Belsito: l’operazione Tanzania doveva finanziare la nuova Lega di Bossi

di REDAZIONE

E’ un Francesco Belsito  spaventatissimo, o almeno così lascia intendere, quello che il 14 marzo si siede di fronte a Giuseppe Lombardo, pm della Procura di Reggio Calabria, che da un anno sta cercando di capire cosa passasse dai conti dell’ex tesoriere della Lega Nord arrestato poi il 24 aprile a seguito di un altro filone di indagine dei pm di Milano. Belsito parla di tutto a partire dal fondo in un conto in una banca della Tanzania che sarebbe servito a Umberto Bossi per affrontare l’eventuale scissione della Lega Nord e finanziare la campagna elettorale ma, come spiega a Lombardo, la paura è tanta: “… perché mi sono arrivate anche minacce del tipo… attraversi la strada e ti mettiamo sotto con la macchina. Cosa faccio io… ho tre bambini.

Inizia così l’articolo pubblicato oggi sulla prima pagina del Sole 24 Ore in cui ci si addentra nei verbali di Belsito prima dell’arresto. E così l’ex tesoriere parla dell’operazione Tanzania , un fondo che sarebbe passato attraverso  i conti di un altro arrestato, Stefano Bonnet, ma mai andato in porto. Quando il pm accenna  alla fronda interna al partito, Belsito risponde infatti cosi: “… la preoccupazione di Bossi era quella… se rompiamo dobbiamo essere in grado di fare campagna elettorale”. E del resto anche in questo interrogatorio Belsito conferma  che lui non muoveva foglia  senza che il capo sapesse.

L’ex cassiere leghista, parlando di Romolo Gilardelli e Stefano Lombardelli, arrestati durante il blitz della Gdf di Milano, e da lui considerati i “pupari” dell’operazione per screditare e spaccare la Lega, ipotizza che alle loro spalle fossero manovrati da Roberto Maroni: “Qualcuno dietro di loro, di più forte… perché le voci genovesi han detto… gli hanno promesso… e loro dicono nelle intercettazioni! ‘Ci riempirà il nano di lavoro!?. Il Nano, Maroni. Io così ho letto… tanto è vero che lui si vantava…”. Insomma, il gioco di Belsito appare quello di dire e non dire, ma di fare intendere…

Belsito conferma anche che la Lega finanziava regolarmente l’Mpa dell’ex Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo: racconta infatti di un patto elettorale Nord-Sud che però a un certo punto viene a cadere e con esso sarebbe caduto anche l’obbligo del ristorno di fondi, anche se l’Mpa continuava a battere cassa. Ad occuparsi della vicenda, sempre secondo il racconto belsitiano, è Roberto Calderoli che in un primo momento decide di sospendere i finanziamenti. Poi invece l’allora coordinatore delle segreterie nazionali del Carroccio ci ripensa e Belsito riprende a pagare.

 

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6 Comments

  1. Miki says:

    Belsito un farabutto “zona grigissima”. Non mi importa nulla se anche dice qualcosa a discolpa di Umberto Bossi(di che poi?). Torni pure a fare il chairman di finmeccanica che non ne sentiremo la mancanza

  2. Veritas says:

    Ma di Belsito basta esaminare attentamente la faccia, che su di lui la dice lunga…
    Senz’altro sono d’accordo che i giornalisti di regime si attacchino ad ogni minimo particolare trasformandolo a loro piacimento, ma la faccia di Bellsito non ispira certo fidducia e la mia opinione è che qualcuno lo abbia intrufolato nella Lega per danneggiarla. Stop.

  3. dubitaresempre says:

    I giornalisti fanno parte della casta e raccontano balle.

    Basterebbe conoscere Renzo per sapere che è veramente laureato alla Bocconi e si meritava il posto in Regione..

    Che il gruppo consigliare della Lega ha a cuore i soldi dei lombardi e se i rimborsi spese non sono chiari una ragione ci deve essere..

    e che quella là , quella dei diamanti, quella nera di capelli, quella di san pietro vernotico è una Padana doc..

  4. Gian says:

    Basterebbe prendersi la briga di leggere i documenti con cui i giudici chiedono l’arresto di Belsito per sapere che i soldi sul conto di Bonnet dovevano andare in Argentina per essere investiti nell’operazione Area 60.

    Basterebbe aver letto le medesime pagine per capire che la filiale di Cipro della banca della Tanzania ha respinto il bonifico disposto da Belsito perchè la somma superava il massimo consentito dal suo mandato. Se veramente Bossi voleva mettere da parte dei soldi per fare campagna elettorale, dato che allora era ancora il segretario federale gli sarebbe bastato avallare il bonifico e il gioco era fatto. Poi perchè avrebbe dovuto preoccuparsi di ciò, dato che gli scandali non erano ancora scoppiati e la notte delle scope doveva ancora arrivare e nessuno immaginava che avrebbe dovuto dimettersi?

    A me questa sembra un’altra stronzata stile la barca del figlio di Bossi, un polverone fatto sul nulla, giusto per screditare.

  5. elio says:

    ho ragione quando affermo che i giornalisti fanno parte della casta a pieno titolo

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