Belluno, 800 milioni su 2 miliardi di tasse finiscono a Roma. Italia fuori dal Veneto e dalle Dolomiti

alpi valle

di MASSIMO VIDORI – Rapporto montagne Italia 2016: il Centro Studi Bellunese offre l’ennesima opportunità non colta dalla comunità. Poco da dire: il Centro studi  lavora benone! Stavolta all’hotel Carpenada di Belluno, con accesso libero, si presentava il risultato di un esaustivo lavoro della fondazione Montagne Italia su come si viva in montagna. La platea solo di pochi amministratori e qualche addetto ai lavori. Ed era un giorno di pioggia. Chissà? Forse la concomitanza con l’imperdibile mercato settimanale del capoluogo! Molto interessante l’analisi che dovrebbe essere messa a disposizione sul sito del CSB.

Resta impressa tra le slide geografiche l’autostrada simbolica che dalla pianura sfonda il Trentino Alto Adige- Sud Tirol in termini di competitività, opportunità di business, permanenza dei giovani nel territorio, internet: i vicini di casa primeggiano in tutto ed azzerano il dislivello con la pianura Padana e le metropoli.

Noi dolomitici, invece, siamo come in Calabria, Abruzzo, Molise. Forse peggio del meridione in termini di sviluppo di accoglienza e turismo!

Ho apprezzato il senatore Piccoli che analizzando il “caso agordino” notava come in questa comunità vi siano delle ottime attrattive turistiche, una consolidata realtà industriale, una viabilità accettabile, così come l’offerta formativa. Eppure la gente scappa. Perché? Non si trova il modo di far sentire proprio il territorio alla gente, è la risposta. Ed allora? Serve un nuovo modello di vita in montagna.

Il dr. Lo Bianco della Fondazione Montagne Italia suggeriva di sorpassare il modello eroico “di quello che resta contro tutto e tutti” per un modello “smart” fatto di scelta, dove la stessa sia agevolata dalle opportunità che devono essere competitive con quelle della pianura. Dalla banda larga web passa molto di questo modello. Ed ancora la proposta di un turismo ed un mercato globale che si basi sull’esperienziale: bisogna saper vendere la qualità di vita che abbiamo qui.

E quindi? Davvero tutto passa per una nuova collocazione di marketing e consapevolezza per i residenti e per gli acquirenti? Davvero una pressione fiscale al 70% per le PMI non incide? Davvero devolvere all’Italia 800 milioni di euro ogni anno dei 2 miliardi di tasse che paghiamo (solo per la nostra provincia) non incide? Davvero essere incu…neati tra due regioni a statuto speciale sempre più forti con l’Austria a nord non incide? La sindrome di Stoccolma in salsa italica dei relatori si è palesata in tutto la sua drammaticità.

Siamo sempre noi a dover fare di più. Sempre meglio. Siamo sempre noi a non saper cogliere le opportunità. Siamo noi che non sappiamo far turismo ed abbiamo bisogno del consulente romano che ci conosce perché “se fa certe scarpinate d’estate per raggiungè li nostri rifuggi… che nun te lo dico!”. Sostenuto in questa panzana da chi ci rappresenta nelle istituzioni statali e locali.

L’alternativa prevista dalle leggi internazionali di auto-determinarci come popolo non si considera. Alzare la testa  per scrutare l’orizzonte delle opportunità legali e pacifiche resta esercizio utopico, per ora. Anche per questo voglio l’Italia fuori dal Veneto e dalle Dolomiti quanto prima!

 

Massimo Vidori

1° Consigliere Nazionale Indipendenza Veneta

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3 Commenti

  1. luigi bandiera says:

    BASTA ITALIA…!!!

    ITALIA BASTA….!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Fil de fer says:

    Solo chi è ideologicamente perverso non può o non vuole capire queste cose.
    Io ho frequentato per 27 anni l’Alto Adige si per lavoro che per vacanze e posso affermare senza ombra di dubbio che loro non hanno di queste problematiche.
    Infatti la provincia di Bolzano gestisce circa il 90% del proprio gettito fiscale e quando ogni anno mi reco da loro vedo con i miei occhi quante nuove infrastrutture, case, ponti o rinforzi degli argini e via dicendo sono stati fatti. Le strade sono sempre perfette. Quando nevica gli spazzaneve di fanno trovare le strade sgombre dalla neve, si fanno mutuo per la casa a condizioni assolutamente favorevoli, ci sono aiuti con finanziamenti a fondo perduto per gli agricoltore, specie quando rinnovano i fienili o ne devono fare degli altri, i tassi sono per noi poveri italioti ” assurdi” se non irrisori. Ogni paese con unc erto numero di abitanti ha la sua piscina, ( e che piscine !!!) campi da tennis, piste ciclabili e pedonali, stabili adibiti agli scalatori con apposite pareti attrezzate,…….mi fermo……..
    Quindi capisco benissimo Massimo Vidori e gli i chiedo: come mai Roma non capisce ?
    Come mai Roma invece di fare una spending review nei ministeri che sono solo costi e niente risorse taglia ai comuni il necessario delle risorse ?
    Chi fa turismo, agricoltura e molto altro non viene considerato. E’ una cosa talmente illogica che mi viene da pensare che ormai roma è con l’acqua alla gola e quando dico roma dico italia.
    Allora l’acqua alla gola è meglio farla venire ai comuni e loro sindaci. Che si arrangino. Che se la vedano loro con i cittadini……..troppo comodo dico io.
    Ma, i sindaci hanno un grande potere se vogliono, ma non lo usano.
    Sono i cittadini stessi. Se io sindaco non ho soldi sufficienti per tenere un comune come si deve lo devo dire ai miei cittadini e chiamarli a raccolta affinché le proteste siano dichiaratamente contro questa politica del menga o delle banane. A roma non hanno capito ancora che la festa è finita.
    Il bel paese è alle corde e sta scivolando ancora più in basso Ci vuole poco a capirlo.
    Ma i sordi, i ciechi ed i muti abbondano qui in italia ed è per questo che dico a Vidori che si deve rassegnare all’andazzo salvo protestare non solo all’ANCI ma con i cittadini in piazza o davanti alle camere.
    WSM

  3. michelelfre says:

    Viva le regole ampezzane …… ma se i giovani vogliono sopravvivere devono andarsene nelle lande cementificate della pianura .
    Perché i loro coetanei trentini sono sui pendii con piccole macchine agricole di ulima generazione?
    Eppure la terra è la stessa …..forse ai giovani veneti fa paura l’indipendenza?

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