Beggiato: A Napoleone l’albero della libertà? Ma la storia non ha insegnato nulla…

 

 

di ETTORE BEGGIATO

Caro Direttore,

leggo sul Giornale di Vicenza del 19 agosto l’articolo  su “L’albero della Libertà in onore di Napoleone” e rimango allibito: sembrerebbe, infatti, che l’occupazione francese fosse stata una vicenda all’acqua di rose, con i vicentini festanti nel piantare l’albero della libertà (il minuscolo è voluto) in ossequio al “liberté, egalité, fraternité”.

Non è così, per il mio modesto punto di vista.

Innanzitutto i francesi trovarono nelle popolazioni della Serenissima una resistenza notevole, a partire dalla vallate bergamasche e bresciane (in particolare a Salò, nella Valle Sabbia e nella Val Trompia) intere comunità nel nome di San  Marco scesero in piazza provocando una pesantissima repressione; per non parlare delle Pasque Veronesi dove l’intera città combatté casa per casa contro i francesi; e anche nella nostra provincia ci furono combattimenti  importanti soprattutto nell’Altopiano dei  Sette Comuni, ma anche in tante altre località; dappertutto la soldataglia francese si distinse  per la ferocia, come successe a Mussolente dove sterminarono cinque poveri contadini colpevoli solo di aver tentato di difendere le loro povere cose.

Per non parlare della sistematica, vergognosa rapina di tutto quello che poteva aver un po’ di valore… Qualche anno fa dei benemeriti cittadini  di Vicenza hanno  fatto ricostruire  la famosa riproduzione della città in argento “Il Gioiello” … Sa da chi fu distrutto l’originale ? Ma dalla soldataglia napoleonica, naturalmente! E vogliamo parlare delle razzie e delle rapine, ancor oggi difficilmente quantificabili, compiute nel “Monte di Pietà” della nostra città ?

E ancora, basta andare al Louvre o a Brera di Milano per rendersi conto della indecente razzia di opere d’arte di straordinario valore portata avanti sistematicamente, soprattutto a Venezia,   da quei maledetti di francesi.

Altro che “liberté, egalité, faternité” …

E migliaia e migliaia di giovani veneti sono morti arruolati nelle armate napoleoniche mandate a combattere in giro per l’Europa per inseguire gli sventurati disegni del folle francese, che impose, tra l’altro, la naja obbligatoria di quattro anni… quanti sono stati i veneti morti nella disfatta della Beresina nella campagna di Russia del 1812 ?

E oltre a tutto questo Napoleone portò un aumento vertiginoso delle tasse, a partire da quella famigerata sul macinato; il prof. Gullino, autorevole docente di storia moderna all’Università di Padova, calcolò che l’aumento delle tasse, rispetto agli anni della Repubblica Veneta,  fu del 780 % (settecentottanta percento) !

Altro che “liberté, egalité, fraternité” …

 

(lettera Pubblicata sul  Giornale di Vicenza del 30 agosto 2019)

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