Beggiato versus Romano su Veneto e Serenissima, per non dimenticare come l’Italia crede alla libertà

Ed ecco il botta e risposta citato da Gilberto Oneto tra Ettore Beggiato e Sergio Romano.

(http://www.lindipendenzanuova.com/venetismo-senza-padanismo-destinato-alla-sconfitta/)

Lo riproponiamo qui integralmente, per non dimenticare….

Le date vanno ritarate rispetto all’evento, che si consumò il 25 maggio 2013.

di REDAZIONE

Pubblichiamo, di seguito, il “botta e risposta” fra Ettore Beggiato e Sergio Romano, apparse nella rubrica “La lettera del giorno” su “Il Corriere della Sera” di oggi.

Nella sua risposta a una lettera pubblicata sul Corriere del 13 maggio, lei ricorda giustamente che la Scozia e la Catalogna sono nazioni storiche, mentre la Padania no: giustissimo. Io credo che nazione storica d’Europa si possa tranquillamente definire il Veneto, popolo che si identifica nella Serenissima Repubblica Veneta che ha avuto ben 1.100 di indipendenza, e che ha ancor oggi ha una propria lingua, una propria identità, un proprio modello economico. O no? (Ettore Beggiato)

LA RISPOSTA DI SERGIO ROMANO:

Caro Beggiato, il Veneto è certamente una regione storica, ma credo che nella sua identificazione con la Serenissima vi sia una forzatura leghista. Padova, Verona, Vicenza, Treviso, Udine hanno le loro storie, alquanto diverse da quella di Venezia e della sua Repubblica. Sono state assorbite dal loro grande e fortunato vicino in tempi diversi, ma la classe dirigente della Repubblica è stata per molti secoli prevalentemente veneziana e la elezione di un doge friulano coincide, guarda caso, con l’agonia dello Stato. Nella storia della Repubblica i veneti di terraferma hanno avuto un ruolo importante, ma sono in ultima analisi soltanto una delle quattro principali nazionalità da cui la Repubblica era composta. Venezia partecipò attivamente alle vicende italiane e cercò di estendere la sua influenza nella penisola, ma fu soprattutto un piccolo impero multinazionale e multiconfessionale dell’Adriatico e dell’Egeo.

Mentre quasi tutte le città italiane erano papali o ghibelline e comunque legate, in maggiore o minore misura, alla storia dell’Impero d’Occidente e del Sacro Romano Impero, Venezia fu una costola dell’Impero d’Oriente. La sua gente era cattolica, ma la sua maggiore basilica ricorda gli edifici religiosi di Costantinopoli molto più di quanto assomigli alle chiese del retroterra veneto e della penisola italiana. I veneti di terraferma furono certamente sudditi della Repubblica, ma non diversamente dai croati della Dalmazia, dagli albanesi dell’Adriatico meridionale e dai greci delle isole dell’Egeo. Negli ultimi giorni della sua esistenza non fu difesa dai veronesi, dai padovani e dai vicentini. Si batterono per la Repubblica i suoi schiavoni, molto più fedeli a San Marco di quanto fossero i suoi sudditi italiani. Qualche mese fa, durante un viaggio ad Atene, un amico greco mi ha detto: «Si parla molto dell’influenza che la Turchia ha avuto sui nostri costumi e sulle nostra mentalità, ma si dimentica che una parte della Grecia è stata per molto tempo veneziana ». Un’ultima osservazione, caro Beggiato. Quando fu conquistata dai francesi e, più tardi, ceduta da Napoleone all’Austria, Venezia era ormai da molto tempo l’ombra di se stessa. Possiamo essere orgogliosi del suo grande passato, ma non della sua morte.

 

 

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