Belgio alle urne, i Fiamminghi tornano ad invocare l’indipendenza

di REDAZIONE

Il Belgio si gioca di nuovo il suo destino alle elezioni legislative di domenica che inevitabilmente implicano il rischio di una nuova crisi politica paragonabile, se non peggiore, a quella che aveva investito il regno nel 2010-2011 quando l’incolmabile fossato che divide – a tutto oggi ancora più profondamente – fiamminghi e valloni, fece temere una spaccatura del Paese.

Accreditato dai sondaggi per una nuova vittoria, con più del 30% dei voti nelle Fiandre, il partito indipendentista “Nuova alleanza fiamminga (N-VA)” ha portato avanti una campagna per una politica neo-liberale. Il suo esponente di spicco, il sindaco di Anversa, Bart De Wever, per sedurre l’elettorato fiammingo si è prefisso come principale obiettivo la sconfitta della più grande formazione francofona, il Partito socialista del Primo ministro uscente Elio Di Rupo.

Da parte sua, Di Rupo, che guida dal dicembre 2011 una coalizione di sei partiti (socialisti, liberali e cristiano-democratici, sia fiamminghi che francofoni), ha attaccato il programma “anti-sociale” della N-VA, che costituisce “una ricetta per l’instabilità sociale, manifestazioni scioperi”. Elio Di Rupo, se riconfermato, promette una politica che associ rigore di bilancio, sviluppo economico e protezione sociale. Oltre a queste forti divergenze sui rispettivi programmi economici, le due grandi forze politiche delle Fiandre e della Vallonia sono su posizioni diametralmente opposte per quanto riguarda il futuro del Paese.

L’N-Va auspica la trasformazione del Belgio in uno Stato “confederale” dove le due principali regioni del Paese disporrebbero praticamente di tutte le competenze, lasciando allo Stato federale solo la Difesa la politica estera. La formazione di un governo federale rischia pertanto di essere di nuovo particolarmente difficile. Quattro anni fa, al termine del precedente scrutinio, gia vinto dalla N-VA, gli eccezionali tempi lunghi dei negoziati – 541 giorni – fecero temere al mondo e ai partner europei la scissione del Paese in due.

Il ritorno di un tale scenario dipenderà dai risultati dei gruppi nazionalisti allo scrutinio per il rinnovo del parlamento regionale fiammingo, che si svolgerà sempre domenica insieme alle europee che sono state completamente messe in ombra. Se liberali, socialisti e cristiano-democratici fiamminghi riesciranno a raccogliere in tre il 50% dei seggi al parlamento fiammingo, potrebbero decidere di formare un governo regionale senza la N-VA. Questi stessi partiti potrebbero allora accordarsi in maniera relativamente facile per formare una coalizione federale con dei partiti francofoni che si saranno sbarazzati così della patata bollente Bart De Wever (foto).

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6 Comments

  1. carla 40 says:

    E chissà che non siano stati proprio i “buffoni verdi” dei quali ho fatto parte anch’io, a impedire che minareti coprissero i nostri campanili già da tempo. Certo che con teste come la tua il pericolo è sempre in agguato, e per il momento solo i “buffoni verdi” sembrano volerlo contrastare. Vedremo…

  2. carla 40 says:

    Aurè, i minareti no, per ora… ma di moschee ce ne sono parecchie mimetizzate sotto altre diciture o nascoste negli scantinati, in attesa che gli ineffabili buonisti par tuo permettano di vederle uscire alla luce del sole. In quanto agli “immigrati” che se ne stanno andando li vedi solo tu, io mi guardo attorno e vedo che ne sono arrivati molti di più (toh, mi è scappata pure la rima…).

  3. Davide Quadri says:

    L’N-VA secondo alcuni Fiamminghi temporeggia troppo e sopratutto non prende posizione su un’emergenza come l’Islamizzazione del Belgio, ormai drammatica. Nelle Fiandre solo Vlaams Belang!

    • Auré says:

      l’islamizzazione la vedete solo voi nelle vostre teste…io in padania di minareti come millantavano i buffoni verdi 10 anni fa, non ne ho ancora visti….e anzi, buona parte degli immigrati se ne sta andando..

  4. fabrizioc says:

    E semplicemente le fiandre se ne andrebbero..

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