Belluno: gli islamici chiedono l’integrazione, ma sono i primi a discriminare

di PAOLO IL DOLOMITICO

Non vorrei assolutamente apparire polemico nei confronti di chi reclama il diritto all’integrazione (avendo già ricevuto il dono dell’ospitalità), ma reputo di dover sottolineare la necessità di fare chiarezza circa certe richieste opinabili e di ribadire i princìpi della reciprocità e della democrazia.  I musulmani reclamano l’integrazione. Per la precisione, come esistono i popoli arabi, non esiste una razza musulmana. La richiesta di integrazione e la ritrosia nei confronti di questa non riguardano quindi un fatto razziale. Tale invocazione penso riguardi pertanto esclusivamente la sfera sociale e quella religiosa.  Conseguentemente, sono da rigettare le accuse di razzismo nei confronti di chi esprime la propria contrarietà a certi atteggiamenti e consuetudini  etiche molto diverse da quelle occidentali che sono, queste ultime, il frutto di una profonda maturazione culturale non ideologica. Ritenendomi pertanto libero di esprimere democraticamente la mia opinione, voglio invitare chi legge ad osservare da che pulpito giunga la richiesta di integrazione che noi dovremmo assecondare.

La foto pubblicata dal quotidiano che riporta la richiesta dei musulmani di Belluno, ci mostra la veduta di una assemblea religiosa. E già qui la cosa dovrebbe farci porre una certa attenzione: nelle chiese (moschee) dei musulmani si fa chiaramente politica antioccidentale, infondendo pericolosamente astio e risentimento nei fedeli nei confronti di una presunta antidemocraticità del popolo che li ospita. La cosa che però dovrebbe portarci a far luce su una certa istanza di integrazione è proprio la mancanza di volontà di integrazione da parte di chi la avanza. Integrazione vuol dire infatti anche condivisione dei valori sociali, culturali e religiosi, prima ancora di quelli etici e normativi, ma sempre ed assolutamente nel rispetto del principio di reciprocità. Prima di stracciarci le vesti per difendere il diritto all’integrazione (che comprende pari dignità e trattamento) di certe società nella nostra, siamo sicuri di voler essere noi integrati con chi, pur dopo decenni di convivenza con gli italiani, dimostra di non voler essere lui integrato con noi. La vicenda del crocefisso nelle aule scolastiche ne è uno degli esempi.  Di più: come si può chiedere l’integrazione e, contemporaneamente, non accettare alcuni principi fondamentali (forse non compiuti, ma comunque non secondari, né marginali) del nostro impianto sociale, quali l’eguaglianza e le pari opportunità tra i sessi?  I musulmani chiedono l’ integrazione con i “cani infedeli” ma, da islamici quali sono, non hanno nemmeno la capacità di concedere la stessa integrazione alle proprie donne (esseri inferiori).  Impongono loro costrizioni di vario genere e negano alle medesime persino l’accesso alle funzioni religiose (si osservi come, nella foto in questione, non vi sia neppure una donna…e non è un’eccezione, bensì la regola) quando non negano ad esse addirittura l’istruzione scolastica(!). In una convivenza tra popoli si devono accettare le regole che portano gli umani a diversificarsi dal mondo animale, ove vige invece la regola del più forte. Nella società umana il più forte deve tendere la mano al più debole, ma mi sembra che, alcuni aspetti culturali e religiosi, facciano fare invece la voce grossa a chi oggi è numericamente più debole, dimostrando la ferma intenzione di sostituirci persino nel governo delle nostre azioni.  A casa nostra dovremmo quindi accettare le loro regole, pur sapendo che a casa loro, qualora noi intendessimo esercitare le nostre, saremmo forse messi anche in prigione. Ripeto: la mia  è un’opinione. Il tempo dirà se avrò avuto torto o ragione nel dubitare che la richiesta dei musulmani sia tesa effettivamente all’affermazione di una corretta convivenza. Io sarò sempre disponibile ad offrire integrazione  a chi sarà, però, disposto ad accettarne ogni risvolto, senza vincoli ideologici o religiosi .

Quando sentirò i musulmani che vivono nelle nostre terre, ripudiare e condannare fermamente gli eccessi dell’islamismo, l’emarginazione, i distinguo sessuali anche nella morale, nell’etica e nella religione, l’uso della violenza e di una  giustizia “fai da te” e li vedrò accettare le leggi, le consuetudini e le tradizioni del Paese ospitante, quando vedrò che loro stessi denunceranno e consegneranno alle autorità i presunti terroristi islamici, allora sarò disposto ad una maggiore apertura, ma sino a quando le loro moschee serviranno ad offrire rifugio e protezione ad ideologie perverse, io sarò sempre contrario ad una compiuta integrazione. Sarò, per altro verso, sempre lieto di aprire le porte e ritenere integrabile ed integrato chi invece dimostri  la volontà di sentirsi parte integrante del sistema sociale che lo accoglie.

 

 

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11 Comments

  1. Maloenton says:

    Avete capito finalmente chi saranno i futuri padroni del Padanistan ?

  2. luigi bandiera says:

    Se vogliono l’integrazione devono accettare tutto il nostro mondo: religione, lingua, usi e costumi. Anche il MANGIARE.

    Secondo me non chiedono l’integrazione ma di essere liberi di fare quello che vogliono.

    Qua non e’ terra di conquista… STOP.

    Salam

  3. Silvia says:

    Siccome gli islamici, a parte distruggere le chiese cristiane e massacrare i fedeli, perché devono rompere i, scusate, coglioni per costruire i loro luoghi di culto? I fedeli buddisti o scintoisti non rompono le scatole a nessuno. Si stava tanto bene qualche decennio fa senza questi rompiballe del cazzo…eh, scusate, ma adesso mi hanno proprio rotto…

  4. Mr. Pazuzu says:

    Io non capisco perché se si permette agli islamici di professare la loro …ahem… religione, non si può permettere ai satanisti di professare liberamente il loro culto.

    Almeno i satanisti ci hanno dato l’Hard rock e Marilyn Manson, che comunque “fanno colore”…

    I musulmani cosa ci hanno dato? L’amputazione dei genitali femminili con una lama arrugginita?! Chilometriche code agli aeroporti dopo l’undici settembre?

  5. Gianfranco says:

    La filosofia cristiana di “porgere l’altra guancia” non l’ho mai condivisa. Purtroppo il nostro difetto maggiore, quello di essere caritatevoli, ha chiare radici nella nostra cultura cattolica e questo, loro (gli islamici) lo sanno e lo sfruttano a loro favore senza nessun problema di coscienza. La Fallaci del resto queste cose le ha scritte e urlate in tutti i modi. Leggete i suoi ultimi libri, ve ne rederete conto quanto siano profetici.

    • Pedante says:

      Sì, ma questo lo sanno pure i politici e non solo la gente comune, quindi la domanda resta perché i politici insistono ad accogliere questi popoli che non saranno mai assimilati, rischiando così l’ira degli elettori?

      I musulmani in politica non comandono.

  6. elio says:

    l’islam vive su tre stadi esistenziali:

    la tregua: quando l’islam si trova in una posizione sociale di inferiorità.

    la guerra: quando essa intravede la possibilità di avere la forza di imporsi e sottomettere una comunità

    la pace: che sarà raggiunta solo quando tutta l’umanità sarà sottomessa all’islam, cioè a dio.

    non lo dico io ma lo dice l’islam

  7. Tito Livio says:

    Ma lo vogliamo capire che per gran parte degli islamici integrazione= sharia?

  8. pierino says:

    Amen !

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