi indigesta non solo a tanti leghisti che hanno tempestato di proteste Radio Padania e i siti simpatizzanti ma anche a Roberto Maroni ed esponenti di spicco come Bepi Covre, che sul «Mattino di Padova» ha risposto che no, non sono soldi della Lega, ma dei cittadini italiani. Anche di quelli che leghisti non sono e devono pagare l’obolo dei rimborsi elettorali per una legge che ha aggirato la solenne bocciatura del finanziamento decisa nel referendum.

Soldi che dovrebbero essere spesi in modo limpido ma spesso (solo il Pd fa fare una certificazione esterna) non lo sono. Tanto che Bersani e Casini, nel pieno delle polemiche sui soldi «evaporati» della Margherita, si impegnarono a presentare subito una legge per obbligare i partiti a rendere trasparenti bilanci e patrimoni. Di più, basta soldi ai partiti già morti: quelli già destinati devono tornare allo Stato. Cioè ai cittadini. Gli unici «proprietari», appunto, di quei denari.

E lì si torna: come vengono scelti, i tesorieri? Ne abbiamo visti di ogni colore, negli anni. Dai tesorieri «perbene» come Severino Citaristi che finì per la Dc in 74 filoni d’inchiesta senza che alcuno osasse immaginare che si fosse messo in tasca un soldo («Se tornassi indietro, non rifarei nulla di ciò che ho fatto», avrebbe poi confidato a Stefano Lorenzetto) fino appunto a Luigi Lusi, che sui denari della Margherita ha detto: «Mi servivano, li ho presi». Per non dire degli «uomini della cassa», come Alessandro Duce, Romano Baccarini o Nicodemo Oliviero sotto il cui naso sparì l’immenso patrimonio immobiliare democristiano, finito attraverso il faccendiere Angiolino Zandomeneghi a società fantasma con sede in una baracca diroccata della campagna istriana e intestate a un croato che scaricava cassette a Trieste.

La stessa Lega Nord, sulla carta, avrebbe dovuto essere stata ammonita dall’esperienza col precedente tesoriere, Maurizio Balocchi, che oltre a finire in prima pagina per l’incredibile «scambio di coppie» con il collega Edouard Ballaman (ognuno assunse la compagna dell’altro per aggirare i divieti contro il familismo) fu tra i protagonisti dell’«affaire Credieuronord». La «banca della Lega» salvata dalla catastrofe grazie al faccendiere Gianpiero Fiorani dopo avere sperperato il capitale in pochi prestiti «senza preventiva individuazione di fonti e tempi di rimborso» (parole di Bankitalia) come quello alla società (fallita) «Bingo.net» che aveva tra i soci Enrico Cavaliere (già presidente leghista del consiglio del Veneto) e appunto il tesoriere Balocchi, sottosegretario e addirittura membro (da non credersi…) del cda della banca.

Bene, pochi anni dopo quel pasticcio, digerito malissimo da tanti leghisti (a partire da quanti avevano messo tutti i loro risparmi nella banca collassata) chi si ritrova il Carroccio come tesoriere? A leggere la micidiale inchiesta in tre puntate di Matteo Indice e Giovanni Mari pubblicata dal Secolo XIX di Genova, città di Belsito, c’è da restare basiti.

Vi si racconta di «assegni spariti o falsificati. Fallimenti a catena e amicizie pericolose. Un «tesoro» ottenuto da un (ex) amico ammanicato alla peggiore Prima Repubblica, che oggi lo accusa di averlo ridotto sul lastrico. E una serie di acrobazie finanziarie sul filo di due inchieste archiviate per un pelo che ne raccontano un passato finora ignoto, in cui parrebbe aver messo da parte non si sa come almeno due miliardi delle vecchie lire».

Una carriera spettacolare e spregiudicata, sbocciata nella promozione ad amministratore dei rimborsi elettorali del Carroccio (oltre 22 milioni di euro nel solo 2010), nella sbalorditiva collocazione nel cda di Fincantieri e nell’ascesa a sottosegretario di Calderoli nell’ultimo governo Berlusconi. Il tutto partendo dal ruolo di autista dell’ex ministro Alfredo Biondi.

Le accuse del quotidiano genovese, che alle minacce di querela ha risposto dicendo d’avere i documenti e facendo spallucce, sono pesanti. C’è di tutto. Una condanna per guida senza patente. Il coinvolgimento in vecchie inchieste dalle quali uscì peraltro senza danni. Il fallimento «della Cost Service, impresa dall’oscura mission, a sua volta intermediaria di un altro gruppo fallito di cui sempre Belsito faceva parte: la Cost Liguria, specializzata (si fa per dire) in operazioni immobiliari». Per non dire dell’abitudine di parcheggiare la lussuosa Porsche Cayenne nei parcheggi dei poliziotti o del contorno di personaggi dai profili oscuri.

Non ci vogliamo neppure entrare. Sui reati, eventuali, deciderà la magistratura. Roberto Calderoli spiega d’avere avuto assicurazione che è tutto a posto anche se «un’operazione come quella in Tanzania era da matti, che non si doveva fare»? Buon per lui. Roberto Maroni, che da tempo si lamenta (giustamente) perché il consiglio federale non approva né il bilancio preventivo né quello consultivo ma delega tutto alla sovranità di Bossi, non è d’accordo. E non fa mistero di considerare la situazione «a dir poco imbarazzante».

Ma certo, nel resto dell’Europa, dove un ministro tedesco si dimette per avere copiato la tesi, la sola storia delle lauree vantate farebbe saltare, al di là dei soldi in Tanzania o a Cipro, qualunque tesoriere che maneggia pubblico denaro. Sostiene dunque Belsito di avere una laurea in Scienze della comunicazione presa a Malta e una (lo scrisse perfino nel sito del governo quando era sottosegretario) in Scienze politiche guadagnata a Londra. L’unica cosa certa, scrive il Secolo XIX , è che l’Università di Genova non solo gli annullò ogni percorso accademico ma, sentendo puzza di bruciato, smistò il diploma alla magistratura.

Risultato? Stando al fascicolo, il «titolo» di «perito» preso nel ’93 all’Istituto privato napoletano «Pianma Fejevi», a Frattamaggiore, sarebbe taroccato. Rapporto della Finanza: «Il nome di Belsito non risulta nell’elenco esaminandi». Di più: «La firma del preside non corrisponde». E se vogliamo possiamo aggiungere un dettaglio: la scuola non esiste più dopo esser stata travolta da un’inchiesta con 160 imputati su una montagna di diplomi venduti. Lui, il tesoriere, marcato dai cronisti, sbuffò: «Ancora la storia della mia laurea? Ho altro cui pensare, chiedetemi di cose serie». Provi a dare una risposta così in un Paese serio…

di Gian Antonio Stella

FONTE ORIGINALE: http://www.corriere.it/politica/12_febbraio_26/lega-cassiere-taroccatore-diploma-stella_f309c70a-6048-11e1-aa87-12427cb0d5f0.shtml

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17 Comments

  1. firra says:

    Cari padani (una volta vi chiamavano polentoni) siete uno spasso, siete la barzelletta più bella del mondo. Potrei scrivervi in dialetto ma scrivo in italiano, visto che anche noi lo impariamo a scuola (voi in effetti fate più fatica). Il vostro Bossi (un nostro idolo, meglio di Pepè le Mokò) vi ha portati sulla giusta strada, siete il nostro spasso. Per esempio prendere uno con il diploma taroccato a Napoli è davvero una invenzione geniale. Noi non vi odiamo, siete brontoloni ma ve lo si infila che è un piacere, e poi con tutta la vostra prosopopea del lavoro…Fate, fate, tanto noi poi vi veniam dietro…E non alzate così tanto la voce, che avete tutto da imparare da noi. E vedo che molti leghisti lo hanno capito (nella nostra bella Sicilia si fanno affari d’oro e ci sono dei cannoli buonissimi) a partire dal vostro Maroni e dai suoi barbari sognanti e non. Saluti.

  2. velma says:

    Si è appena scoperto che Belsito ha taroccato anche una componente del Cda Rai, tale Bianchi Clerici. Si tratta infatti di una sorta di Avatar che non agisce per conto proprio. Il telecomando del soggetto è finito in mano a tale Casarin e questi dunque si sarebbe autonominato leghista e direttore. Anche Lorenza Lei sarebbe un taroccamento di tale Adriano Galliani…

    • velma says:

      No scusate di una assunta da Galliani…cazz. non mi viene il nome…è una roba recente…una merdionale …Ma ragazzi, sempre : morte al tiranno Cavalier cipria!

  3. artemio says:

    Caro Marchi ma perchè dovete riprendere un articolo del Corriere e fargli pubblicità quando siete stati i primi a sollevare il caso Belsito? Si tratta di un autogol! Caspita fatevi un poco di promozione!!!! Non regalate nulla al giornale della grande borghesia milanese…

    • gianluca says:

      Quella sezione si chiama “rassegne stampa” perché dà spazio a articoli di altre testate, online e cartacee che siano. L’articolo di Stella ci sembrava pregevole, anche se arriva dopo quelli di altri. E per la cronaca il primo giornale a sollevare la questione Belsito Tanzania non siamo stati noi, ma il Secolo XIX di Genova.
      dir

  4. jimmy says:

    Bravi, bravi, applausi, attaccate il povero Belsito. E intanto i barbari sognanti fanno affari d’oro a Catania e dintorni…..! aprite gli occhi! E non dite che non sapevate poi!

  5. elveciorecio says:

    El me fa tenereza con quei ocieti spersi e timorosi,con quea boca picioa e a salvadanaio, coe recie tumide e pelosette da orco buono…xe un cilion corugato e triste ma anca alegro, peloseto come un orseto, beo, bravo, timido ma anco spavaldo…podarie ser el fiol del Calderolo…

  6. bifidue says:

    Per comprendere appieno il reale significato della sitazione e con ciò detto anche il significante, ab astracto si prega vivamente di leggere, in articulo mortis, il ficcante pezzo firmato Stefania Piazzo sulla odierna edizione de La Padania: Dedicato al biologico molecolar problema dell’anticoprto al falso problema destra-sinistra. Pezzo memorabile quanto a sintesi e vera cornucopia di idee rilassanti-stimolanti nel novero dell’acquartieramento similitudinale arcaioc. Che cazz. così si scrive…Ma questi hanno preso la laurea in giornalismo alla Radio bella Elettra o alla Wisconsin casciaball university di Michiester?

  7. becio says:

    Belsito? Pulito! Lo disse il Calderò, Salvini confirmò! E allora tutti allegri, Belisto e anche Polledri.

  8. werner says:

    Chissa come vomita il povero Maroni….e come si cagano gli altri…Uno spettacolo mondiale!

  9. barbara says:

    Ma questi pezzi di…di uomini e donne della Lega che hanno dato lezioni di morale a tutti, questi co…compagni leghisti che hanno insultato mezzo mondo e sventolato cappi e lanciato crociate contro gli imbrogli e i raccomandati e le spese folli di denaro pubblico…questi….ma nessuno gli fa fare il giro del mondo a calci nel culo??????????????? Oggi uno dovrebbe vergognarsi se gli dicono leghista!!!

  10. Angelino says:

    Scusi ma Balocchi era molto benvoluto e amico di Salvini, della Faverio e anche di Castelli, che io mi ricordi quando ero ancora nella Lega! Mica si gettano i nomi così a vanvera! Se poi hanno fatto quella cosa delle compagne vabbè quante se ne fanno…

  11. baio says:

    Facile caro Stella prendere in giro una con una faccia così, una faccia da bonaccione, da uomo ingenuotto come un Bertoldo! Se la prenda piuttosto con un Graziano Delrio, vero federalista leghista o con il grandissimo Catiglione di Catania che è gente con i cosiddetti e volti duri come dei Clint Eastwod locali.,.Quella è il vero fedweralismo moderno altro che la Lega!!!!!!

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